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Arte e Restauro - La Ceramica
Scritto da F. Scottoni   
Indice
Il Restauro della Ceramica
Cos'è la Ceramica
Il Laboratorio
L'Attrezzatura
La Pulitura (I)
La pulitura (II)
L' Assemblaggio e l' incollaggio (I)
L' Assemblaggio e l' incollaggio (II)
La stuccatura e la ricostruzione
La Decorazione (I)
La decorazione (II)
La conservazione e la documentazione

Il Restauro della Ceramica

Fonte :  Prof. Fabrizio Scottoni
Associazione QUAE ANTE  Arti e Restauri d‚ÄôArte
 

Premessa

La presente dispensa, che per forza di cose non può esaurire il vastissimo argomento del restauro della ceramica, ha il compito di introdurre alle problematiche e l' ambizione di fornire gli strumenti concreti per affrontare gran parte degli inconvenienti che possono verificarsi.
La conoscenza delle tecniche, degli strumenti e dei materiali da utilizzare, costituisce la base necessaria di partenza per chi intende intraprendere l'attività di restauro delle ceramiche.
E ovvio che trattandosi di operazioni manuali la quantità di ore spese nell'esercitazione, nella pratica quotidiana, sono di fondamentale importanza per migliorare, perfezionare, correggere e velocizzare il lavoro.
Quest'ultimo aspetto è di grande importanza per i restauratori di professione, perché incide in modo determinante sui tempi di produzione - che comunque non devono mai inficiare la qualità del restauro - sulla quantità di lavoro occorrente e quindi sui preventivi di spesa per il cliente committente.
Prendere "cantonate", commettere errori anche macroscopici, in sede di effettuazione di preventivi, sulla prevedibile durata del lavoro e sui costi dei materiali sono inconvenienti nei quali possono incorrere anche restauratori con una certa esperienza. E solo la pratica che dà la possibilità di quantificare con una bassa dose di approssimazione la quantità di lavoro occorrente nei singoli specifici casi.

La presente dispensa (...), è il frutto di oltre venti anni di esperienza che ha consentito la messa a punto di un sistema per l'apprendimento della materia, senza fronzoli, nozioni inutili o metodiche superate.
Se, per quanto riguarda il restauro specifico delle porcellane, esistono testi ed una scuola, quella inglese, che in una certa misura "esaurisce" l'argomento e dà risposte ai problemi, non altrettanto si può dire per tutti gli altri tipi di ceramica.
Di scritto esiste molto poco oppure è molto specifico.
Ciò rafforza di molto l'utilità e l'originalità della presente lavoro.

Introduzione al restauro.

L attività di restauro delle ceramiche di solito viene considerata un operazione facile che può essere svolta con buoni risultati senza una specifica preparazione. E infatti diffusa l'idea che si tratti di una materia di serie B nell'ambito del restauro. Secondo questa idea, occorrerebbero soltanto una buona colla e un po di buona volontà e precisione.
La realtà è ben diversa. Le operazioni di restauro degli oggetti ceramici, a qualsiasi periodo essi appartengano, necessitano della stessa cura, cautela e preparazione di qualsiasi altro materiale. Anzi, per certi aspetti si può dire che l'infinita produzione di ceramiche che ovunque nel mondo ha accompagnato la storia dell'uomo amplifica la specificità dell'intervento del restauratore. A infinite qualità di ceramica corrispondono infinite forme e dimensioni degli oggetti ed a infinite possibilità di deterioramento dovuto a fattori chimici corrispondono infinite possibilità di mancanze, fratture, lesioni o rotture di tipo meccanico o fisico.
Per questo, nel settore in questione pi√Ļ che in altri, non si finisce mai di imparare, di sperimentare.

Inoltre l'approccio al restauro, anche per le ceramiche, non può prescindere dalla conoscenza di alcuni concetti che ne stanno alla base.
Questi riguardano, ed il restauratore deve sempre tenerli presente, tutti i campi della conservazione perché tutti i materiali costituiscono testimonianza di livelli artistici, storici e culturali che fanno parte della storia e della civiltà umana.
Per questo tale patrimonio deve poter essere conservato al meglio per le generazioni future.

I principi ispiratori e universali sono descritti nella famosa "Carta del restauro", varata ad Atene oltre 60 anni fa, che è stata fatta propria da tutto il mondo civile ed è ancora attuale.
Essa esprime i seguenti concetti:

  1. il restauro ha fini conservativi;
  2. il ripristino deve basarsi solo su elementi esistenti e non su ipotesi ricostruttive;
    l' anastilosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti smembrate, deve essere svolta con l'aggiunta eventuale di elementi neutri che rappresentino il minimo necessario per integrare la linea e assicurare le condizioni di conservazione;
  3. gli elementi aventi un carattere artistico o storico, a qualunque epoca appartengano, devono essere conservati senza che il desiderio dell'unità stilistica e del ritorno alla primitiva forma intervengano ad escluderne alcuni a detrimento di altri;
  4. nel caso di aggiunte che si dimostrassero necessarie per ottenere un consolidamento, o per raggiungere lo scopo di una reintegrazione parziale o totale, il criterio essenziale da seguirsi è, oltre a quello di limitare tali elementi nuovi al minimo possibile, anche quello di dare ad essi un carattere di nuda semplicità e di rispondenza allo schema costruttivo, in modo tale che mai nessun restauro eseguito possa trarre in inganno gli studiosi e rappresentare una falsificazione del documento storico;
  5. per rinforzare ciò che è autentico di un monumento o di un reperto, possono essere utilizzati mezzi costruttivi moderni, purchè rigidamente scientifici, e per il possibile analoghi agli antichi;
  6. negli scavi che rimettano in luce opere antiche, il lavoro deve essere eseguito con criteri scientifici e con interventi che evitino i rischi di danneggiamenti (il restauro preventivo in luogo);
  7. come nello scavo, così nel restauro, condizione essenziale e tassativa è di realizzare una documentazione precisa che accompagni i lavori, mediante relazioni analitiche raccolte in un giornale di restauro e illustrate da disegni o fotografie, sicchè tutti gli elementi della struttura e della forma dell'oggetto, tutte le fasi di pulizia, di ricomposizione, di completamento risultino acquisite in modo permanente e sicuro.

