La modulazione dell’immagine

La modulazione dell’immagine, concepita in forme leggere, su superfici come mosse dal vento. Ritroviamo Ezio Flammia, artista poliedrico mai uguale a se stesso, nella ricerca di nuove ed inedite forme espressive.

Fonte: Ezio Flammia

A ogni personale, come mia consuetudine, presento un nuovo ciclo, vale a dire un percorso tematico che, evolvendosi in nuovi soggetti e procedimenti, presenta diverse espressioni e novità linguistiche.

Il forex

La mostra è composta di opere pittoriche recenti eseguite su forex che sostituisce la classica tela. Il forex, come supporto alla pittura, è un materiale del tutto inedito.

L’esigenza di rappresentare il concepimento artistico in forme leggere, su superfici come mosse dal vento, mi ha indotto a scegliere e sperimentare un materiale flessibile e componibile in diverse forme. Il forex, per le sue qualità duttili, è l’unica sostanza che può assecondare le mie esigenze espressive. Le superfici del forex, difatti, si possono modulare in diversi andamenti: concavi, convessi sia per singoli pezzi e sia in dittici, trittici ed altro.

Questa scelta che può sembrare solo una novità tecnica è, al contrario, un’opzione prettamente linguistica. La superficie del forex che modificandosi da un’estensione piana a complesse dilatazioni volumetriche, fa assumere all’espressione pittorica una leggerezza insolita tale che appare come se si staccasse dal muro. Inoltre, gli andamenti dei volumi di questo supporto in senso verticale e orizzontale e in abbinamenti con altre dimensioni leggere, dinamiche e spaziali, per la prima volta, dilatano la pittura nello spazio.

Modulazione dell'immagine: Dittico: Inferno Canto XXVII 126. " Minosse … e poi che per gran rabbia la si morse."
Dittico: Inferno Canto XXVII 126. ” Minosse … e poi che per gran rabbia la si morse.”

La rappresentazione pittorica, generalmente concepita su superfici bidimensionali bloccate alle pareti dentro le cornici, evolvendosi (nel mio caso), in tridimensionale, fa assumere alle immagini inconsuete presenze e dimensioni che alludono allo spazio mentale, a quello metafisico in particolare.  

Il concepimento

Il punto d’inizio del concepimento di una qualsiasi di queste opere esposte è, come sempre, un’emozione. È ciò che provo o che mi stimola quando osservo un’immagine riprodotta su un quotidiano, su una rivista o anche stampata su un foglio pubblicitario.  Con questa nuova realtà figurativa che prepotentemente entra nelle nostre case, mi confronto da qualche tempo. Conservo centinaia d’immagini, per me interessanti, ritagliate da qualsiasi foglio di  stampa. Se un’immagine, a distanza di tempo, mi stimola nuovamente, è segno che rientra nel percorso tematico che conduco in quel momento. In questo caso la figurazione stampata è il motivo ispiratore di un’opera.

Non è sostanziale il soggetto che dipingo, è essenziale come l’immagine la traduco nel linguaggio della pittura.

La mia espressione pittorica ha una minuziosa preparazione, la fase progettuale è quasi maniacale. Dopo aver selezionato il soggetto da riprodurre, lo disegno definendolo nelle linee essenziali, quelle di contorno in particolare che trasporto sul forex nelle posizioni e proporzioni appropriate allo spazio del supporto e alla sua modulazione concava o convessa. Studio anche il rapporto dell’immagine con le altre che stabilisco di abbinare. Le disposizioni sono comunque previste in armonia con la leggera rappresentazione spaziale.

In questa fase decido tutti i dettagli del lavoro persino gli aspetti tecnici inerenti alle strutture che determinano le modulazioni del forex, prevedendo anche il loro allestimento espositivo.  Questo è un momento cruciale poiché nasce, o abortisce il lavoro  subordinato, non solo, all’ideazione e al suo caricamento emotivo, ma anche agli aspetti tecnici – strutturali.

Modulazione dell'immagine: Dittico "Ritratto di Susan Sontang" 2005 olio
Dittico “Ritratto di Susan Sontang” 2005 olio

Per la stesura del colore ad olio utilizzo le spatole da stuccatore di diverse misure;

per delineare le immagini impiego delle rotelle dentate (piccoli ingranaggi di ferro o di plastica), dotate di manico che costruisco, alcune per l’occasione.

