Lucidatura Gommalacca

Lucidatura a gommalacca

La gommalacca può essere applicata praticamente con qualunque metodo: a pennello, a tampone o a spruzzo. Ci sono intere saghe sul metodo migliore o più efficiente, ed ogni autore ha sviluppato teorie tutte proprie. Qui riportiamo la descrizione dei metodi a tampone e pennello, essendo quella a spruzzo di scarso interesse per il restauro, ma comunque non abbiamo la pretesa di essere i depositari della verità assoluta: pertanto non stupitevi se altrove troverete descrizioni diverse.

Invitiamo comunque a non scoraggiarsi davanti a insuccessi: la gommalacca pur richiedendo una certa abilità nell’applicazione, è completamente reversibile, pertanto se proprio il risultato è inaccettabile, può essere tolta facilmente e senza danneggiare il legno.


Quindi al peggio è solo una questione di tempo e pazienza.

Curiosità

Come noto, la lucidatura a gommalacca è un arte di antica tradizione cinese e in Italia furono i veneziani , nel Settecento a produrre i lavori più pregevoli.
Riguardo alla lucidatura, i primi eseguivano il lavoro all’interno di grotte per usufruire di un ambiente privo di polvere e a temperatura costante. Un lavoro poteva durare anche alcuni mesi. I secondi, erano soliti eseguire il lavoro su imbarcazioni ormeggiate in mezzo alla laguna per evitare di lavorare in ambienti polverosi.

Lucidatura a tampone

Questo è il metodo di applicazione per eccellenza, sviluppato secoli fa dagli ebanisti Francesi, e qui proposto in una versione semplificata rispetto ai testi sacri. è anche il metodo che garantisce la più alta lucidità del mobile, ma, ovviamente, tutto ha un prezzo.

Si parte da una gommalacca al 25% di densità che poi la si diluirà ulteriormente secondo la fase di lucidatura e da un numero sufficiente di tamponi. Attenzione che questi tamponi devono essere di tessuto che non lascia cascami (vanno molto bene pezze di lino).

Procedura

Per una buona riuscita della finitura a gommalacca, è indispensabile che la superficie del mobile sia stata adeguatamente preparata, che tutte le operazioni precedenti siano state eseguite con cura, soprattutto la carteggiatura finale delle parti stuccate. Non illudetevi che qualche imperfezione potrà essere nascosta dalla lucidatura, al contrario, questa le metterà in evidenza.

Le fasi da eseguire per la lucidatura sono:

Chiusura del poro: Una buona lucidatura deve prevedere la chiusura del poro del legno. I professionisti chiudono questi pori utilizzando solo ed esclusivamente gommalacca che, lavorata in continuazione, viene compressa all’interno dei pori fino a chiuderli.

Esiste anche un altro metodo, che prevede l’uso di polvere di pomice che viene compressa all’interno del poro dove rimane imprigionata dalla gommalacca che poi si secca.

Lucidatura: Generalmente si pensa che questa fase, che inizia dopo la chiusura del poro, ha lo scopo di lasciare un leggero film di gommalacca sulla superficie. Devo fare notare però che molti professionisti asseriscono che la lucidatura non avvenga per stesura di un film, ma per effetto della chiusura dei pori esclusivamente con gommalacca. Pertanto, si potrebbe supporre che, la lucidatura (successiva alla chiusura dei pori con polvere di pomice) avvenga per effetto della chiusura di ulteriori micropori.

Brillantatura: Questa fase ha lo scopo di rendere brillante,  con effetto a specchio, la lucidatura precedentemente effettuata.

Preparazione del tampone

Tagliate un pezzo di tessuto in lino quadrato di circa 20 cm. di lato che costituisce la parte esterna del tampone. Prendete poi un pezzo di tessuto in lana la cui grandezza dipende dal tampone che si vuole realizzare. Ci si procura una tazza (tipo quelle grandi da colazione), si versa dentro la gommalacca, si immerge la pezza di lana, la si strizza bene in modo che non sgoccioli, la si mette al centro della pezza di cotone e questa la si rigira ottenendo il tampone pronto per l’uso. Chiaramente si dovranno usare guanti in lattice monouso.

