Come conservare e restaurare un dipinto e perché?

Fonte: Alessandra Doratti

Questa è una domanda che a volte ci si pone guardando le pareti di casa, ma quali sono i veri motivi per restaurare e conservare bene un dipinto, soprattutto se non è visibilmente danneggiato?


Dal momento che  ognuno di noi ha almeno un quadro appeso in casa come dobbiamo procedere?

Forse non tutti sanno che i dipinti su tela e su tavola, a modo loro “vivono” e si  “muovono”: sia la tela che il legno seguono le variazioni climatiche e dell’umidità in particolar modo.

Possiamo verificarlo semplicemente.

Per esempio provate a tastare un dipinto su tela quando fuori piove e lo sentirete piuttosto “allentato”, nel senso che la tela, anziché essere ben tesa, come un tamburo, sul telaio di supporto sul quale viene inchiodata, sarà invece “molle”, proprio per la presenza dell’umidità; mentre invece in inverno, se si aprono di meno le finestre e la casa è ben riscaldata il clima è molto più secco e il dipinto sarà più teso.

Nessuna delle due condizioni citate è quella ideale per conservare bene un dipinto, ma dal momento che non possiamo vivere con un igrometro a portata di mano e ad una temperatura costante si consiglia di non appendere quadri di valore sopra a stufe, termosifoni e caminetti o di lasciarli in una stanza dove le finestre sono sempre aperte.

Le biette ad ogni angolo della tela

Ecco il motivo per cui un buon telaio di supporto è dotato di 8 biette o pennule ai quattro angoli, proprio per poterlo espandere con piccoli colpi di martello ben assestati per far sì che la tela ritorni adeguatamente tesa al punto giusto.

Una tela si allenta non solo per i suddetti motivi, ma anche con il tempo, perché, come tutte le stoffe, perde la sua elasticità. Infatti per dipingere vengono e venivano usati prevalentemente il lino e la canapa che sono tra le fibre più elastiche.

Ma andiamo avanti: che cosa succede al dipinto quando la tela segue il suo movimento?

Generalmente un buon dipinto viene eseguito seguendo certe regole ed è formato da più strati che precedono il colore.

Sulla tela vi è una preparazione a gesso e colla animale che forma un primo strato, la stuccatura, che serve a saturare la tela e prepararla a ricevere lo strato successivo. Questa preparazione viene data in più mani affinché la tela  risulti satura e omogenea e quindi adatta a ricevere una base successiva di un colore unico, che è il più delle volte una terra di origine vegetale e naturale. A questo punto si abbozza il dipinto con colori più freddi e più chiari di ciò che si vorrà poi ottenere come risultato finale e poi si passa alla fase successiva del vero e proprio soggetto da raffigurare con i colori ad olio, per poi ultimare l’opera con vernice finale che può essere data in più mani.

Ora, la prima cosa che notiamo sui dipinti antichi è il cosiddetto “craquelè“, la screpolatura dello strato pittorico, dovuta ai movimenti della tela (o del legno), poiché il colore per seguirli si contrae e si espande, rompendosi e crettando nel tempo dal momento che si asciuga e perde la sua originaria elasticità. Lo stadio successivo a questo è la caduta del colore, che staccandosi, a piccoli pezzi, crea le mancanze o cadute di colore.

Naturalmente per non arrivare a tutto ciò sarebbe meglio intervenire prima, ma molte volte non è possibile. Soprattutto perché il dipinto viene acquistato già in queste condizioni, dovute proprio alla sua antichità.


Ma torniamo a casa nostra: se sui nostri quadri non notiamo tutto questo, intanto che cosa possiamo fare per mantenerli in buone condizioni? Pulirli!


I dipinti si sporcano e la vernice finale che li preserva si ossida come anche il colore. Calore, umidità, fumo di sigarette, termosifoni, stufe o caminetti emettono sostanze grasse che insieme alla polvere aderiscono ai dipinti formando una pellicola giallognola e a volte anche grigiastra che impedisce una buona visione e leggibilità del dipinto, oltre a danneggiarne i colori. Per mantenerli puliti non seguite i consigli che vi possono dare amici o altre persone non esperte del settore perché cipolle, patate, saliva o altro non sono adatti per pulire i quadri, anzi li rovinano perché hanno un ph acido che, agendo con il tempo, deteriora vernici e colori, rovinandoli!

Non usate mai un panno umido, ma sempre asciutto e morbido perché non sapete se la preparazione è stata eseguita correttamente o no e non conoscete la base, che può reagire all’umidità provocando delle cadute di colore. Ricordate: i quadri sono delicati e vanno trattati con cura da mani esperte!

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