Uroboro: tra cartapesta, luce e metamorfosi
“L’Uroboro di Ezio Flammia: una scultura in cartapesta che racconta il ciclo eterno della trasformazione.”
Fonte: Ezio Flammia
L’Uroboro – detto anche Ouroboros, Oroboros o Uroboros – è un antico e misterioso simbolo che affonda le sue radici nella tradizione greca e alchemica. L’Uroboro raffigura un serpente o un drago nell’atto di mordersi la coda, dando origine a un cerchio.

Questo cerchio, apparentemente immobile, è in realtà in continuo movimento: un ciclo eterno che si rigenera senza mai interrompersi. L’Uroboro incarna il fluire dell’energia universale, la natura ciclica dell’esistenza e la trasformazione incessante di tutte le cose.

La ricchezza simbolica di questa forma mi ha profondamente incantato. Nel pensare alla sua rappresentazione, ho intuito che l’Uroboro poteva diventare il soggetto ideale per esprimere pienamente la mia più recente ricerca scultorea e le sue varianti tecniche. Il modellato in cartapesta, rivestito ora con scaglie guscio di uova bianco, ora con ritagli di stoffe ricercate, assume aspetti vibranti e materici. A queste si aggiungono carte metallizzate, utilizzate in particolare per le ali e le zampe dell’animale, capaci di catturare e riflettere la luce, amplificando il senso di metamorfosi e rinascita continua.
In questa opera, l’Uroboro non è soltanto un simbolo antico, ma diventa una forma viva, un corpo in trasformazione, dove materia, luce e gesto creativo si fondono in un unico movimento circolare senza inizio né fine.








