Antico fabbricato a Morsasco


Analisi Stratigrafica (I)

Premessa

L’ indagine stratigrafica eseguita sulla porzione residua di elevato ubicato su Via Delfini, contraddistinto da un pregevole arco in conci di pietra arenaria (attualmente tamponato) e, nella parte retrostante, da un locale voltato, ha permesso di ricostruire – per quanto possibile – l’ insieme dei processi di costruzione e distruzione che hanno dato vita a ciò che resta del manufatto oggi esistente. L’ analisi stratigrafica si è avvalsa dell’osservazione dei materiali (semplici e compositi: pietra ed intonaco), delle tecniche esecutive (modalità di assemblaggio e messa in opera), delle continuità e discontinuità murarie e dei segni di rottura o asportazione di materiale. L interpretazione di tutte queste osservazioni ha permesso di giungere al riconoscimento delle singole unità stratigrafiche.

Analisi dello stato di conservazione dell’elevato

L elevato oggetto di indagine si presenta quasi completamente distrutto: parzialmente conservata la parte di edificio al piano terreno, pregevolmente voltata al suo interno. L analisi tecnologica e materica di questa porzione di fabbricato, contraddistinta sui prospetti dalla ripetizione modulare di alcuni segni architettonici rintracciabili al di sotto dell’intonaco staccato (archi), fa presumere che questa permanenza, diversificata su Via Delfini da un imponente apertura ad arco (oggi tamponata) con conci in pietra arenaria, possa essere stata un tempo un imponente portale di ingresso o di passaggio (si tenga anche conto della vicinanza al soprastante Castello e al sottostante giardino).


Questa ipotesi trova riscontro sia nelle fonti documentarie, che indicano quest’area come antico verziere-giardino del Castello (pur essendo intuibile che ciò che ne resta è solo un piccolo esempio di un organizzazione un tempo certamente più complessa), sia nella sussistenza naturalistica di specie arboree di gran pregio, rintracciabili esclusivamente in parchi e giardini del Piemonte di dichiarata valenza storica. Anche le fonti iconografiche documentano l’importanza del fabbricato: in un catastale del 1870 riproducente l’abitato di Morsasco è, infatti, indicato l’antico verziere recintato e in tratteggio il suo portale di ingresso, successivamente inglobato in una costruzione di due piani (recentemente demolita).
Allo stato attuale il prospetto su Via Delfini risulta molto compromesso: evidenti i segni di degrado dell’arenaria dei conci, sfaldata e sollevata in scaglie in più punti. Nonostante l’evidente degrado è però ancora leggibile la lavorazione superficiale della pietra, leggermente bocciardata negli elementi pensati per rimanere a vista e completamente grezza nelle parti rivestite dall’intonaco. La restante parte del prospetto è per buona parte ricoperta da strati sovrapposti di intonaco: si tratta principalmente di intonaco di calce, fatta eccezione per alcune recenti rappezzature – ben visibili nella parte bassa – realizzate con malta cementizia. Lo strato di intonaco più recente, di colore arancio con tracce di decorazione (cornici contorno finestra), è ricollegabile all’ultima fase costruttiva caratterizzata da un fabbricato a due piani che si addossava al corpo più antico. Lo strato sottostante di intonaco (di colore giallo chiaro, completamente picchettato) è sicuramente più vecchio ma non abbastanza da ritenersi coevo al fabbricato più antico (quello cui appartiene l’ arco).

Individuazione delle aree significative ed esecuzione della stratigrafia

Prima di procedere alla mappatura delle singole unità stratigrafiche, su richiesta della Committenza e della Soprintendenza preposta, sono state individuate alcune aree significative in grado di fornire informazioni sufficienti in merito alle caratteristiche dimensionali, tecnologiche e strutturali della porzione di fabbricato ancora esistente. L intervento, essendo di tipo distruttivo, è stato circoscritto il più possibile, limitando il numero dei saggi stratigrafici e cercando corrispondenze tra l’esterno e l’interno della muratura.

1 – Questo punto è stato scelto perchè parzialmente visibile una parte di concio in profondità

2 – Questo punto è stato scelto per verificare se la struttura ad arco continuava al di sotto del livello stradale

3 – Questo punto è stato scelto per verificare la struttura soprastante l’arco

4 – Questo punto è stato scelto per verificare se corrisponde col punto di innesto della struttura soprastante (demolita)

Sul prospetto principale (Via Delfini) sono state individuate quattro aree significative segnalizzate con numeri progressivi dall’uno al quattro.

La stratigrafia eseguita sul punto numero 1, scelto in quanto mostrava già parte della profondità del concio, ha permesso di stabilire l’ effettiva profondità dell’elemento lapideo (22 cm) e di concludere che non si trattava di un semplice elemento di rivestimento (applicato a fini puramente decorativi su una cortina muraria) bensì di uno degli elementi strutturali dell’arco di accesso al giardino.

Il punto numero 2 è stato, invece, scelto per verificare la continuità del concio lapideo al di sotto della quota stradale. Continuità che si è avuto modo di rilevare, nonostante le difficoltà operative legate alla rimozione di un sottile strato di cemento costituente la canaletta a bordo strada.


Il punto numero 3, scelto in prossimità del concio in chiave, ha indicato l’immorsatura dell’arco alla muratura soprastante, a dimostrazione della contemporaneità delle due fasi costruttive. A ciò si aggiunga che è anche stato possibile rilevare che l’elemento lapideo coperto dall’intonaco era stato volutamente lasciato grezzo e si presentava, invece, lavorato superficialmente nelle zone pensate per rimanere a vista.
Il punto numero 4, infine, è servito ad individuare la zona di innesto tra l’edificio a due piani e il corpo originario: la giuntura tra i due corpi di fabbrica è, infatti, evidenziata dal cambiamento del materiale da costruzione (pietre per il corpo più antico e mattoni per quello più recente).

Al fine di determinare una sorta di corrispondenza biunivoca tra la facciata esterna (su Via Delfini) e quella interna voltata (cui peraltro era stata addossata una tramezza di mattoni forati presumibilmente con funzione di intercapedine, che è stato indispensabile rimuovere in minima parte) si è proceduto all’esecuzione della stratigrafia in corrispondenza del punto esterno numero 1.

L intervento, esteso per una lunghezza di circa 1 metro, ha permesso di rintracciare buona parte del piedritto dell’arco e di osservare che, presentandosi la pietra superficialmente bocciardata, molto probabilmente anche questo lato dell’arco doveva essere completamente vista, in quanto elemento di passaggio.


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