La pulitura e la lucidatura della ferramenta

Fonte: Federico Crovara – ricercatore esperto in tecniche di stuccatura del legno presso l’Istituto Nazionale Superiore per il Restauro del Mobile

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I motivi

Durante il restauro di un mobile, si curano molto le parti in legno che ritornano alle origini mentre invece le sue “ferramenta” ovvero le cosiddette parti metalliche talvolta rimangono come erano prima tutte scure e ossidate; é quindi opportuno aprire una parentesi inerente agli interventi specifici che le riguardano al fine di ripristinarle, rendendole prive dell’ ossido e perfettamente lucenti.


Quali sono le parti metalliche

Ogni modello di mobile, per possedere una funzionalità e anche per migliorare la propria estetica presenta zone e parti metalliche, queste risultano più diffuse in Francia rispetto che in Italia e talvolta esagerate al punto di appesantire in tutti i sensi il mobile.

In certi casi, tali parti possono essere indispensabili, come ad esempio le maniglie e le chiavi e anche le serrature come pure le cerniere utili al funzionamento degli sportelli nelle credenze o nelle porte degli armadi; vengono impiegate anche nei semipiani dei tavoli a libro oppure sui piani delle cassapanche. Sempre in metallo si presentano le rotelle utili a spostare i tavoli a bandelle, che sono presenti anche nei pianoforti e in alcune poltrone da salotto; in altri casi le parti metalliche hanno unicamente uno scopo estetico cosi come le bocchette nelle toppe delle chiavi oppure come le scarpette o sabot che avvolgono le gambe delle sedie e dei tavoli solo dove queste poggiano a terra. Infine alcuni mobiletti addirittura presentano ringhiere sui piani o angolari, cartigli e cornici frontali e laterali, pomi, pinnacoli e chi più ne ha più ne metta.

I materiali metallici e la pre pulitura

Le ferramenta descritte sono tendenzialmente in ferro oppure in bronzo  (che è una lega di rame e stagno) o in ottone  (che è un altra lega ottenuta con rame e zinco);

Bronzi dorati
Bronzi NON dorati

prima però di agire sulle zone ossidate con prodotti opportuni, poiché questi possano agire si deve sempre togliere lo strato di cera o di vernice di gommalacca come anche la presenza di olio e infine talvolta di vernici sintetiche che se distese sul legno purtroppo si accumulano anche sui metalli .

Ferramenta in ottone

Basterebbe cospargere le superfici con sverniciatore chimico e poi dopo qualche minuto asportare le vernici strofinando le superfici con paglietta extra fine (della dimensione 4 zeri simile a cotone); invece se la parte è in ferro la si può arroventare direttamente sul fuoco vivo sopra ad un fornello ,se fosse comunque in un qualsiasi metallo e vi fosse soltanto la cera basterebbe sciacquare con dell’essenza di trementina e se vi fosse, invece della gommalacca sarebbe utile l’alcool 99,9° oppure se si presentasse sopra dell’olio per asportarlo si dovrebbe impiegare il solvente nitro o l’acetone.

I prodotti naturali e quelli chimici utili a disossidare

Nel caso del ferro ricoperto di ruggine si prepara in una vaschetta del succo di limone mescolato a tanto sale grosso si mescolano poi si lascia il pezzo completamente immerso per diversi giorni fino a che la ruggine svanisce del tutto.

Limone disossidante

Alcuni in questo caso si servono in alternativa dell’ acido solforico puro detto anche olio di vetriolo (presente al 90% in prodotti per la casa come stura lavandini chiamati idraulici liquidi); infine è anche possibile adoperare una soluzione all’8% di cloruro stanoso (sale di stagno di acido cloridrico di forma solida e bianca) in acqua calda dove immergere il pezzo di ferro per 15 minuti dopodiché si spazzola per togliere la ruggine e infine si lava in ammoniaca per eliminare l’acido.

Nel caso dell’ottone per pulirlo in tempi passati lo sfregavano con mezzo limone intriso di sale un po’ come il ferro, oppure si immergeva il pezzo nell’aceto bollente misto a sale grosso; infine agisce ugualmente sull’ottone una miscela di farina di mais sale e aceto impiegati come un “impacco”.

Per pezzi in bronzo funziona molto bene una miscela in parti uguali di ammoniaca , acqua e limone oppure sale; l’ammoniaca pura sarebbe il massimo ma tende a lasciare la superficie troppo sbiancata, per gli stessi scopi è anche utilissimo l’uso di acido ossalico (sottoforma di cristalli) in soluzione con acqua al 5% minimo e oltre,dove immergere il pezzo.

