Manuale di Pittura

Cos’ è per me l’ arte

Secondo me ci sono due tipi diversi di espressioni artistiche: 
le opere decorative, e sono quelle puramente estetiche, che non hanno pretese di dire chissà-che-cosa, ma sono soltanto un puro esercizio di tecnica. E ci piacciono perchè adornano gli spazi del nostro vivere quotidiano… Pensiamo ad esempio ai trompe d oleil, ai mobili dipinti, agli stencil, al decoupage… e volendo anche alla pasta di pane.   
le opere d’ arte, e sono quelle che abbinano pathos ed estetica: ovvero sono opere che ti coinvolgono molto dal punto di vista sentimentale, per l’originalità o la forza del messaggio che l’artista è riuscito a dare; ed allo stesso tempo sono realizzate con una tecnica rigorosa, senza ingenuità, errori di composizione…
C’ è un enorme differenza tra un quadro eseguito con delle ingenuità e degli errori di prospettiva, di composizione… ed un quadro dove l’autore ha volutamente stravolto le regole della rappresentazione per motivi legati al significato del quadro stesso.
Bisogna prima conoscere e saper usare le regole del disegno della prospettiva e della raffigurazione degli oggetti e delle persone e poi si può percorrere la via dei pittori astratti, impressionisti, espressionisti… originali… e tutti coloro che, per dare più impatto alle loro opere, stravolgono le regole.
Pensiamo a Chagall, a Kandinskj Picasso e tanti altri come loro. Ad una prima superficiale analisi può sembrare che essi ignorino le regole del disegno e della raffigurazione, in verità proprio perchè le conoscevano hanno saputo stravolgerle così bene. Se invece vuoi subito ignorare le regole, rischi di diventare un pittore senza spessore.
E faticoso essere rigorosi, ma si impara a guardare gli oggetti, la natura, la luce in maniera diversa, e tante volte ci si accorge di cose che prima non si vedevano, e spesso si prende spunto proprio da queste osservazioni per stravolgere ad arte la struttura e dare più rilievo a certi dettagli…
Mi piace pensare all’artista, nel suo significato romantico, come colui che, per doti innate di sensibilità e acutezza, riesce a vedere dentro ed oltre la realtà fisica della natura, e a mostrare anche agli altri cosa c è dietro il velo della superficialità.
Tutti abbiamo le percezioni del mondo fisico, ed i moti d animo interiori, per cui siamo in grado di godere di una bella giornata in mezzo alla natura, o siamo in grado di soffrire odiare ed amare, e la nostra vita è un susseguirsi di esperienze fisiche ed interiori diverse che scatenano in noi vari gradi di coinvolgimento.
Il compito dell’ artista non è rappresentare fedelmente la realtà, altrimenti tanto varrebbe fotografare. L’ artista è colui che riesce a suscitare, rievocare situazioni e sentimenti, che sono nostri, perchè li viviamo, senza farci ripetere l’esperienza singola e a questo scopo è autorizzato a stravolgere, e distorcere le regole se necessario. Diciamo che dal rigore nasce anche l’ estro e l’originalità. Mi spiego meglio con alcuni esempi:
ci sono quadri di pittori impressionisti che riescono a rievocare perfettamente le luci, i colori della natura e ci “ricordano” qualcosa di simile che abbiamo vissuto; ancora ci sono quadri che riescono a rievocare stati d animo particolari: mi viene in mente adesso il quadro di Chagall, non ricordo il titolo, con i due sposi che volano uniti nel blu cobalto dell’amore, mentre una capra suona il violino: assurdo Incoerente Come l’Amore. E questi sono solo due esempi, che spero abbiano reso l’ idea.
In genere se prendiamo un pittore a caso, mediamente non tutti i suoi lavori sono “Opere d Arte”, alcuni sono semplici studi, schizzi, o decorazioni. Ci vogliono un sacco di disegni mediocri prima di arrivare ad un quadro notevole. Ma ci sono anche quelli, ed alle mostre li guardiamo lo stesso, perchè ci piace vedere l’uomo che c è dietro l’artista.
Io nel mio piccolo non posso vantarmi di produrre solo opere notevoli, anzi.
Per non parlare del fatto che le opere d arte richiedono molto tempo ed impegno, per cui talvolta mi piace non fare troppa fatica, e fare un po di decorazione, che comunque affina la mia tecnica. In genere la decorazione è utile per realizzare regali di Natale un po originali, e in genere sono apprezzati per quello che sono.
Perciò nel mio sito ed in questo spazio, non mi occuperò soltanto di Arte, perchè avrei poco da dire e molto ancora da imparare: vorrei scambiare idee, condividere con altri le mie esperienze nel lavorare con i colori, a qualunque livello, ed impararne di nuove…
Ci saranno temi che alcuni troveranno particolarmente interessanti ed altri no, ma io penso che condividere idee e tecniche sia il modo migliore per crescere personalmente.
Poi ciascuno di noi le metterà a frutto, secondo la sua sensibilità
 

