Gli stucchi da impiegare nel restauro del mobile

Fonte: Federico Crovara – ricercatore esperto in tecniche di stuccatura del legno presso l’Istituto Nazionale Superiore per il Restauro del Mobile

Le principali fasi nel restauro di un mobile

Il restauro di un mobile antico consiste in quattro momenti principali:


FOTO 1 mobile con isolante e stuccatura a gesso

1-Pulitura: si effettua l’asportazione delle vernici e delle patine
2-falegnameria:si ricostruiscono le parti mancanti si incollano e si riconsolidano le strutture lignee
3- stuccatura: le fessure i fori dei tarli e i sottovolumi vengono colmati con dello stucco
4- lucidatura: le parti a vista subiscono la riverniciatura finale

Gli stucchi principali

Gli stucchi facenti parte di questa terza fase citata in precedenza a loro volta si suddividono in quattro differenti tipi che sono rispettivamente lo stucco a gesso, quello a cera, quello a gommalacca e quello di pastiglia; i primi tre della lista sono utili per essere impiegati nelle parti a vista del mobile ovvero quelle ricoperte di vernice mentre il quarto e ultimo va impiegato nelle parti non a vista nate prive di vernice.

Lo stucco a gesso

Esso viene detto anche stucco a colla applicato nelle parti a vista è in grado di riempire delle lacune entro i tre millimetri di lunghezza larghezza e profondità e non oltre altrimenti lo si noterebbe e avendo un potere puramente estetico e non strutturale non potrebbe reggere alle sollecitazioni; in genere è utile a otturare fessure non passanti quindi non in movimento fori di sfarfallamento dei tarli e gli anfratti che si creano tra le differenti tessere o piastrelle dopo il loro ritiro facenti parti di un intarsio o mosaico in legno.

FOTO 2 terre colorate per tingere stucco a cera e anche a gesso

Essendo spalmabile a differenza degli altri stucchi può riempire simultaneamente in velocità un gran numero di lacune anche diverse centinaia; per comporlo su di un piano di marmo bianco o una piastrella o altri fondi lisci chiari e impermeabili con delle spatole triangolari flessibili vengono impastati del gesso di bologna o del gesso di parigi o anche del caolino in una quantità pari al non più del 70 % più un rimanente 30 % costituito da coloranti naturali opachi alla luce che sono la terra gialla detta ocra, la terra rossa detta ocra bruciata poi la terra marrone nocciola detta d’ombra e la terra marrone scuro detta d’ombra bruciata e infine il nero fumo ottenuto da fuligini di olii bruciati sostituibile con il nero di tralci di vite bruciati.

FOTO 3 colla di pelle di coniglio e di pesce con acqua distillata per legare lo stucco a gesso

Durante l’impasto del gesso insieme ai colori si può aggiungere del semplice latte come fluido legante blando per ottenere uno stucco morbido oppure al suo posto della colla di pelle di coniglio o anche di pesce secca sciolta in acqua bollente in un rapporto pari a 1 a 6  (10 gr di colla 60 gr di acqua) per avere uno stucco solido oppure 1 a 9 medio oppure in rapporto 1 a 12 morbido. Infine anziché il gesso in polvere il latte o la colla di pelle di coniglio per chi vuole semplificare si può aggiungere direttamente alle terre colorate un banalissimo stucco da muri non sintetico in pasta (contenente collanti e acqua nel confezionamento).

Lo stucco a cera

Tale prodotto è anch’esso da impiegare nelle parti a vista del mobile, viene inserito all’interno delle stesse lacune e dimensioni entro le quali veniva inserito lo stucco a gesso come citato in precedenza, rispetto al quale però, lo stucco a cera risulta leggermente più morbido e cedevole e anche un po’ più elastico e adesivo.

FOTO 4 applicazione dello stucco a cera su un mobile isolato

Purtroppo non essendo spalmabile, non riesce a funzionare per riempire le lacune degli intarsi, inoltre è lento da applicare, quindi fintanto che i sottovolumi da riempire  sono circa una ventina,  dovendo essere inserito in un foro alla volta lo si può ancora utilizzare, mentre  se queste mancanze sono di più è meglio escluderlo e optare invece per quello a gesso.

