Le antiche vernici da resine vegetali

In questo articolo vedremo quali sono le antiche vernici ottenute da resine vegetali che lentamente si imposero nelle finiture sostituendo l’olio e la cera.

Fonte: Federico Crovara Pescia Istituto Nazionale Superiore per il Restauro del Mobile

Fin dal Medioevo i mobili venivano verniciati, come oggi, al fine do proteggerli da parassiti, umidità sbalzi termici e per una resa estetica. Le zone a vista erano messe in risalto divenendo espressive e “leggibili”. Si usavano olio di lino e cera d’api, finiture queste opache e grossolane, ma a partire dal 1200 in Europa comparvero le vernici, sostanze innovative per l’immensa lucidità e brillantezza.

gommalacca grezza

Venne scelto un solvente a freddo, l‘alcool etilico o di vino a 95 gradi e vi si sciolse della resina di gommalacca conosciuta in India dal 1000 a. C.: si ottenne cosi la prima vernice che fu applicata a pennello. In natura tale resina viene secreta dalla femmina di un insetto di tre specie; coccus lacca, lacifer lacca, taccardia della famiglia delle coccidie al fine di ricoprire le uova; si raccoglie tagliando i rami, “lacca in bastoni“, si stacca lo strato che li ricopre, quindi viene fusa filtrata e laminata ottenendo lacca in scaglie o “schellac” come viene venduta oggi. Essa e l’unica di origine animale; la secrezione contiene una parte di cera che si separa per decantazione e non la rende del tutto impermeabile; garantisce però traspirazione elasticità al legno nei secoli, qualità non possedute dalle odierne resine sintetiche alla nitro.

Alcuni ebanisti noti, tra i quali Thomas Chippendale, pare che oltre a questa ne conoscessero fino a 25 tipi da utilizzare singolarmente o in vernici aggiunte alle gommalacca. Una di queste e la colofonia che deriva da Colofone città dell’Asia minore; è il residuo solido della distillazione di resina di pino chiamata anche pece greca, terebentina o trementina, di colore giallo poco brillante e scarsamente elastica.

Sandracca e copali
antiche resine naturali
sandracca
Benzoino e Dammar

Un’ altra di colore giallo come la precedente ma molto più pregiata solubile sia in alcool che in trementina è la sandracca dura e brillante, ricavata da piante del genere callistris impiegata a Genova e a Venezia nel periodo del barocchetto e rococò per ricoprire i mobili cosiddetti laccati; da non dimenticare poi le copali ovvero un gruppo di otto resine di colore variabile dal giallo chiaro al bruno rossiccio. Sono classificate e distinte per la loro differente durezza che prendono il nome dal luogo di origine; fra le dure sono da annoverarsi l’Angola rossa la Zanzibar, la Madagascar, fra quelle semi dure la Brasile la Congo, la Bengala, infine le tenere: Manilla e kauri.

benzoino

Un’altra più pregiata delle precedenti di colore giallo pallido prende il nome di benzoino o belzuno. Usata nei grandi mobili intarsiati fu chiamata anche incenso di giava poiché possiede un profumo dolce e spiccato. Anticamente veniva arsa nei riti sacri per gli stessi usi fatti per la mirra e l’incenso. Esiste poi la resina di dammar detta anche gomma thamar che cola per incisione da alcune piante della penisola malese delle Indie Orientali. Estremamente pregiata per verniciare i dipinti poiché non copre e non ingiallisce.

Sangue di drago e gommagutta
incenso

Menzioniamo poi una resina dal colore unico, un incenso rosso porpora, chiamata sangue di drago ricavata dai frutti del calamus draco willd una palma delle isole della Sonda delle Molucche (nome derivante da una leggenda medioevale dove si riteneva che nella lotta tra un drago e un elefante quest’ultimo avesse schiacciato con il suo peso l’animale mostruoso facendo uscire una secrezione che mescolatasi con il sangue sgorgato dalle ferite dell’elefante avrebbe generato il sangue di drago), fu usato per ottenere sigilli termoplastici per documenti in epoca remota detti impropriamente di “ceralacca“.

gommagutta

Annoveriamo ancora la gommagotta ricavata da alcune specie asiatiche del genere garcinia (famiglia delle guttifere) usata anche in farmacia come purgante o in pittura: o per comporre vernici per strumenti in liuteria.

Molti conosceranno l’ambra o succino o chiamata anche carabe beronice utile in oreficeria. Pochi sanno che questa resina fossile antica (60- 70 milioni di anni) non ossida mai ed è la più dura esistente. La si trova sotto terra sulle sponde del Baltico, ma anche negli Appennini e nei terreni vulcanici. Citiamo infine tra le resine l’aloe estratto da una pianta della specie omonima; ne esistono di colori diversi il più conosciuto e l’aloe del Capo color verde; sostanza facente parte di un antica ricetta chiamata mecca, un mix di vernici adoperato nel passato sull’argento per renderlo del colore dell’oro in una scelta di risparmio il cosiddetto argento “meccato“.

Mirra

Le formule sono molte; una tra le migliori menziona una mistura di aloe verde assieme a sandracca gialla con sangue di drago

rosso e gommagutta marroncina il risultato sara un giallo aranciato verdognolo trasparente in grado di trasformare l’aspetto dell’argento in oro! Sempre tra le resine ma meno importanti esiste il lentischio e l’acaroide. E’ importante sapere che il termine resina si riferisce ad una sostanza di origine vegetale solubile in alcool e olio bollente e insolubile invece in acqua; mentre la gomma e insolubile nelle sostanze precedenti salvo l’acqua mentre le gommoresine partecipano alle quanta di entrambe. La gommoresina Elemi ne è un esempio, deriva da piante della famiglia delle burserracee, si trova in Etiopia a Manila a Ceylan e in Brasile ed è di colore bianco verde, aromatica, molliccia, utilizzata per modificare la consistenza delle vernici per renderle elastiche.

resina

Sempre tra le gomme troviamo la gommadragante che si estrae da una pianta delle leguminose astragalus tragacantha; cresce in Grecia, Iran e Siria, si usa come legante per stabilizzare emulsioni; molto viscosa, e simile ad un gel sciolto in acqua. Infine esiste una gomma detta arabica o gomma di acacia di colore ambrato, solubile in acqua; la si estrae dalla pianta omonima, cresce presso le zone tropicali secche e sud tropicali, alcune varietà sono la verek, la tortilis eheren bergiand e quella Senegal considerata la migliore è utile per creare vernici all’acqua e come legante nei colori a tempera.

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