Lo stile Biedermeier viennese: come riconoscerlo

Lo stile Biedermeier viennese si è sviluppato dal 1815 al 1835 esprimendo in questo periodo i suoi capolavori: vediamo come riconoscerlo.

Fonte: Galleria d’Arte Principessa Sissi

La cultura mitteleuropea

La cultura dell’Impero austriaco variò a seconda delle popolazioni che lo composero, le maggiori germanizzate, ma in modo da creare un’unica grande cultura mitteleuropea. In particolare nel ‘700 e nell’800 l’Impero è stato punto di incontro di pittori, letterati, generali, pensatori e grandi architetti, grazie alla sua posizione di tramite tra il mondo occidentale e quello orientale (ortodosso e musulmano). A Vienna si sono incontrate le più grandi menti d’Europa, che hanno contribuito a sviluppare la cultura dell’intero paese, facendone la Roma del Danubio all’avanguardia nelle arti e nella tecnica.

Qui si incontravano i grandi illuministi nei salotti degli Asburgo, mentre ascoltavano le geniali note di grandi musicisti come Wolfgang Amadeus Mozart. Si riunivano alla corte dell’Imperatore i migliori artisti ed architetti d’Europa, che fecero stare sempre all’avanguardia in campo artistico la capitale asburgica. L’Austria e la Boemia erano i due paesi culturalmente più evoluti dell’Impero asburgico, che grazie al loro grande patrimonio artistico e alle loro meravigliose città (Vienna e Praga), contribuirono alla nascita di una nuova e all’avanguardia cultura mitteleuropea.

Furono i paesi natali di grandi artisti, letterati e pensatori, che influirono non solo sulla cultura dell’Impero, ma divennero famosi in tutto il mondo. Questa “cultura mitteleuropea” si espresse principalmente nell’architettura, nel design e nell’arredamento;  infatti, in particolare dall’inizio del XIX secolo le arti decorative austriache  e boeme avevano molte caratteristiche simili. Si ebbe in questi paesi la nascita del moderno design e dell’architettura a partire dal biedermeier fino alla secessione, che nacquero proprio a Vienna e influenzeranno poi la cultura europea sino alla prima metà del XX° secolo.

In Ungheria e nei paesi slavi questa avanguardia culturale veniva meno; anche se influenzata dalla vicina Austro -Boemia, l’Ungheria mantenne le culture e le tradizioni medievali, che sembravano radicate in tutto il paese, tranne che nella capitale Budapest, che alla metà dell’Ottocento era ai livelli di Praga e di Vienna. Infatti molti artisti e letterati ungheresi si trasferirono a Vienna, dove poterono incontrarsi e confrontarsi con molti altri colleghi

Lo stile Biedermeier viennese – le caratteristiche e come riconoscerlo

1) Epoca di realizzazione.

E’ vero che dal punto di vista storico si definisce come epoca Biedermeier il periodo che va dal 1815 al 1848 ossia dal congresso di Vienna ai moti popolari anti asburgici, ma i “capolavori” di quest’epoca sono stati realizzati nel periodo di tempo che va dal 1815 al 1830-35.

Stile Biedermeier
Raro tavolo da gioco dell’impero/primo biedermeier viennese, probabilmente di Joseph Danhauser. Vienna 1815. Anche come consolle

Nella fase successiva lo stile ha perso la sua originaria semplicità ed austerità, ed è stato influenzato dalla nascente moda di un velato ritorno in auge dello stile rococò. Le linee perdono perciò l’originaria “geometricità” per abbandonarsi spesso a linee mosse e ondulate. Le tecniche di realizzazione inoltre cominciano ad essere influenzate da una iniziale forma di meccanizzazione.

Il rapporto di valore fra oggetti concepiti nella prima e nella seconda fase può essere espresso mediamente, salvo eccezioni per pezzi particolari, nella misura di uno a tre. Ossia un oggetto realizzato nella seconda parte del periodo (1835-1848) vale mediamente un terzo del corrispondente concepito nella prima parte.

Particolare attenzione va rivolta anche al ritorno in auge del gusto Biedermeier avvenuto negli anni ’20 e ’30 del novecento. Sulla spinta del cosiddetto “razionalismo” (Bauhaus ecc.), molti autori decò si sono ispirati al gusto ed ai modelli Biedermeier. Le loro realizzazioni, ad un occhio non esperto, possono sembrare simili.

2) La provenienza

Lo stile Biedermeier fu molto popolare all’epoca, e quindi il gusto si diffuse in tutta l’Europa centrale e settentrionale, dal nord Italia alla Germania, alla Polonia e alla Scandinavia.

Stile Biedermeier
Rara e calda libreria integra del primo biedermeier viennese. Vienna 1815-20 c.a.

