Pianoforte Neumann – Stuttgart

Domanda

Gent.mo Sig. Stefano,

innanzi tutto la ringrazio per il servizio offerto e per la passione e  competenza nelle risposte.
Ho appena ricevuto in regalo questo pianoforte marca Neumann – Stuttgart con numero di matricola 1305.

Il pianoforte era abbandonato a se stesso, io mi sono limitato a togliergli la polvere e a ripulirlo come potevo.
Le condizioni del mobile non sono buone, presenta ammaccature e graffi un po dappertutto, è (ovviamente) scordato e con almeno un paio di corde rotte.
Ci sono da ripristinare e regolare anche le funzionalità dei pedali che  risultano però solo “scollegati”.
Ho notato anche una preoccupante crepa sotto le corde di cui non so  valutare l’entità.
Desidererei conoscerne la storia e sapere se può valere la pena di
effettuare un restauro, almeno meccanico, o se è ormai solo un bel  mobile.
Mi piacerebbe moltissimo restituirgli la voce, credo potrebbe regalare ancora qualche bella emozione.
Sarei anche curioso di sapere se può avere un valore (ne dubito…), pur non avendo intenzione di venderlo.

Cordiali saluti.
Marco

Risposta

Gentilissimo Sig.Marco,
il pianoforte in questione risale agli anni 1930.
Degli innumerevoli “Neumann” presenti, nessuno mi risulta sito in Stoccarda.
Si tratta sicuramente di una piccola fabbrica, nel senso quantitativo del termine; il numero di matricola per l’epoca è molto basso infatti.
Dalle foto ricevute non riesco a farmi un idea precisa circa le condizioni, che non sembrano tuttavia cattive.
Vedo corde sostituite malamente e uno scorcio dei martelli e smorzatori in discrete condizioni.
La fenditura a cui lei si riferisce potrebbe essere sintomo di somiere in cattivo stato. Questo è il responsabile della tenuta dell’accordatura, quindi se presenta fessurazioni la stessa è compromessa.

Un restauro ovviamente è sempre possibile, date le caratteristiche dello strumento, di concezione già moderna.
Si tratta solo di valutare “sul campo” le reali condizioni per determinare il tipo di operazione e relativi costi.

Cordiali saluti,
Stefano Rogledi

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