Chiusura del poro con pomice 

Ha lo scopo di otturare i pori del legno per rendere più liscia  la superficie. Infatti se si guarda in controluce un legno nuovo o sverniciato, si intravedono i pori aperti che riflettendo in modo non omogeneo la luce sulla superficie da l’effetto di una lucidatura non perfetta.


Per un’operazione ortodossa, la chiusura dei pori si effettua esclusivamente con gommalacca.

Questa fase va sicuramente eseguita nelle parti che sono state reintegrate con legno nuovo. Le parti originali, già lucidate e che magari non sono state sverniciate non necessitano di questa prima fase in quanto dovrebbero avere il poro già chiuso.

La concentrazione della gommalacca usata in questa face è abbastanza diluita, infatti è di 2 litri di alcool con 1 etto di gommalacca.

La polvere di pomice va “spolverata” sulla superficie (non va messa sul tampone), e col tampone occorre sottoporla ad una energetica frizione al fine di farla penetrare nei pori. La polvere si bagna di gommalacca, penetra nei pori e li chiude come una sorta di stucco. Infatti quando la gommalacca si asciuga, questa si indurisce ed elimina l’effetto inestetico del poro.

Nel passare il tampone, occorre imprimere a questo molta forza, descrivendo ampi cerchi. Se ci si accorge che il tampone fa fatica  a scorrere, conviene effettuare alcune passate con gommalacca molto diluita senza aggiungere pomice sulla superficie. Bisogna prestare molta attenzione affinché non rimangano tracce di pomice in superficie per non correre il rischio di ritrovarsi con delle macchie biancastre a fine lucidatura.

Il procedimento della Pomiciatura va ripetuto per alcuni giorni fino a che , guardando in controluce il piano, non lo si veda completamente liscio. Sarà comunque la natura del legno più o meno poroso a determinare la quantità di mani necessarie.

Questa operazione, per così dire preliminare, non va affatto sottovalutata al fine di ottenere un buon risultato finale.

Lucidatura 

Dopo la fase di Pomiciatura con la quale si è preparato il fondo, è necessario lasciare passare almeno un paio di giorni prima di iniziare con la fase di lucidatura questo per permettere alla gommalacca data precedentemente di asciugarsi in modo definitivo: diversamente il passaggio del nuovo tampone rimuoverebbe la pomice dai pori.
Per la lucidatura va senz’altro usato un tampone nuovo, non usate quello impiegato per la Pomiciatura.

La lucidatura si realizza stendendo la gommalacca sul legno con l’uso del tampone: l’alcool contenuto nella soluzione evaporando lascia solo un sottilissimo strato di gommalacca che al contatto con l’aria indurisce mettendo in risalto le venature ed il colore del legno, dando a questo l’aspetto lucido che vogliamo ottenere. Se una soluzione densa di gommalacca porta a formare in meno tempo lo strato lucido, è comunque  meglio usare una soluzione più diluita, dedicando più tempo per stendere più mani che formeranno una pellicola più aderente al legno evitando di scagliarsi.
In questa operazione non bisogna assolutamente avere fretta, per ottenere un lavoro veramente soddisfacente occorre lasciare trascorrere, tra una mano e l’altra un paio di giorni in modo da permettere alla gommalacca di indurire meglio. 

Dopo aver bagnato bene il tampone, come descritto precedentemente, lo si strizza in modo che non sgoccioli si inizia a lucidare seguendo le venature del legno, senza ripassare dove si è appena applicato e senza mai fermarsi sulla superficie.