Gli ingredienti che lo costituiscono sono per il 65% cera d’api vergine più un rimanente 35% corrispondente alle precedenti  terre colorate sommate tra di loro; durante la composizione si fa sciogliere a bagno-maria la cera d’api che fonde a un temperatura tra i 63° e i 66° e che non devono essere superati a quel punto si aggiungono le terre colorate e si mescola fino al raffreddamento per ottenere una solida massa omogenea la cera non deve mai bollire ne entrare in contatto con il fuoco diretto poiché perderebbe colore volume elasticità e capacità adesiva.

FOTO 5 stucchi a cera colorati e spatola a molletta

Un’altra ricetta cita un rapporto tra la cera e le terre pari a un 50% a 50% anziché un 65% a 35%con il risultato di uno stucco più duro e meno cedevole simile a quello a gesso. Infine un ultima ricetta consiglia di fondere soltanto un 40% di cera d’api al quale si aggiunge un altro 20% di resina di colofonia (che fonde tra i 100° e i 130° sul fuoco diretto) poi si aggiunge ancora un 5% di olio di lino freddo, in totale questi tre prodotti corrispondono a un 65% di amalgama fusa a bagno-maria, alla quale come sempre, si sommano infine le terre colorate corrispondenti ad un 35%. La colofonia conferisce trasparenza brillantezza, rigidità e l’olio malleabilità e duttilità a temperatura ambiente durante l’applicazione.

FOTO 6 resina di colofonia e olio di lino cotto additivi nello stucco a cera

La cera colorata ottenuta, alcuni la colano nelle scatole dei cioccolatini, come fossero cubetti di ghiaccio, altri su un marmo bagnato per ottenere una sfoglia fredda e sottile, da arrotolare in un tubo che poi viene tagliato a fette, per ottenere barrette di cera, oppure se si è raffreddata nella pentola la si scalda dal di fuori la si capovolge per far fuoriuscire lo stampo di cera. Durante l’applicazione se si tratta di inserirla in una crepa la si applica da fusa tramite colatura, se invece si tratta di dover otturare un foro di un tarlo, la si impiega da solida e con il calore delle dita occorre plasmarla a forma di stecchino essendo duttile viene inserito nel foro, dopodiché con la metà di una molletta (per stendere di legno) prima si comprime la cera poggiando la parte frontale obliqua  poi la si raschia a filo passando la parte angolata.

La tecnica di isolante

Tale prodotto consiste in una semplice vernice e si applica a pennello  su legno vivo prima di impiegare sia lo stucco a gesso, che quello a cera in quanto il primo contiene acqua e il secondo è unto ed entrambi inoltre  contengono pigmenti quindi in assenza di isolante causerebbero macchie nel legno. L’isolante essendo lucido permette anche di intravedere meglio la presenza di piccole lacune e di togliere più facilmente lo stucco eccedente fresco, però il motivo più importante per il quale viene utilizzato riguarda la carteggiatura di questi due stucchi una volta essiccati, quello a gesso impiega 12 ore, quello a cera qualche minuto, dopodiché con della carta vetro di una dimensione fine compresa tra i 220 e 320 grani, piegata in 3 fogli sovrapposti per risultare semirigida si asporta l’eccedenza di stucco.

FOTO 7 isolante di gommalacca 300 grammi a litro

Così facendo si raschierebbe anche il legno consumando l’importante patina, mentre lo strato di isolante resiste all’abrasione della carta vetro che invece sbriciola lo stucco che risulta essere più morbido; infine dopo la carteggiatura si applica sopra lo stucco da un minimo di una mano ad un massimo di quattro di isolante tante quante erano quelle applicate che precedevano l’applicazione all’inizio dello stucco, questa volta al fine di conferire allo stucco un colore definitivo e di conferire ad esso una maggiore durezza ricoprendolo. Le mani di isolante diminuiscono o aumentano in base alla quantità di lacune da riempire e quindi al tempo di asportazione dello stucco che può essere maggiore o minore. L’isolante si ottiene sciogliendo a freddo 300 grammi di resina di gommalacca in scaglie all’interno di 1 litro di alcool denaturato 99,9° o etilico alimentare 95°, ed essicca in soli 15 minuti per singola stesura.