Nuove frontiere dell’Arte

Con le tecniche grafiche si possono fare quadri di ogni tipo (dalla stile rinascimentale all’impressionismo o al contemporaneo più spinto, sia nei colori che nelle forme…) e poi stamparlo. Ci sono ormai molti artisti che usano questa tecnica anche con risultati molto interessanti quasi pittorici…
Il concetto di quadro sta cambiando moltissimo. Le nuove generazione stanno perdendo l’attenzione all’arte nel modo classico, i nuovi artisti sono i fumetti, la grafica, la pubblicità… che tutti frequentano quotidianamente..
La frontiera si sposta, ma i risultati conquistati non vanno perduti
Sinceramente io penso che una stampa non valga un quadro. Se confrontiamo la stampa di un quadro di Leonardo o Botticelli o certi fiamminghi olandesi con il quadro originale non c è confronto. Con il pennello riesci a fare certi effetti che una stampa non può riuscire a rendere, il colore non è semplicemente il riempitivo di certe aree del quadro, ma è materia e con il pennello o altri strumenti si può plasmare in modo da fargli quasi assumere l’aspetto e la consistenza dell’oggetto che raffigura.
Anche se le tecniche grafiche stanno facendo passi da gigante, e non escludo che si possano ottenere risultati apprezzabili ed anche di pregio, non sono tuttavia sostituibili alla tecnica antica della pittura.
Il concetto di arte stessa effettivamente sta cambiando moltissimo, perchè disponiamo di nuovi strumenti e tecniche che prima non avevamo, e sempre nuove creazioni si potranno aggiungere a quello che chiamiamo Arte.
Ma nessuna delle tecniche può sostituirsi all’altra. Altrimenti con l’avvento della fotografia i pittori sarebbero tutti dei falliti. 😉
Ci sono tante tecniche, tanti mezzi espressivi con cui toccare il cuore, tutte vengono validate dal giudizio del tempo e degli uomini… Sono tutte nuove forme di espressione artistica: accogliamole, facciamo delle mostre, andiamo a vederle commentarle, pubblichiamo rencensioni, tutto quello che vogliamo. E, come se qualcuno avesse inventato e costruito un nuovo strumento musicale, ascoltiamo il suono che ne esce, e accogliamolo nell’orchestra, ma non gettiamo via i vecchi strumenti, che sapevano suonare le corde del nostro cuore.   
 


Manutenzione dei Pennelli

I pennelli sono fatti con peli di animale (bue, martora) oppure sono fatti con peli sintetici.
Per quanto riguarda la scelta tra i due tipi di pelo, sintetico o di animale, non esiste una regola ben definita: quelli sintetitici dovrebbero essere usati per l’acquerello o la tempera, come ottima alternativa a quelli di martora, che sono molto costosi. Per l’olio si usano di solito quelli di bue o quelli di setola di maiale, quando la superfice da dipingere non è liscia.
L utilizzo dei vari pennelli dipende anche dalla praticità, da come uno si trova con quel prodotto, che effetti vuole creare….
Qualunque sia il tipo di pelo dei vostri pennelli è molto importante che non li lasciate per molto tempo abbandonati a sè stessi ed impregnati di pittura. Il colore si asciuga non soltanto sul vostro lavoro, ma anche sui peli dei pennelli (ovviamente), ed è difficile pulirli dopo che si sono seccati ed induriti.
Se state lavorando con colori ad acqua (tempere e acquerelli), ancora siete fortunati, perchè i pigmenti colorati ed asciutti si reidratano a contatto con l’acqua ed il colore si scioglie; un caso a parte sono le tempere acriliche, perchè seccandosi l’acrilico diventa una patina plastica inattaccabile che rovinerebbe il pennello, perciò bisogna pulire il pennello con acqua fredda e sapone dopo ogni seduta.
Se state lavorando con colori ad olio, la situazione si complica notevolmente e, anche se li lasciate a bagno per molte ore nell’acqua ragia, non tornano più morbidi come nuovi.
A questo proposito vi segnalo che esiste uno strumento per tenere a bagno per molte ore i pennelli nell’acqua ragia senza che essi “stiano seduti” sulle setole, come succede normalmente se li lasciate a bagno in un bicchiere. L’ ggetto in questione è una specie di secchiellino con il manico dotato di una spirale dove inserire i bastoni dei pennelli, così le setole sono sospese ed immerse nel solvente.
 Perciò è importante non permettere al colore di asciugarsi sul pennello.
Quindi, terminato il lavoro, pulite il pennello molto bene con l’acqua o con l’acqua ragia (a seconda del solvente dei vostri colori) e strofinate delicatamente con un panno morbido imbevuto del solvente. Se il colore ad olio dovesse essere particolarmente ostinato, o avete dimenticato il pennello sporco per diverse ore e si è indurito, potete usare il Diluente Nitro. Attenzione che è particolarmente tossico: non usatelo in locali chiusi e non areati, sviluppa vapori assai poco balsamici.

