Restauro della sedia Luigi Filippo

Fonte: Crovara Pescia Federico, insegnante dell’Istituto Nazionale Superiore per il Restauro del Mobile

Esaminiamo un intervento di restauro svolto dagli allievi dell’Istituto Nazionale Superiore per il Restauro del Mobile. Il restauro sia estetico che funzionale è stato operato su di una sedia di origine piemontese interamente in legno di noce biondo appartenente allo stile il “Luigi Filippo”.

Prima ancora di procedere agli interventi di ripristino abbiamo valutato la possibilità che vi potessero essere dei parassiti comuni tarli all’interno della fibra, ciò nonostante siamo convenuti che i numerosi fori presenti ed evidenti in ogni parte delle superfici erano soltanto un ricordo, poiché gli stessi furono generati da un attacco che i parassiti hanno operato in tempi lontani ancora quando la sedia era vecchia di pochi anni, appunto perché la freschezza della fibra legnosa che la costituiva era più umida giovane e preferita dai tarli rispetto l’attuale suo stato, che esclude la probabilità del ripetersi dell’infestazione. Una volta affrontato questo tema si è proceduto a sottoporre il pezzo ai veri e propri interventi o fasi di restauro che esso richiedeva nel caso specifico.

Pulitura

Le superfici risultavano molto scure evidentemente alterate rispetto la colorazione originale del legno;ciò è dovuto all’accumulo di sporcizia intesa come polveri, sostanze untuose, fuliggini ed inquinamento senza dimenticare una sovrapposizione anomala svolta negli anni di diversi e molteplici strati di finitura. Queste stratificazioni consistono in applicazioni di cere ed oli al fine di ravvivarne le superfici codeste cure domestiche hanno contribuito assieme alla sporcizia a creare la cosiddetta “patina”. Grazie all’ausilio di un solvente chiamato comunemente sverniciatore e di un abrasivo che consiste in lana d’acciaio detta anche “paglietta” abbiamo decapato le superfici disciogliendo e asportando gli strati in eccesso precedentemente descritti che alteravano l’espressione originaria e la leggibilità del manufatto.

Intervento di ebanisteria

Terminata la fase di pulitura, abbiamo valutato la solidità strutturale delle giunzioni incollate che collegano i vari pezzi costituenti. Da subito era  evidente che come si dice in gergo la sedia “muoveva”ciò è essenzialmente dovuto al cedimento della vecchia colla originale all’interno dei giunti; occorreva sostituirla con dell’altra nuova e resistente. Il primo procedimento è stato quello di smontare ogni singolo incastro, suddividendo i vari pezzi costituenti, dopo di che con l’ausilio di uno straccio imbevuto di acqua calda si è asportata la vecchia colla residua.

In seguito si sono riassemblati tra loro tutti i vari pezzi grazie all’applicazione di nuova colla che garantirà alla struttura una compattezza durevole negli anni a seguire permettendone un uso quotidiano, quindi una funzionalità rispettando uno dei fini prefissati prima degli interventi.

Da non dimenticare la ricostruzione della parte inferiore delle quattro gambe dette a “sciabola”che nel punto dove dovevano garantire un contatto col suolo risultavano essere più corte del dovuto a causa dello sbriciolamento della fibra in seguito ad un intenso lavorio dei tarli e del peso di chi utilizzava il pezzo.

Tale intervento fu svolto mediante l’applicazione di tasselli; essi consistono in zone di volume mancante che vengono ricostruite tramite  l’applicazione e quindi l’incollaggio di nuove parti in legno, naturalmente dello stesso che costituisce la zona da reintegrare che in seguito dovranno essere sagomati assumendo le stesse identiche forme delle parti mancanti originali.

Stuccatura

Una volta giunti al termine dell’intervento strutturale, occorre conferire alle superfici malamente alterate dai numerosissimi fori di uscita dei tarli  una continuità nascondendo gli inestetici segni, poiché al termine del restauro essi risulterebbero spiccatamente ancora più evidenti:

questa fase viene chiamata stuccatura e permette di otturare una grande quantità di incavi di piccola dimensione che si trovano in ogni parte delle superfici considerate a vista, cioè quelle zone che si vedono all’esterno di un mobile quando esso è collocato in un contesto di arredo per il quale è stato ideato, ciò significa che per quanto concerne la sedia in questione la zona sottostante e interna al piano della “seduta” o sedile non vedendosi non deve essere stuccato.

Tra gli stucchi adoperati per il nostro ambito scegliamo il più idoneo al caso che riguarda questa sedia facendo utilizzo del cosiddetto stucco a a gesso, che viene composto impastando del gesso di bologna assieme alle terre colorate naturali con una piccola aggiunta di colla al fine di legare l’impasto. L’applicazione viene effettuata con delle normalissime spatole dopo di che si lascia asciugare per 12 ore e in seguito l’eccedenza viene consumata utilizzando carta vero fine in maniera tale da portare lo stucco perfettamente a livello con la superficie circostante.

Lucidatura

Infine si passa alla fase di finitura che consiste nel lucidare il “pezzo” mediante una tecnica idonea, consona al tipo di “mobile”, al legno  in questione e all’epoca quindi lo stile di appartenenza.

Questi parametri ci inducono a scegliere la lucidatura a cera semplice poiché è consona al mobile a noi sottoposto rispetto le altre differenti lucidature. L’applicazione consiste in un prodotto composto da una soluzione costituita da una parte di cera d’api vergine e due parti di essenza di trementina miscelate “a caldo”, si ottiene una crema dal forte ma gradevole aroma che viene esalato appena spalmata sul legno ma che col tempo scompare. Passate 12 ore dall’applicazione con una spazzola di setola in cinghiale si strofinano le superfici mediante un azione energica, che avrà lo scopo di rendere lucida la cera grazie all’abrasione delle setole semi rigide.

A questo punto la sedia ritrova l’aspetto, la colorazione e la solidità di un tempo grazie ad interventi regolati  dalla “carta del restauro” che consiste in una serie di norme atte alla salvaguardia delle opere in generale con riferimenti ad interventi di restauro regolati secondo la reversibilità dei prodotti adoperati e la conservazione del manufatto.

Ormai dopo aver terminato l’applicazione dell’intero percorso delle fasi  costituenti il restauro, la sedia tornerà al rispettivo proprietario lasciando spazio ad un altro interessante mobile bisognoso di molti interventi all’interno dei laboratori dell’Istituto, così come avviene nelle migliori botteghe di vecchi artigiani.

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