Fatta questa premessa teorica, che spesso sarà ripresa nella presente dispensa, è opportuno soffermarsi sulle motivazioni che spingono diverse persone a dedicarsi all'attività di restauro di qualsiasi manufatto - di legno, di ceramica, di materiale lapideo, di metallo.


Di solito si presentano tre casi: 

  • la ricerca di una attivit√† professionale e interessante cui dedicarsi;
  • lo stato di necessit√† a seguito dell'usura o della rottura di propri oggetti di pregio;
  • un passatempo, un hobby che consenta di trascorrere il tempo libero in piena soddisfazione di spirito o di mente.

Di fronte a qualsiasi materiale, l' attivit√† di restauro √® costituita da una pluralit√† di operazioni successive, finalizzate al recupero e alla conservazione di manufatti, creati in tempi pi√Ļ o meno lontani e caratterizzati da un determinato valore storico, artistico o anche affettivo.
La pratica del restauro deve essere perciò svolta nel miglior modo possibile, con tecniche aggiornate, utilizzando materiali idonei già "testati". E anche opportuno essere in possesso di conoscenze, dati, nozioni e riferimenti relativi all'epoca, ai luoghi ed agli stili in cui quegli oggetti sono stati realizzati.
Un attività, dunque, complessa, suscettibile di continui arricchimenti culturali e nozionistici; un attività, in definitiva, tanto interessante quanto preziosa.

L' opera di restauro di oggetti di ceramica si è molto evoluta nel corso dei secoli ed in particolare negli ultimi decenni, grazie al perfezionamento degli strumenti e dei composti chimici utilizzati.
In aggiunta ai concetti guida della "Carta del restauro" è opportuno fare riferimento, ad altre questioni basilari che sono venuti affermandosi:

La prima è quella riguardante la cosiddetta "reversibilità" del restauro.
Non di rado gli oggetti di ceramica si presentano con evidenti segni di incollaggi, stuccature, applicazione di colori, ecc. effettuati in modo grossolano e non appropriato da precedenti restauratori.
C' è da dire in proposito che, se attualmente la figura del restauratore è quella di uno specialista, non altrettanto si può dire per le epoche passate. Molto spesso era lo stesso artigiano dotato di grande manualità che creava l'oggetto al quale capitava di riparare lo stesso.
I materiali che però venivano utilizzati non erano evoluti come gli attuali.
Capita molto spesso, pertanto, che la prima operazione del restauro consista nella rimozione degli interventi praticati in passato che risultano non idonei e che deturpano, non garantiscono stabilità, alterano la forma e rendono impresentabile l'oggetto.
Bisogna così eliminare sostanze improprie, talvolta assai poco solubili.
Il che richiede grande attenzione, ma soprattutto cognizioni specifiche sui materiali da rimuovere, senza che la nuova opera di restauro possa in alcun modo danneggiare l'oggetto in quanto a composizione, dimensione ed estetica.
Bisogna anche tener presente che tutti i materiali ceramici, anche se conservati nelle migliori condizioni di luce, umidit√† e temperatura, come pure ogni operazione di restauro, sono soggetti a deterioramento ed usura, con processi pi√Ļ o meno lenti o a seguito di azioni chimiche o di eventi traumatici.
Si rende anche necessario che il restauratore abbia la possibilità di rimuovere facilmente il suo stesso lavoro, se questo risulta insoddisfacente.
In tutti questi casi e per tantissimi altri motivi deve poter essere consentita la reversibilità del restauro, che ovviamente riguarda i materiali adoperati.

Altra regola da tener presente, già illustrata dalla "Carta", e che riguarda principalmente la ceramica archeologica e di scavo, ma anche quella di epoca medievale e rinascimentale, consiste nella cosiddetta individuabilità delle parti non originali e ricostruite.
Queste parti devono presentarsi integrate in modo armonico ed esteticamente pregevole con quelle autentiche che, in ogni caso, dal punto di vista quantitativo, del volume o della superficie, dovrebbero essere prevalenti.
Del resto, un oggetto, anche se presenta parti rotte o mancanti, testimonia pur sempre e "arricchisce" in qualche modo la conoscenza delle vicende che lo hanno caratterizzato ed accompagnato nel corso dei secoli.
Un oggetto fratturato e ricostruito ha quindi un suo pregio storico ed artistico; l'opera del restauratore sar√† perci√≤ tanto pi√Ļ apprezzabile, quanto pi√Ļ l'oggetto, pur frammentato ma ricomposto a regola d arte, manterr√† intatta la testimonianza storica, le sue vicende specifiche ed il suo valore artistico.

Ogni problema che si incontra nel restauro deve poter suggerire il metodo per risolverlo e quindi, se una ulteriore regola si può dare, è quella del regolarsi attraverso un analisi del "caso per caso". Buon lavoro.



 

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Today: Set 23, 2017

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