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Breve Storia del Mobile

Il mobile in legno è un elemento comune a tutte le grandi civiltà del passato: breve storia del mobile percorrendo secoli di cultura

pubblicato 28 giugno 2009

Fonte: Artigianato veneto

Il mobile in legno è un elemento comune a tutte le grandi civiltà del passato: le sepolture dell’antico Egitto ci hanno restituito cofani, armadietti, sedie, sgabelli, letti, culle, utensili e sarcofagi finemente decorati. Nella sola tomba del faraone Tutankhamon (vissuto nella prima metà del XIV secolo a.C.), scoperta nel 1923, furono rinvenuti sgabelli, sedie, letti e ben trenta casse impiallacciate e intarsiate: i legni utilizzati erano l’ acacia, il sicomoro, il cedro e l’ulivo (importati dalla Palestina e dal Libano), mentre le tarsie erano in avorio, lapislazzuli, vetro e ceramica. 

 
Dei mobili usati dagli antichi Greci rimane traccia su vasi dipinti, monete e bassorilievi dove compaiono divani, tavolini e thronoi ove sedevano gli dei e i personaggi più importanti; il trono è un elemento di arredo già conosciuto dagli Egiziani e dalle civiltà Assiro-Babilonesi. Ai greci si deve l’ adozione della sedia (klismos), munita di schienale ma senza braccioli: un oggetto elegante e funzionale, una via di mezzo tra il semplice sgabello e il pomposo trono. Le scene di banchetto mostrano il kline che svolgeva la duplice funzione di divano e di letto, tavole quadrate a quattro gambe (trapeza) e a tre gambe (tripous) con piano quadrato o tondo. I vestiti e la biancheria trovavano posto in cassoni di legno chiamati kibotos.

 
Dai mobili greci derivano quelli etruschi e romani. I Romani fecero grande uso di mobili in legno, per quanto nelle case dei più ricchi vi fossero mobili in bronzo, in osso e in avorio; il letto (lectus triclinaris) era uno degli elementi più importanti dell’arredo domestico mentre prende forma l’armadio ad ante (armarium): gli scavi di Pompei hanno restituito mobili in legno, vimini e tavolini in bronzo con piano in marmo. 

Anche nel Medioevo il mobile in legno, robusto e dalle forme elementari, rimane a lungo uno dei pochi elementi dell’arredo nelle case comuni, mentre per le corti ed i grandi monasteri vengono confezionati, troni molto elaborati, cofani, reliquari, ecc. con legni pregiati, marmi e avorio. Lo sgabello, spesso in versione pieghevole, derivante dall’evoluzione della sedia curulis dei romani, è un elemento che persiste nel Medioevo. Tavoli e letti, generalmente costituiti da cavalletti sui quali venivano poste delle assi, sono, come lo sgabello, facilmente trasportabili e non arredano stabilmente le camere ma vengono montati e smontati secondo il bisogno, anche il cassone per biancheria e vestiti viene spesso costruito in una versione portatile: il baule da viaggio. Pare che solo la vita ordinata e sedentaria del monastero e della cattedrale favorisse l’ uso di mobili “statici” come banchi, armadi da sacrestia, scaffali per libri, leggii, panche da coro, ecc.. Nel tardo Medioevo questi mobili vengono decorati con trafori, archetti, foglie rampanti, pinnacoli e ogive tipiche delle decorazioni gotiche.  

Tipico arredamento rinascimentale con letto a baldacchino
Tipico arredamento rinascimentale con letto a baldacchino

Durante il Rinascimento il letto assume una forma definita: poggia su una predella nella quale vengono ricavate (sui tre lati) piccole cassapanche, è munito di testiera spesso finemente decorata e dipinta ed ha un alto baldacchino ricoperto di stoffe. Anche i cassoni vengono dipinti o decorati a pastiglia e quindi dipinti o impreziositi con pannelli a tarsie prospettiche. Tra gli artisti che si avvalsero di questa tecnica ricordiamo Fra Giovanni da Verona, il quale, alle dipendenze del papa Leone X e con la supervisione di Raffaello Sanzio costruì banchi, e librerie. 
Alla corte dei Medici a Firenze, quando Francesco I (nel 1580) creò l’Opificio delle pietre dure,si sviluppò un particolare gusto per mobili intarsiati e incrostati di pietre preziose che condizionò anche gli arredi dei secoli successivi. Il mobile rinascimentale italiano fiorì in Toscana e a Venezia e fu “importato” in Francia, grazie a quel grande cantiere che fu la reggia di Fontainebleu, dove Francesco I e quindi Enrico II chiamarono alcuni tra i migliori artisti italiani (Rosso Fiorentino e Primaticcio). 
Il tavolo “a fratina” (due solide gambe raccordate da una traversa che reggono una mensa rettangolare) già in uso nel Medioevo, si arricchisce di cornici, fasce e bassorilievi, Le sedie sono fornite di imbottitura fissa, il letto perde le predelle perimetrali mentre persistono le quattro colonne che reggono il baldacchino. Si assiste ad una ricca produzione di stipi decorati “a bambocci” cioè con busti e figurette. 

