Antico fabbricato a Morsasco

Cenni storici tratti da Fonti Documentarie

Non esistono documenti che riferiscano, anche in maniera implicita, all’arco di Via Delfini, fatta eccezione per una planimetria (cfr., fig. 1) del 1875 raffigurante l’abitato di Morsasco e il fabbricato in oggetto all’interno di un viridario recintato .


fig. 1 – 1875 ABITATO DI MORSASCO
Planimetria in scala 1:2000 (Archivio storico del Comune di Morsasco)


La planimetria in questione (scala 1:2000), conservata presso l’ Archivio Storico del Comune di Morsasco, porta la firma dello Studio degli Ingegneri Bistolfi e Visconti e fa parte di un progetto di sistemazione della strada comunale della Valle di Gana

Dall’ analisi di questa planimetria è stato possibile constatare l’ ubicazione strategica di questo fabbricato, volutamente collocato in posizione tale da creare una sorta di continuità tra Castello e giardino sottostante.
L’ Anomala distanza che esiste tra Castello e giardino trova spiegazione nel fatto che il Castello di Morsasco viene costruito come bastione militare di piccole dimensioni. Soltanto in epoca post-rinascimentale, come è accaduto per la grande maggioranza dei castelli piemontesi (e non soltanto), si assiste alla trasformazione dell’edificio da struttura difensiva a residenza nobiliare dei Principi Centurione, con alcuni cambiamenti significativi . E in questa fase che il verziere (esistente già in epoca tardo medievale) e il Castello, vengono idealmente collegati attraverso l’edificio con arco di Via Delfini. Sempre dalla lettura della planimetria e dai resti di una cinta muraria (in parte oggi demolita) che corre (con alcune discontinuità) lungo il perimetro del giardino è possibile immaginare che in passato l’attuale area verde, posta a ridosso del fabbricato, rappresentasse l’hortus conclusus di pertinenza al Castello.

Due esempi significanti in tal senso possono essere fatti mettendo a confronto il caso di Morsasco con quello della città di Revello e della città di Dolceacqua.

Nel primo caso il riferimento è pressoché diretto: in una veduta della città di Revellum, ante 1642 di Giovanni Paolo Morosino da Racconigi inserita nel Theatrum Sabaudiae (1682), il Castello viene rappresentato dislocato su un altura in posizione dominante e collegato in maniera strategica al sottostante giardino. L ingresso al giardino, circondato da un alta cortina (hortus conclusus), avveniva utilizzando il ponte levatoio tramite un ingresso in muratura con apertura ad arco, raccordato prospetticamente al castrum soprastante (cfr., fig. 2). Sull’angolo meridionale del muro di cinta era anche possibile vedere la casa del giardiniere .


fig. 2 – REVELLUM ante 1642 – Theatrum Sabaudiae, 1682

Il secondo esempio rimanda, invece, al verziere dei Doria a Dolceacqua . Questo borgo dell’estremo Ponente ligure è composto da due nuclei dislocati sulle rive opposte del torrente Nervia, collegati attraverso la struttura slanciata di un ponte a schiena d asino. Il quartiere più antico, di fondazione altomedievale, è dislocato sulla riva orientale mentre quello più recente, basso medievale, sviluppatosi al di fuori delle mura, si trova sulla riva occidentale. Proprio su quest’ultima sorse (contiguo all’attuale Via della Liberazione) il lussureggiante giardino all’italiana, ornato di cedri, aranci e limoni, essenze in quel tempo rare e di gran pregio. Il verziere, presumibilmente commissionato da Stefano Doria, è abilmente descritto in un immagine inserita nel Theatrum Sabaudiae (1682) intitolata Castrum et Oppidum Dulcis Aquae nella quale il Castello è somigliante ad un palazzo rinascimentale signorile (e non ad un antico maniero) e gli edifici risultano intervallati da viridaria murata e campi. Nell’incisione, l’ingresso al giardino recintato, avviene attraverso imponenti corpi monumentali. Purtroppo oggi la proliferazione dei blocchi edilizi ha determinato la trasformazione di questa area urbana al punto che risulta difficile ricostruire nel suo insieme quella che doveva essere l’immagine originaria .

fig. 3 – CASTRUM ET OPPIDUM DULCIS AQUAE – Theatrum Sabaudiae, 1682

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