Lucidatura a cera

Fonte: Crovara Pescia Federico studioso e ricercatore presso Istituto Nazionale Superiore per il Restauro del Mobile – Genova

Tutti i segreti e le ricette di come si prepara e si applica la cera


Premessa

Già nell’epoca medioevale la lucidatura per mezzo della “cera” risultava essere una valida alternativa alla lucidatura con l’olio e a quella più recente cosiddetta a gommalacca. Sempre la cera si differenzia dalle vernici naturali e anche da quelle a resina sintetica (in uso dal 1886) poiché anziché galleggiare come le precedenti sopra il legno è invece capace di penetrarlo conferendo elasticità e idrorepellenza così durante gli sbalzi termici diminuiscono i movimenti di contrazione ed espansione che causerebbero altrimenti spaccature nel tempo. Tale sostanza inoltre rimane in superficie sotto forma di un sottile strato avente un grado basso di lucidità cosiddetto “opaco” molto apprezzato nei mobili massello ( massicci ) e scolpiti che invece non si presta per i mobili ricoperti come ad esempio quelli lastronati o i più recenti impiallacciati compresi infine anche gli intarsiati (a mosaico) che richiedono una forte brillantezza quindi l’uso della gommalacca. Le cere essendo delicate non resistono al caldo e alla pioggia quindi per i mobili da esterni non si impiegano vanno bene soltanto sul mobilio da interni dove hanno comunque una certa durata poiché periodicamente occorrono successive applicazioni nel tempo; talvolta le abrasioni, l’umidità, il vapore consumano lo strato ceroso molliccio in superficie che verrà poi rinnovato un po’ come avviene sulle scarpe.

Metodi antichi di applicazione

Fin dall’epoca della civiltà greca e romana per proteggere e far risaltare la fibra si utilizzava la cera d’api ( di origine animale non disponendo ne di cere vegetali o sintetiche ) da solida veniva sfregata sul legno imbrattandolo poi con un panetto di sughero si frizionavano energicamente le superfici per appianarla uniformemente e lucidarla; altri la rendevano col calore fusa e la colavano direttamente sul legno direttamente poi con delle barrette preriscaldate come fossero spatole

la rendevano uniforme altri ancora invece con un simile metodo la colavano sottoforma di molteplici gocce lasciate poi solidificare in modo che successivamente con un ferro da stiro rovente venivano rifuse unite tra di loro creando un unico strato finale uniforme.

Metodi successivi di preparazione

In tempi successivi imprecisati si ottenne una crema liquida di cera più comoda rispetto il blocco solido da dover scaldare precedentemente spiegato; per fare ciò andarono a fondere una parte  (volume) di cera d’api calda e poi aggiunsero un minimo di sei parti di olio paglierino (siccativo) ovvero di lino crudo o anche cotto  ( di più rapida essiccazione ) portati entrambi a temperatura ( 63° – 66° punto di fusione per la cera ) venivano lasciati poi raffreddare rimescolando fino a ottenere una amalgama che a temperatura ambiente comodamente si poteva spalmare come le creme. Tale preparato contenendo purtroppo l’olio tardava a seccare e risultava molto opaco spento e poco solido  o resistente .


Metodo ad encausto

L’encausto era il procedimento specifico di ottenimento di un prodotto che tuttora si effettua nella produzione delle cere moderne ; consiste all’inizio nel disciogliere la cera d’api a bagnomaria (indirettamente) poiché il calore elevato diretto cambierebbe il colore l’elasticità la capacità di adesione e il  volume di tale sostanza degradandola quindi , una volta raggiunti un minimo di 63° o un massimo di 66° ( a seconda dei casi ) la cera fonde , attenti a non andare oltre poi ci si allontana dalla fonte di calore e si aggiunge ad un volume di questa due volumi di un solvente specifico l’essenza di trementina ( detta acquaragia vegetale o delle belle arti ottenute distillando le resine di pino ) con grande attenzione considerata l’alta infiammabilità di tale idrocarburo ( in alternativa come solventi andrebbero bene quelli moderni come acquaragia minerale, benzina, trielina, etc. che sono più economici non tradizionali e purtroppo altamente tossici ) . Una valida alternativa moderna a tali solventi può essere il cosiddetto limonene ( ottenuto dalla distillazione delle bucce degli agrumi ) reputato il meno tossico tra tali prodotti e che inoltre possiede un profumo gradevolissimo e che ancora in pochi conoscono per cui mantiene attualmente un prezzo piuttosto elevato.