Lo stucco a gommalacca

Questo terzo e ultimo stucco utile anch’esso per parti a vista e il meno utilizzato e il più difficile da applicare, serve più che altro per otturare nodi mobili o mancanti che lasciano cavità cilindriche di un diametro pari ad alcuni centimetri, all’interno delle quali purtroppo lo stucco a cera risulterebbe troppo morbido e cedevole mentre quello a gesso poco elastico e adesivo e tale da ritirarsi esageratamente contenendo l’acqua, considerato il grande volume del nodo da dover colmare. Altre volte lo stucco di gommalacca, essendo duro come il vetro e adesivo come un collante per eccellenza, oltre che per i nodi come stucco quasi neri per natura viene anche inserito all’interno di spaccature fin quasi a saldarle, il suo aspetto è molto scuro, va bene unicamente per legni di colore intenso come il durame di noce e di mogano non certo l’acero che è bianco come altri legni.

FOTO 8 nodo colmato con stucco a gommalacca

L’applicazione consiste nel depositare in tali lacune le scaglie di gommalacca, per poi successivamente fonderle con un saldatore da stagno direttamente sul mobile; oppure le stesse scaglie dapprima si fondono in pentola su fuoco vivo fino a fusione completa senza portarle ad ebollizione altrimenti si bruciano diventando nere e poi si colano liquide direttamente nel nodo o nella crepa, tramite un pentolino tipo scalda caffè munito di beccuccio dopodiché trascorsi alcuni minuti ottenuta la solidificazione con il raffreddamento si passa direttamente sull’eccedenza di stucco una spatola arroventata sul fuoco, infine la rimanenza eccedente verrà carteggiata con carta vetrata media da 120 grani e poi con carta fine tra i 220 e 320 grani.

FOTO 9 stucco di gommalacca in scaglie con saldatore da stagno

In questo caso l’isolante verrà perforato da queste carte vetro medie indispensabili data la durezza di tale stucco e la parte consumata verrà colmata con semplici mani a seguire di isolante; questo tipo di stucco non necessita dell’aggiunta di terre essendo per natura scuro marroncino e ambrato così come le parti che vengono stuccate.


Stucco di pastiglia

Viene detto anche finto legno, ed è riservato unicamente alle parti non a vista del mobile presentando una granulosità piuttosto ruvida ed un colore approssimativo non va bene per le parti che vengono poi verniciate. Invece in piccole lacune dove si impiegano i primi due stucchi dell’elenco non riesce ad essere inserito mentre è in grado di colmare spazi oltre i tre millimetri fino a d un massimo di alcuni centimetri cubici, così come quello a gesso lo si impasta su un marmo con una spatola metallica.

FOTO 10 segatura, colla di mucca e gesso di bologna per comporre stucco di pastiglia

La composizione è semplice si impiegano due volumi di polvere di segatura, ottenuta da un taglio trasversale e non longitudinale alle fibre in modo che la polvere di legno risulti corta e dura simile ad una sabbia poi si aggiunge un volume di gesso di bologna e infine colla di mucca sciolta in acqua calda a bagno-maria (1kg di colla secca con 750 gr di acqua distillata) e si impasta il tutto fino a ottenere una densità tale, da mantenere il volume privo di colature in applicazione il tutto avviene in pochi minuti prima che sopraggiunga il raffreddamento che causa la solidificazione, quindi va applicato subito, dopodiché trascorsi 20 minuti e raggiunta la consistenza di una gelatina, viene tagliato a livello con una lametta e con uno straccio imbevuto di acqua bollente si lava il contorno della stuccatura ove si trovano le sbavature eccedenti.

FOTO 11 stuccatura a pastiglia in parti non a vista

Essendo il più duro degli stucchi non si riesce a livellare una volta essiccato, ovvero 12 ore dopo, inoltre data la sua capacità adesiva e compattezza è in grado di essere piallato, segato e inchiodato, come un legno naturale reagendo allo stesso modo; non necessita dell’aggiunta di terre colorate in quanto essendo costituito della stessa segatura della parte di legno che serve  a colmare risulta identico. Al suo interno il gesso serve a renderlo più liscio, morbido ed elastico mentre l’isolante in questo caso non serve, perché non si effettua la carteggiatura e poi essendo le zone non a vista in sede di perizia l’unica testimonianza autentica di tempo trascorso, devono rimanere inalterate quindi non devono essere ne pulite, ne isolate ne verniciate, ne stuccate con gessi o cere ma soltanto con pastiglia al fine di ricostruire grosse parti mancanti che altrimenti dovrebbero essere ricreate con complessi tasselli o tappi in legno.

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