 
 
Quali Colori
Colori ad Olio o ad Acqua?

Tecnicamente la gran differenza sta tutta nel tipo di solvente:
I colori con solvente ad acqua come le tempere, gli acquerelli, gli acrilici hanno una resa molto veloce, e consentono di realizzare in pochi giorni o addirittura poche ore, il lavoro che vi siete prefissati, senza noiose attese che il colore asciughi, e potete dare sfogo alla vostra creatività, per così dire “di slancio”.

I colori ad olio sono più pastosi ed impiegano molto più tempo ad asciugare, però il fatto di dover aspettare vi permette di riflettere di più su quello che state facendo: sulla composizione in generale e sui colori che state scegliendo. Dovendo aspettare anche alcuni giorni, perchè il colore asciughi, siete per così dire obbligati a “guardare” il vostro lavoro con occhio critico. Lo mettete in qualche posto ad asciugare e spesso, anche mentre state facendo altre cose, ci passate davanti e riflettete, non potete metterci mano, eppure in testa già state lavorando, vero? Già state rimuginando se vi piace la luce che gli avete dato, se la composizione è coerente o se ci sono delle ingenuità. Oppure lo guardate con soddisfazione perchè è esattamente come volevate che fosse, e già pensate al prossimo passo. Io li considero molto didattici, proprio per questo motivo.

Dipende molto dal vostro carattere o dal vostro stato d’animo il tipo di colore che preferite.
Se siete veloci a creare la composizione e amate l’immediatezza e volete vedere in fretta la vostra idea realizzata, probabilmente preferite i colori ad acqua. Gli acquerelli per eccellenza sono i colori più veloci, ed anche i più impietosi, nel senso che non vi consentono errori nè ripensamenti. Le tempere sono rapide ad asciugare, ma consentono ripensamenti e correzioni, ed allo stesso modo i colori acrilici, per cui hanno il duplice vantaggio di essere veloci e di permettere correzioni.

Se invece siete persone riflessive, che amano rimuginare molto in testa il lavoro, prima di dipingere veramente, amate sicuramente i colori ad olio.
MA questa categorizzazione non è assoluta, è riferita al mio modo di sentire quando dipingo con uno o con l’altro tipo, altri possono avere impressioni diverse.

Io usavo moltissimo i colori ad acqua, ma ultimamente sto apprezzando molto quelli ad olio, proprio perchè mi obbligano a riflettere più a lungo e ad evitare errori di ingenuità, sicchè devo fare anche meno correzioni. In base alla mia esperienza, quando ho in testa molto chiaramente il soggetto, voglio la rapidità dei colori ad acqua. Ma spesso non ho in mente un’idea precisa del soggetto, ne ho solo un’idea vaga idea, ma soprattutto ho le idee chiare sul colore predominante e la luce che vorrei avesse la composizione, e poi, man mano che lavoro scopro il mio quadro. Ed in questa situazione è molto utile utilizzare i colori ad olio, perchè quasi “ti gusti” i colori mentre li stendi prima ancora che la composizione abbia dei confini…
Con questo non voglio dire che i colori ad olio sono meglio di quelli ad acqua, perchè ogni opera nasce con la sua urgenza di vivere alla svelta, o la sua necessità di riflessione. Sta a noi capire, quando è soltanto un’idea nella nostra testa, con quali mezzi realizzarla.

Ora parliamo più tecnicamente:

Marche di colori

Per quanto riguarda i colori ad Olio le marche migliori sono queste:
“Mussini” della Schmincke :  sono molto cari, tuttavia i colori hanno una ricca gamma di tinte, inoltre poichè sono composti da resine ed olio, hanno una bella consistenza anche quando usati puri. I colori trasparenti di questa marca (bruno ossido, giallo ossido e rosso ossido), permettono effetti bellissimi di patine antichizzanti, velature etc.

“Lefranc” : Sono validi quanto i precedenti, e la pasta che li compone è molto oleosa. Potete metterli su carta assorbente, se non vi piace la loro consistenza.

“Maimeri” : Sono dei buoni colori di serie A, C e studio, e sono ottimi, mescolati ad altri.