Nel Seicento si accentua l’enfasi decorativa del tardo Rinascimento e del Manierismo: prevale l’elemento tornito e la pesante cornice mentre si fa grande uso di impiallacciature e tarsie. Grazie alla grande diffusione del libro a stampa, le librerie entrano a pieno titolo nell’arredo domestico e prende forma il divano, prima di allora praticamente sconosciuto: semplificando si può dire che lo stile barocco predilige le forme mosse e gli elementi arricchiti da ricche doratore o preziosi intarsi.

Cassettone in noce e radica, Venezia, metà del XVIII sec.

Cassettone in noce e radica, Venezia, metà del XVIII sec.

 Il Settecento, oltre ai tradizionale componenti d arredo (il letto, il cassone, l’armadio, ecc.) offre una grande varietà di mobili “nuovi” dettati da più raffinate esigenze funzionali; vengono infatti costruiti scrittoi, angoliere, console, comode poltrone, trumeau, commode e cassettoni, che sembrano abbandonare l’enfasi e la solennità seicentesca per indirizzarsi verso dimensioni di maggiore intimità. Data la grande importanza e la spiccata caratterizzazione dei mobili creati per la corte di Francia, gli stili prendono il nome del re Luigi .  

Cassettone a ribalta in radica di noce, Veneto, XVIII sec.

Cassettone a ribalta in radica di noce, Veneto, XVIII sec.

 Nella seconda metà del secolo, anche per effetto di una riscoperta del mondo classico, si torna ad una sobrietà di linee e di colori. Ebanisti e intagliatori furono molto richiesti e ben pagati in questo secolo; l’Enciclopedia di Diderot e D Alembert documenta molto bene le botteghe dei maestri falegnami e degli ebanisti.   

Cassettone con alzata, legno dipinto e decorato ad "arte povera", Alto Veneto, prima metà del XVIII sec

Cassettone con alzata, legno dipinto e decorato ad “arte povera”, Alto Veneto, prima metà del XVIII sec

 L’Ottocento conosce una varietà di stili e di mobili che non ha precedenti: lo stile Impero, lo stile della Restaurazione, il Luigi Filippo, lo stile Neogotico, quello Neorinascimentale, l’Eclettico il Moresco. Tanta ricchezza di stili tra loro diversi sembra nascondere una grave povertà di idee, tanto che la vera novità del secolo non sta in uno stile ma nel rivoluzionario modo di concepire, progettare, costruire e commercializzare il mobile stesso: alla vecchia bottega artigiana con maestro e gli apprendisti, si affiancano le prime officine e le prime fabbriche di mobili al cui interno si impone una sempre maggiore divisone del lavoro: c è chi progetta (nasce così il design) chi intaglia, chi curva il legno a vapore, chi si occupa della pubblicizzazione e della commercializzazione dei mobili.

In questo senso è significativo quello che ormai viene definito il “caso Thonet”: partito da un piccolo laboratorio nel 1819 Michael Thonet, fondò quindi la Gebrüder Thonet, un industria che produceva 4.000 mobili al giorno e vendette 50 milioni di pezzi in poco più di quarant anni, tra i quali il mitico modello 5, la tipica sedia in legno curvato (vedi fig. 8 in IV di copertina). 

Tra Ottocento e Novecento si sviluppano lo Stile Floreale, l’Art Déco e il cosiddetto Novecento. Negli anni sessanta e settanta si è diffuso il mobile danese e scandinavo dalle linee semplici e funzionali. L acciaio cromato, il ferro, la plastica, la vinpelle, hanno spesso tentato di sostituire il legno, anche se il tradizionale mobile in legno ha dimostrato di saper resistere a qualsiasi moda.

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