Icone e teologia

La dottrina tradizionale

L’ immagine può essere considerato come un semplice mezzo d informazione: l’immagine ci presenta un personaggio o un avvenimento che in qualche modo richiama la realtà. Insomma, crea un legame tra ciò che è rappresentato e lo spettatore. L’icona si differenzia dalle immagini comuni in quanto il suo significato non sta nell’immagine o nel simbolo, ma unicamente nella sua essenza. Questo concetto lo troviamo ampliamente utilizzato, per esempio, nella tradizione religiosa e nella vita liturgica.

Gli argomenti degli iconoclasti

Secondo gli iconoclasti è impossibile rappresentare l’uomo-Dio. Essi, proclamando questo, si riferiscono al divieto citato nell’Antico Testamento di fare immagini di Dio, perchè queste immagini non sarebbero altro che degli idoli.


Tuttavia, abbiamo diversi personaggi che difendono le icone, ne sono un esempio San Germano (patriarca di Costantinopoli) e San Giovanni Damasceno, che dimostrano come Dio ora sia rappresentabile. Secondo loro un tempo Dio non aveva ne corpo ne forma, ma ora che si è incarnato in un uomo ed ha vissuto tra gli uomini è possibile rappresentarlo, rappresentare ciò che è visibile in Lui.



Ma gli iconoclasti vogliono rimanere fedeli a ciò che è stato enunciato nel Concilio di Calcedonia, ovvero che in Dio sono riunite sia l’aspetto umano sia l’aspetto divino. Se si utilizzasse l’icona ci sarebbe il rischio di far confusione tra questi due aspetti oppure ci sarebbe la loro separazione. Gli iconoclasti, dicendo questo, si considerano i difensori della purezza del dogma cristologico.

In realtà essi hanno frainteso ciò che è stato detto nel consiglio che invece afferma che le due nature si uniscono, mantenendo intatto il proprio essere. Per far fronte al problema degli iconoclasti, nel 754 si ebbe il sinodo iconoclastico, dove si discusse del problema dell’immagine e del prototipo. Gli iconoclasti avevano proposto solo l’eucarestia come simbolo del Verbo, in quanto non comportava la raffigurazione del Divino. Nel caso in cui Dio fosse raffigurato si andrebbe contro ad un idolo e non più ad un simbolo.

Abbiamo solo un caso in cui immagine e prototipo s’ identificano allo stesso tempo, nella Trinità, dove il Figlio e lo Spirito Santo sono immagini consostanziali al Padre, mentre, nel caso delle immagini materiali si ha una differenza essenziale: non sono altro che un riflesso. Per esempio, l’eucarestia non è considerata un immagine, ma una verità.

Il culto ortodosso dell’immagine

La venerazione non si rivolge all’immagine, ma a colui che è rappresentato, poiché, nella sua essenza, l’immagine è una realtà relativa: è sempre immagine di qualcuno. Però quando l’ immagine rappresenta Cristo non si parla più di venerazione, ma di adorazione, poiché è rappresentato il Verbo incarnato. Questa distinzione è molto importante, perchè mostra la differenza tra la realtà dell’immagine e il suo prototipo; inoltre difende l’immagine dall’accusa di idolatria e anche dagli abusi a cui è sottoposta in ogni epoca.

Il prototipo e l’ ipostasi

Altro problema che preoccupava gli ortodossi riguardava il prototipo stesso. Secondo gli iconoclasti l’umanità di Cristo era indescrivibile, infatti era stato il Verbo ad incarnarsi in uomo, quindi non può essere rappresentato. Gli ortodossi sono d accordo con questa affermazione e, inoltre, mettono in discussione l’umanità di Cristo.

I due teologi che si preoccuparono di questo problema furono san Nicèforo e san Teodoro Studita. Il primo mostra la differenza tra i termini circoscrizione e somiglianza. Circoscrizione non è un termine che può rappresentare l’immagine, una cosa può circoscrivere circa il luogo, il tempo, le forme e anche secondo la comprensione. Insomma è un ordine nozionale.
Invece è ben diversa la somiglianza, perché è la proprietà dell’immagine è la somiglianza visibile col prototipo. Nicèforo sviluppa la concezione di una pittura realista e dimostra come, anche nel Vangelo, questo sia vero.

La dimostrazione di Teodoro si basa più sul paradosso:«L invisibile si è reso visibile». Pertanto l’icona di Cristo non rappresenta solo la sua natura, ma anche la sua ipostasi. Analogamente anche il Verbo, incarnandosi, ha assunto la natura umana, ma non è diventato un uomo qualsiasi, si è incarnato in un certo uomo, il personaggio di Gesù di Nazaret.

Teodoro afferma anche che i lineamenti del volto di Cristo sono quelli di una persona divina. Egli è il primo che parla del paradosso dell’Incarnazione: l’ipostasi di Cristo consiste nella sua umanità che è contemplata in essa, come in un individuo.
Si può così dire che l’icona circoscrive il Verbo di Dio, poiché il Verbo stesso si è circoscritto divenendo uomo; in base a questa affermazione le riflessioni di Necèforo sono completamente inutili.

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