LE CERE ADDITIVE

Vi sono cere oltre che animali come quella d’api anche di tipo sintetico ( come la paraffina ) o di origine vegetale ( come la carnauba ) ad ognuno di questi gruppi ne appartengono diverse altre ancora meno utilizzate o reperibili e altre classificazioni le suddividono non solo in base alla loro origine ma anche invece in rapporto alla loro durezza ( suddivise in cere molli, cere medie e cere dure ) valutandole attraverso il loro punto di fusione che si traduce se questo è alto ad una corrispondente durezza , resistenza , trasparenza , e brillantezza , quindi più questo è alto più la qualità di una cera è effettiva. Tutte queste cere possono essere un alternativa a quella d’api nella preparazione degli encausti oppure in aggiunta ad essa in piccole percentuali come semplici cere additive.

Cera carnauba

Tra queste la cera “carnauba” merita una breve spiegazione , era già in uso nel ‘500 e la si ottiene dalla palma della cera brasiliana detta coripha inoltre non è tossica ( è impiegata in campo alimentare per rifasciare le pastiglie ) fonde tra gli 86° da fresca e i 91° se è vecchia è molto brillante oltre che resistente da solida ( viene perfino applicata sulle pipe per lucidare alla fine della loro lavorazione ). Purtroppo non passa in soluzione da sola sciolta con l’aggiunta di solventi poiché poi da questi poi nel raffreddarsi si divide ; essa può essere utile quindi solo come additivo alla cera d’api per un massimo del 15% rispetto la stessa ( es: 85 grammi cera d’api 15 grammi carnauba fusa più 200 grammi essenza di trementina ) la crema ottenuta risulta solida resistente e lucida di gran pregio.

Le cere neutre e le tinte antiche e moderne degli encausti

Possedendo un colore naturale giallo la cera d’api ( per merito del miele contenuto nei favi poi fusi ) di conseguenza dopo essere stata passata in soluzione con solventi trasparenti mantiene tale aspetto cromatico giallognolo ; però se impiegata su legni  chiari o addirittura bianchi (come l’acero la betulla etc.) per non mutarli nei toni di colore la stessa già anticamente veniva sbiancata facendola bollire per ore in acqua salata oppure veniva fusa poi colata su un marmo bianco bagnato per ottenere una sottile sfoglia successivamente sbriciolata per essere esposta alcuni mesi alla luce diretta del sole dal potere schiarente, mentre attualmente viene sbiancata chimicamente con l’ausilio di acqua ossigenata o con cloro ottenendo le cere bianche che trovano impiego diffuso nelle lucidature dei marmi di Carrara.

Altre volte invece le cere si coloravano per dare un tono maggiore al legno un po’ come fossero tinte ma sicuramente meno aggressive e coprenti degli inchiostri naturali per legno o mordenti ( caffè mallo di noce terra di cassel in acqua ecc.) che altri preferivano al loro posto.