Sollecitato dalla tensione pittorica che fermenta durante la fase di preparazione, lavoro di getto e con grande fervore. Appena mi accorgo che la tensione cala per stanchezza mentale o fisica, smetto di dipingere. Riprendo il lavoro dopo una nuova fase di caricamento emotivo.

Alcuni elementi, come le linee spaziali e i cerchi che focalizzano alcuni dettagli, li ottengo per riserve, coprendole con strisce di carte adesive che tolgo alla fine dell’intero lavoro. Sono questi gli unici “punti fermi” che delimitano lo spazio entro il quale si dispiega la pittura eseguita con grandi sciabolate (spatolate).

Come sempre, a ogni lavoro devo saper cogliere l’attimo di saturazione, fermarmi al momento giusto (quello conclusivo) dopo di che ogni aggiunta, persino una piccola pennellata è superflua, inutile. Qualsiasi elemento aggiuntivo alla conclusione del lavoro compromette la freschezza esecutiva e l’autenticità del concepimento.

L’allestimento

La modulazione del supporto, come si può immaginare, determina una fruizione delle opere diversa dal solito.

Le opere allestite in modo che sembrano sollevarsi dalle pareti o anche appoggiate al pavimento come fossero delle sculture conquistano una dimensione inconsueta che obbliga e indirizza il visitatore a fruirle non come quadri iconici, bensì nello spazio temporale (in continuum come opere sceniche).

modulazione dell'immagine: "Matrimonio a Celano " 2017, olio
“Matrimonio a Celano ” 2017, olio

 Le raffigurazioni pittoriche pur eseguite e presentate come frammenti di un insieme diversamente regolato, sono parti di un discorso. Sono, in effetti, opere sintattiche e nello stesso tempo paratattiche. Il fruitore che inizia a percepirle da un particolare o da un modulo che lo attrae, è sollecitato, dalla scenografica “epifania”, a trovare il punto d’avvio del percorso pittorico e a rapportarsi con l’intero ciclo espositivo.

Mi propongo, da sempre, di raggiungere un’espressione soffiata, leggera che arrivi diritto all’anima.

Ezio Flammia 

Questa che segue è la presentazione di Daniela Vaccher (Direttrice della Galleria “Il Tempo Ritrovato”)

Rivoluzionario e conservatore.

Quando ci troviamo di fronte una forte personalità, è possibile osservare la coesistenza di elementi così contrapposti, ma che se meglio andiamo ad analizzare tali non sono.

Così è l’artista e l’uomo Ezio Flammia, un intreccio indissolubile tra il cammino umano e la ricerca artistica.

Rivoluzionario nella tradizione, attento conoscitore dell’arte e della sua storia.

Condorcet diceva non ci può essere libertà senza cultura. Non possiamo essere rivoluzionari o meglio tendere a qualcosa di totalmente nuovo e libero da vecchi schemi, se non portiamo dentro di noi la coscienza del vissuto.

L’artista può azzardare e proporre il superamento di confini solo se ha grande consapevolezza del proprio passato.

Conservatore al punto di essersi dedicato con sapienza all’attività del restauro e appassionato nel riproporsi, oggi, paladino di un’arte quasi dimenticata, quella della cartapesta. Ai più sconosciuta, ma patrimonio del nostro passato e amata da grandi scultori.

Quando ho visto per la prima volta le opere che sono esposte in questa personale, ciò che mi ha colpito di più e che mi ha lasciata del tutto meravigliata è l’insieme delle novità tecniche ed espressive, pur nella conservazione di elementi pittorici nettamente classici.

Tutte le opere, come elemento primario, sono tese ad esaltare il movimento, sia esso nella pura e semplice rappresentazione di un passo di danza, di un gesto, di una espressione del volto. Tutto viene sottolineato da un gioco veloce del colore che sembra guizzare qua e là assecondando la direzione del moto. Spatolate possenti o delicatissime, precise ed immediate allo stesso tempo, come se la mano dell’artista in un attimo riuscisse ad esprimere ciò che la mente va formulando.

E poi la rivoluzione del mezzo.  

Sono quelle esposte, opere di pittura, scultura, o si avvicinano a delle installazioni?

Io direi che sono la somma di queste forme espressive. L’artista utilizza delle non tele e le piega a suo piacimento, le forza e le costringe a delle curve, incastonate a  supporti, così da rendere l’idea che le immagini stiano quasi scorrendo davanti ai nostri occhi, o fuggendo per continuare il loro cammino immaginario.