Acetosella
Aceto

Questo acido si trova presente in piccola parte in una pianta chiamata “acetosella” se la si trova in erboristeria la si deve tritare fine per aumentare le superfici poi la si fa bollire per diversi minuti in aceto dove rilascia l’acido ossalico. In questo favoloso preparato si possono immergere sia il bronzo quanto l’ottone con risultati eccelsi ; questo  metodo è anche il migliore nei confronti del bronzo dorato. Nel ‘600 si perfeziona la tecnica di doratura a fiamma chiamata al mercurio oppure “ormolou” dove le parti in bronzo cosparse di una malgama di mercurio e oro zecchino venivano riposte poi in un forno grazie al calore si otteneva l’evaporazione del mercurio e queste rimanevano placcate d’oro ; ( pezzi del genere a differenza del bronzo vivo ossidano invece quasi per nulla ).

Nei ricettari antichi l’urina può sostituire l’ammoniaca nelle varie preparazioni precedentemente descritte cosi come anche la “lisciva” ottenuta semplicemente mescolando acqua e cenere lasciata poi decantare.

Lucidatura risciacquo e lucidatura

Gli oggetti in ferro richiedono una strofinatura dopo essere stati disossidati, con dell’ olio di lino oppure con del solvente nafta o del petrolio misti a della polvere di pomice o anche usata da intera; tale mistura si può spazzolare con setola vegetale di saggina che è in grado di entrare negli interstizi senza rigare (mentre invece le spazzole metalliche sono troppo aggressive).

Pomice di lipari abrasivo

Per il bronzo o anche per l’ottone in quanto più morbidi del ferro, si può solo all’inizio impiegare pomice in polvere oleata (ma non assolutamente intera come col ferro) oppure in alternativa sempre la polvere di pomice si impiega mista assieme ai prodotti disossidanti nei quali erano immersi il bronzo e l’ottone; poi si impiegano anche con una spazzola o con del cotone intriso con del tripolo (farina o fossile un abrasivo usato in oreficeria) più morbido e fine della precedente pomice poi ancora con del gesso di bologna e infine con del talco diminuendo cosi sempre di più la durezza e la dimensione dell’ abrasivo scelto la lucentezza superficiale aumenta, in quanto le righe formate superficialmente diminuiscono. Per terminare e ottenere una lucidatura cosiddetta “a specchio”  anticamente strofinavano il cuoio dalla parte ruvida che era in grado di consumare e quindi lucidare tantissimo oppure, al suo posto usavano anche le bucce dei kiwi o il tessuto di lana, che però sono un po’ meno efficienti rispetto il primo.

Cartevetro all’acqua
Cartevetro a secco

In epoca moderna gli abrasivi naturali in polvere vengono sostituiti con pagliette dette anche lane di acciaio comprese in misure da 1 a 4 zeri  che sono le più fini; oppure si impiegano anche le cosiddette (FOTO 9) cartevetro all’acqua costituite di carburo di silicio (nere in uso presso carrozzerie) che arrivano ad essere extra fini 500/1000/1500/2000 grani mentre in alternativa vanno bene le (FOTO 10) cartevetro a secco che sono costituite da ossido di alluminio , e arrivano a 300/400 grani di misura; queste in acqua si sciolgono, reggono però se immerse in olii o solventi durante il loro impiego.


Panetti di cera abrasiva
Pasta abrasiva

Infine al posto del cuoio attualmente si utilizzano la pasta dentifricia o anche la pasta abrasiva antigraffio ( per carrozzerie ) o ancora meglio panetti di cera abrasiva per metalli ( marrone grossa, blu media, bianca fine ) che devono essere cosparsi su un disco di stracci o di feltro o montone montati a loro volta su di una mola o un trapano ove roteano ad alta velocità (3000 giri al minuto); questi metodi forniscono superfici incredibilmente lucide.

Dopo però qualsiasi pulitura dell’ossido o dopo un abrasione o lucidatura finale si lava il pezzo metallico con sapone e si sciacqua tramite un getto di acqua calda compressa e poi subito dopo si immerge il pezzo in acetone o alcool 99.9° per eliminare l’umido. Il lavoro non è ancora del tutto terminato poiché per evitare in futuro la nuova formazione di ossido occorre creare un isolamento nei confronti  dell’ossigeno dell’aria e dall’umidità. Anticamente bastava l’olio di lino o del grasso o anche la cera che se pur idrorepellenti non sono totalmente impermeabili, alcuni si servivano di resina di sandracca sciolta in alcool per ottenere una vernice vegetale ottima trasparente e dura. Attualmente invece i prodotti pronti e garantiti sono altri, come le ben note vernici “zapon” o “lustrina” resistenti, brillanti e impermeabili oppure il famoso riconsolidante “paraloid” detto anche “acriloid b 72” venduto sottoforma di perle da sciogliere in acetone che al contempo diventa anche una economica ed efficace vernice protettiva per tutti i metalli, a questo punto non resta che passare alla pratica e ammirare gli esiti che consistono in luccicanti superfici.

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