Bitume di Giudea

I coloranti per cere erano principalmente due e sono in uso ancora oggi; il primo è il bitume  di giudea ( impiegato già dagli egizi detto anche mummia e indispensabile per i pittori intenti a comporre colori ad olio ) è sotto forma di cristalli di colore naturale nero marrone , e lo si scioglie a freddo in trementina ( non in altri prodotti ) colorandola ( prima di aggiungerla alla cera fusa ) lo si trova anche già sciolto in pasta da aggiungere alla crema di cera precedentemente ottenuta;

Radice di alcanna in polvere

il secondo colorante è la radice di alcanna ( venduta in polvere ) in uso da più di cinque secoli che si presenta con un colore rosso violaceo anch’essa è solubile in trementina per poi esser filtrata al posto del bitume negli stessi modi di prima. Entrambi i prodotti sono poco tossici trasparentissimi e reversibili in caso di asportazione essi non abbassano la lucentezza delle cere.

terre naturali in polvere

Un alternativa a questi già in epoche passate consisteva nell’aggiungere possibilmente sia durante la preparazione che anche dopo le terre naturali in polvere ( giallo siena,rosso di siena bruciata,ombra marrone nocciola,ombra bruciata marrone scuro e nerofumo ) di facile e rapido utilizzo ma poco anzi non trasparenti in quanto opache alla luce e capaci di abbassare molto la trasparenza di una cera , oggigiorno si sostituiscono con gli ossidi ottenuti artificialmente che forniscono l’identico esito. Altri ancora nel produrre cere preconfezionate attualmente fanno uso di colori ad anilina ( colori sintetici cancerogeni irreversibili ottenuti dal 1860 ) trasparenti economici e di decine di diversi colori ( solubili in alcool ) compatibili anche con solventi come la trementina nella quale a freddo si sciolgono totalmente conferendo i vari colori alle successive cere .


Colori ad olio in tubetto

L‘ultima alternativa consiste nell’uso di colori ad olio in tubetto preconfezionati  aggiunti alla crema di cera durante o dopo la preparazione con facilità impastandoli ( come con le terre ) purtroppo ritardano l’essiccazione e indurimento della cera in crema ( merito dell’olio )

Applicazione e lucidature delle cere in crema

Direttamente sul legno vivo quindi pulito ( di un mobile antico dopo la sverniciatura o nuovo appena costruito ) si stende la crema di cera con un pennello sulle parti a vista poi a mani nude si massaggia tale crema apportando un lieve calore e movimento per favorire l’assorbimento nelle fibre infine con uno straccio di cotone ( non di lana poiché perderebbe i peli ) già sporco di altra cera ( cosi non ne assorbe troppa ) si effettuano delle passate con forza per livellare e uniformare ed eliminare l’eccedenza del prodotto in questione poi si lascia riposare per almeno un minimo di 36 ore in modo da lasciar evaporare i due terzi di solvente contenuti e ottenere come residuo solido rigido del prodotto pronto per essere lucidato.

La lucidatura si effettua abrasivando con lana o con stoffa di jeans ( tessitura di cotone zigrinata ) ; la prima si presta per cere sottili ( encaustico in rapporti 1 a 5 , e 1 a 4 ) e ben secche il secondo si impiega per lucidare le  cere dense ( encaustico in rapporti  1 a 1 , 1 a 2 , 1 a 3 ) quindi spesse o anche fresche ( prima di 36 ore ) . Il tutto si esegue con energia e velocità ( più veloce più diventa lucida ) ma mantenendo però fredda la cera ( quindi ci si sposta senza soffermarsi in un solo punto ) invece qualora il mobile fosse scolpito o anche tornito ( con zone incave ) ci si serve di una spazzola da scarpe ( setola nera di cinghiale).

Un ultimo interessante metodo capace di conferire uno straordinario effetto satinato con più corpo spessore è cosiddetto a “mezza cera” lo si ottiene stendendo la crema questa volta su di un legno precedentemente trattato con diversi strati di vernice a  gommalacca applicata a pennello fatti seccare per diversi giorni e resi opachi con abrasione tramite una paglietta fine ; tale fondo di vernice permette di risparmiare la cera ( non viene assorbita dal legno ) e anche il tempo di attesa ( poiché in un ora secca e si lucida ) non resta che augurare a tutti buon lavoro!

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