Canterano Settecentesco

Richiesta

Gent.ma dott.ssa Fini,
leggo con grande interesse le Sue consulente sul sito che trovo assolutamente esaustive, e dalle quali fra l’altro si traggono dei piccoli e grandi consigli.

Pongo alla Sua attenzione questo canterano acquistato circa un anno fa e vendutomi come mobile del 700. Le misure sono 140x60x108h è di legno di noce massello intagliato sui fianchi e intarsiato credo in acero sui cassetti e sui sostegni (fra l’altro abbastanza tarlati. Il piano è pezzo unico inserito attraverso due grosse code di rondine poste sui montanti posteriori.
I fianchi e i fondi dei cassetti sono semplicemente chiodati, così come lo schienale ed il fondo. Ho tolto le bocchette e le maniglie credo siano in bronzo. Le maniglie ritengo siano di gusto neoclassico,
Gradirei una Sua
opinione in merito, stante le opinioni discordanti di alcuni appassionati.
Ringraziandola con stima,
Pino.
 



Risposta

Egr. sig. Pino,
si tratta di uno splendido canterano della prima meta del 700, molto elegante e ben eseguito. I profili dei cassetti sono ebanizzati, i piedi molto slanciati ed ondulati, come anche la decorazione a scavo sui fianchi mi ricordano moltissimo i mobili provenzali. Tuttavia, il tipo di legno utilizzato e proprio del nord Italia: il noce con venature a formare un disegno geometrico sui cassetti, l’acero per l’intarsio e il legno dolce per gli interni.

Le maniglie che appaiono nell’ultima foto sono state montate alla fine del 700 e non sono quindi le sue ma di un mobile Luigi XVI. Probabilmente le sue maniglie originali erano pendenti, abbastanza grandi, in bronzo dorato, con due chiodi passanti nei cassetti. Mi rimane pero il dubbio sulle bocchette: quelle nella foto mi sembrano adatte al  suo stile.   
Comunque le consiglio di vedere attentamente se sui cassetti vi  sono segni delle sue parti metalliche  originali come ad esempio:  precedenti fori passanti richiusi dopo il restauro, sagome rimaste impresse  sul fronte nella zona delle serrature, ecc..
Complimenti per il suo acquisto e cordiali saluti,


Silvia Fini

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