Nell’azione che è rappresentata lo spettatore è a tal punto coinvolto che è quasi costretto a muoversi attorno all’opera per assecondarne il movimento, e per scoprirne tutti i molteplici significati.

Quale sforzo per non lasciarsi trascinare in quel passo di danza, o nell’entusiasmo dell’atleta!

Uomo del suo tempo Ezio Flammia è sensibilissimo a tutte le istanze e le problematiche sociali, come artista si fa interprete della contemporaneità e ne sa cogliere gli aspetti essenziali e determinanti.

L’epoca contemporanea è segnata dal valore quasi esclusivo dell’immagine, tutto viene vissuto come se la realizzazione dell’essere uomo si fondesse in ciò che appare.

I media e la globalizzazione hanno contribuito appieno alla consacrazione di tale “valore”. Anche la dimensione tempo in questa concezione della realtà perde forza e significato.   Il passato non è più memoria e patrimonio, il futuro diventa difficile da immaginare, perché non ancorato ad elementi certi del vissuto. Tutto perciò è ridotto ad un presente più che mai fuggevole.   L’identità e l’identificazione dell’individuo e o di un popolo si fa sempre più affannosa e difficile.

L’arte in un tale contesto sembra priva di radici e di fondamento, pronta anch’essa come un prodotto ad essere consumata e ad essere presto sostituita da ciò che via via risponde più alle esigenze della moda.

Francis Fukuyama nel suo libro ”La fine della Storia e l’ultimo uomo”, tracciando un’analisi molto approfondita della realtà, esprime il sentimento diffuso di mancanza e di perdita che accompagna noi uomini, costretti a vivere con un lutto tutto ancora da elaborare. Orfani della storia, consumatasi ed esaurita, dopo la caduta del muro di Berlino, in un appiattimento e livellamento di idee.

E’ finita una fase storica, per certi versi molto dura, ma che ci ha lasciato come eredità la mancanza di contrapposizioni, conducendo ad un annullamento delle singole identità, risucchiate nella globalizzazione

Da questa stagnazione, dal vuoto di idee e di dialettica si può uscire solo attraverso la proposta di qualcosa di nuovo e di rivoluzionario.

Ezio Flammia  ci mostra delle immagini-fotografie della realtà che ci circonda: lo Tsunami, i segretari dei sindacati, il calciatore famoso…ma queste icone non sono semplicemente tali, non sono solo riproduzioni di ciò che l’occhio vede, sono ciò che la mente e il sentimento percepiscono ed elaborano. L’onda dello Tsunami è riproposta in tutta la sua drammaticità dalla forma e dal movimento stesso della “tela”, dalla donna abbracciata alla terra

Allo stesso tempo l’immagine, come in altre opere dell’autore, è volutamente presentata speculare.  Come in un gioco fantastico di specchi, la stessa visione può cambiare di significato, può essere vissuta come elaborazione interiore o come proiezione del mondo esterno . Ecco quindi che a seconda del punto di vista dello spettatore (anche nel senso letterale del termine) l’opera può assumere diversi significati, il tutto esaltato dal colore e dalle luci,che ci regalano mille sfaccettature.

Il lavoro di Ezio Flammia nasce dai sensi e dalla mente per parlare alla mente, è teso a risvegliare il senso critico che giace sopito dentro di noi. Siamo uomini sommersi da troppi rumori, incapaci di districarci in una matassa di suoni, resi ottusi da troppi e affastellati stimoli, resi inerti.

Dobbiamo imparare ad osservare criticamente, ritrovando, in un percorso a ritroso nella storia comune, la capacità di autodeterminarsi. Riscoprire il valore della dialettica ed del confronto per poter essere di nuovo attori di fronte alla realtà.

Possiamo chiamare questa mostra evento: ciò che è accaduto o potrà accadere.

Daniela Vaccher

 “ Premio Mnemosine”- 2004

Ezio Flammia nel 2004 ha vinto il premio Mnemosine. La motivazione così recitava:

Una vivacità modernità d’espressione ed una sapiente conoscenza della storia delle tecniche artistiche costituiscono la sintesi dell’opera di Flammia.

I lavori pittorici ricchi dei colori dei luoghi d’origine, le sculture di cartapesta plasmate con la stessa antica maestria degli artigiani sono rese preziose dall’arte che fu patrimonio dei grandi scultori del passato.

Ezio Flammia è anche interprete sensibile degli avvenimenti del nostro tempo, una voce attenta del mondo che lo circonda e in cui vive, ed è tutto ciò che fa di lui un artista completo e moderno.

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