Prima passata: col tampone si seguono le venature

Se la superficie da lucidare è ampia, si inizia da una parte e sistematicamente ci si porta su lato opposto per poi ritornare sull’altro lato continuando in modo ininterrotto la lucidatura. 


Solo quando il tampone comincia ad asciugarsi opponendo una certa resistenza, allora lo si fa scivolare via velocemente da uno spigolo, senza alzarlo dal piano per evitare bruciature.

Seconda passata: col tampone si disegnano degli otto

Nella mano successiva, si cambia movimento, disegnando degli otto. Si parte da un lato della superficie  e si procede, senza sosta fino al lato opposto.

Terza passata: col tampone si disegnano una serie di cerchi continui

Quando il tampone è asciutto, si ricarica nuovamente di gommalacca, poi si ricomincia cambiando ancora movimento, questa volta si disegna col tampone una serie di cerchi contigui

Le varie passate vanno fatte alternando questi movimenti fino ad ottenere un risultato soddisfacente.

Nella progressione delle diverse mani, conviene usare gommalacca sempre più diluita. Ricordatevi che per “mano” di gommalacca, non si intendono quelle fra una ricarica del tampone e l’altra, ma quelle fra un giorno e l’altro.

Prima di iniziare a passare una nuova mano, tutta la superficie va attentamente spagliettata con paglietta finissima e poi deve essere accuratamente ripulita da tutta la polverina che verrà prodotta nella spagliettatura.
In genere,  tre o quattro mani saranno sufficienti per ottenere un buon lavoro.

Possibili errori

Velatura

E una patina bianca dovuta al freddo e all’umidità, in questo caso bisogna portare il mobile in un locale caldo e lasciare asciugare; se permane spagliettarlo con vigore con lana d acciaio fine e ripetete la lucidatura.

Trasudazione

E dovuta ad un eccesso di olio paglierino, che puo essere asportato con il tampone con energici movimenti rotatori.

Opacità

E dovuta ad un eccesso di gommalacca impressa col tampone, trattare la superficie sempre con lo stesso tampone ma con gommalacca maggiormente diluita in alcool con energici movimenti. 

Brillantatura o lucidatura a specchio

La fase della brillantatura, è una fase molto delicata, perchè dopo questa vi sarà l’operazione finale extralucida con alcool a 95°C .

Sciogliere 50 gr. di scaglie di gommalacca in 1 litro di alcool a 95°C meglio a 99°C ma questo costa, dentro una bottiglia preferibilmente di vetro, si tappa e, di tanto in tanto si agita il prodotto in modo da farlo sciogliere bene.

Lo lascia riposare per 24 ore quindi si filtra il tutto.

Non si usa  più la paglietta, perchè la spagliettatura viene eseguita solo nelle prime fasi di lucidatura.

Al tampone, bagnato con soluzione di gommalacca, si aggiungono 2 gocce di olio paglierino direttamente sul tampone .

IL movimento della mano deve essere rotativo e, in tutte le direzioni compreso quelle delle venature, la pressione della mano in questa fase deve essere più leggera rispetto alla prima lucidatura Dopo diverese passate si lascia asciugare per almeno 24 ore.

A questo punto si costruisce un nuovo tampone ben pulito per eseguire la fase extralucida con alcool 95°C. Questa operazione è estremamente delicata e pericolosa, perchè possiamo rovinare tutto in in attimo se si abusa con l’alcool , e quindi saremo costretti a rifare tutto. In gergo si dice che abbiamo “BRUCIATO” la lucidatura perchè si opacizza tutto .
Il nuovo tampone deve essere appena inumidito di alcool Assolutamente Non Bagnato, e di seguito aggiungere una goccia di olio paglierino avvolgere il tutto con un tessuto pulito di cotone e, cominciare velocemente a lucidare questa volta con movimento parallelo alla  venatura. Eseguire questa operazione fino a quando non vi saranno più tracce di olio e la superficie risulti ben lucida e asciutta . 

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