I grandi ebanisti e il clima “socioculturale” adeguato alla realizzazione delle migliori opere Biedermeier erano presenti però solo a Vienna e in parte nelle altre  capitali dell’Impero. Le realizzazioni Biedermeier tedesche e scandinave in particolare, risultano solo delle “imitazioni” dei modelli Viennesi e salvo eccezioni sono prive della loro “leggerezza” ed eleganza.

Il rapporto di valore fra il Biedermeir viennese e quello tedesco o nordico è mediamente di due a uno. Ossia il tedesco o nordico vale mediamente la metà del viennese (salvo particolari pezzi ed autori)

3) Il modello e l’essenza

Il valore del mobile Biedermeier è frutto della “convergenza armonica” fra due fattori critici:

  • La forma
  • La qualità dell’essenza.
Stile Biedermeier
Rara ed elegante cristalliera biedermeier viennese lastronata in piuma di noce biondo

I mobili più costosi sono quelli in cui la preziosità dell’essenza coincide con l’eleganza, la proporzione e soprattutto “la modernità la particolarità” della forma. Le forme più ambite sono quelle corrispondenti ai designer ed ai migliori ebanisti viennesi (Dahnauser, Pfeffer ecc.); esse, dalle linee quasi moderne “non invecchiano mai” ed ispirano a tutt’oggi designer contemporanei.

Infine, le lastronature migliori sono quelle operate in piuma di ciliegionoce e mogano. In seconda battuta le radiche, il frassino ed infine la betulla (nord Europa) e l’acero. Molto desiderabili sono le accentuate e gradevoli venature che si sviluppano in senso orizzontale ricavate da alberi accuratamente scelti dagli ebanisti dell’epoca, nonché le filettature e le decorazioni ebanizzate e a china.
 

4) Lo stato di conservazione e le modalità di restauro.

Una domanda da porre al venditore: Quanto è stato aggiunto o sottratto dalla forma originale e lastronato? E’ stata preservata la patina originale prima della lucidatura?

Stile Biedermeier
Comò scrittoio del primo e migliore Biedermeier Viennese del 1815

Un’ulteriore aspetto molto importante è la tecnica ed il materiale usato per la finitura.

E’ gommalacca o no? E’ necessario far mettere per iscritto dal venditore che il materiale usato per la finitura è stata vera gommalacca.

Cos’e’ la gommalacca? E’ la sostanza “principe” con la quale si lucidano i mobili di pregio sin dal XVII ° secolo. E’ una secrezione essiccata di un insetto che vive nelle foreste dell’India e della Thailandia di nome Kerrialacca. Nell’antichità era importata in Europa dai veneziani e poi dagli inglesi. Trattasi di una resina naturale che da sempre conferisce un aspetto “caldo, naturale e vellutato” alla superficie lignea, esaltandone le venature.

La lucidatura con gommalacca che si chiama “alla francese” è un’operazione laboriosa e complessa, richiede una grande esperienza che oggi pochi artigiani hanno conservato. Per lucidare un piano di un tavolo sono necessarie anche 70 ore di lavoro, in quanto è necessario operare a “settori e per strati” con l’ausilio di un tampone imbevuto di spirito e con sole poche gocce di gommalacca alla volta, muovendo senza fermate il tampone fino all’evaporazione dello spirito. Se il tampone si ferma la superficie si opacizza immediatamente. Se possiamo misurare in 0,5 millimetri lo strato di gommalacca da ottenere per una corretta lucidatura, si può immaginare quanto tale lucidatura richieda tempo.

La lucidatura a gommalacca è considerata “di standard museale” da tutti i grandi musei del mondo e finitura necessaria per il mobile Biedermeier.

Molti antiquari e “riparatori” incompetenti utilizzano purtroppo delle “cere” o simili, oppure delle gommalacche “sintetiche”, di facile e rapida applicazione, vendute in qualsiasi negozio d’hobby, che rovinano però in modo irreversibile i mobili di pregio. Queste economiche vernici a spruzzo, sono in genere riconoscibili perché un po’ “torbide” meno translucenti e tendono a modificare il colore naturale del legno. Inoltre siccome sono spruzzate in modo uniforme sul mobile, nascondono le piccole irregolarità che i pezzi antichi originali hanno, imperfezioni che accrescono la loro bellezza. Tali vernici poi, rovinano irrimediabilmente il mobile perché per asportarle, è necessario abradere energicamente la superficie danneggiando la patina antica.

Come riconoscere una perfetta lucidatura a gommalacca? Al tatto il dito scorre ma è appena lievemente frenato, con una sensazione calda e gradevole, come toccando la seta. Osservando il mobile a luce radente, l’occhio deve vedere un riflesso simile a quello che produce il vetro; in una lucidatura perfetta poi, non si devono vedere i pori del legno. Il mobile appare “naturale” e “dalla calda patina” .

La diffusione in rete di questo articolo è ai soli fini culturali e di sensibilizzazione verso il mondo dell’Antiquariato

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