“Winsor & Newton” : Sono eccellenti colori ad olio, del livello dei Lefranc, forse migliori. La stessa casa produce anche un gamma di colori ad olio con resine alchidiche, che hanno la stessa resa dei colori ad olio, ma asciugano al tatto in un’ora e totalmente in 24 ore. Sicchè avete la bellezza dei colori ad olio con i vantaggi dei colori acrilici. Inoltre, sempre di questa marca trovate lacche e vernici che contengono resina alchidica: sono utili per ottenere certi effetti in rilievo, come nei dipinti fiamminghi (pensate alle nature morte, o certi vasi da fiori…)

Per quanto riguarda i colori Acrilicile marche migliori sono queste:
“Polycolor” della Maimeri Sono tempere acriliche in vasetto, ottime per preparare rapidamente i fondi.
“Liquitex” Massima qualità.

 Differenza tra colori da studio e quelli per artisti

La differenza sta nella qualità dei pigmenti con cui è composto il colore: ad esempio il Rosso di Cadmio acquistato nella gamma “Studio” sarà una imitazione, ovvero una sostanza ottenuta mediante un procedimento ed ingredienti più economici rispetto all’originale Solfuro di Cadmio.
Di conseguenza le tinte preparate in questa maniera (economiche) sono inferiori come resa rispetto alle pregiate, sia come potere coprente, sia come resistenza alla luce.
E vero che i colori di buona qualità sono anche molto cari.
Alcuni colori inoltre sono molto sensibili, vi consiglio di acquistarli di buona qualità: rosso di cadmio, blu cobalto, verde di cadmio, invece non c’è molta differenza di qualità per quanto riguarda le terre ed i bianchi, e potete anche prenderli più economici.
Inoltre se decidete di prendere i colori economici, scegliere le sfumature più chiare (es. rosso di cadmio chiaro) perchè volendo si possono sempre scurire, mentre il contrario riesce male e intorbida la tinta.
I Colori sono Tossici?
I colori in commercio una volta erano tossici. Ed era sconsigliato stenderli con le dita. In particolar modo i seguenti colori erano nocivi alla salute a causa del forte contenuto di piombo o altre sostanze più o meno velenose:

Il CINABRO = Solfurio di Mercurio.
I colori a base di Zinco, Antimonio come il GIALLO di NAPOLI.
Quelli a base di cromo come i GIALLI, ROSSI, e i VERDI di CROMO (Antimoniato di Piombo).
VERDE VERONESE, VERDE MINERALE, VERDE INGLESE e MALACHITE (il Verde Veronese contiene Arsenicato di Rame).
Il BLU DI PRUSSIA (Ferrocianuro di Potassio, più pericoloso del piombo)
I GIALLI di CADMIO e di BARITE, il ROSSO di SATURNO (ossido di Piombo).
la BIACCA e il BIANCO di KEMNITS (Carbonato Basico di Piombo)
 
Molti dei colori che ho elencato non sono più in produzione, le grandi marche non vogliono prendere rischi… ad esempio i gialli di cromo, etc. non si producono più da almeno vent’anni. Il piombo proprio a causa della sua tossicità non è più utilizzato per la produzione dei colori ad olio, con la sola eccezione del bianco di piombo. Tale bianco (carbonato basico di piombo) è detto anche bianco d’argento e si produce ancora per esigenze particolari (restauro etc.), ma non è più indispensabile alla pittura. Si può utilizzare tranquillamente il bianco di titanio, che è un ottimo sostituto, anzi il miglior bianco in circolazione.
A me è capitato talvolta di stendere i colori con le dita, perchè con il pennello non riuscivo ad ottenere particolari effetti. Secondo me se dipingessi tutto il giorno tutti i giorni con le dita probabilmente il colore mi sarebbe nocivo, ma siccome mi capita talvolta soltanto, dubito mi faccia davvero male…
Come norma generale vi consiglio di lavorare in un luogo con sufficiente aria; dopo aver terminato di lavorare, lavarsi prima le mani con acqua e un buon sapone (quello dei panni o quello comune delle mani vanno benissimo), quindi, asciugate le mani, prendere uno straccetto o carta scottex leggermente inumiditi con trementina o diluente e strofinandosi le mani togliere le eventuali tracce di colore. Con questo sistema il lavaggio con sapone compie una “sgrassatura ” preliminare e si evita di far assorbire alla pelle troppo diluente…

Teoria del Colore
 
Teoria Classica elaborata da Newton

Gli oggetti e gli ambienti che ci circondano sono in gran parte colorati. Ciò dipende dal fatto che la luce si diffonde attraverso onde di diversa lunghezza: ad ogni onda corrisponde un colore. La differenza tra colore e non colore è spesso labile e soggettiva: la conoscenza della teoria dei colori è affascinante e varia…

Il nostro occhio percepisce solo una piccola parte delle onde luminose esistenti in natura; a questa corrisponde uno spettro di sette colori: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’ìndaco e il violetto.

prisma

 Il fisico inglese Isaac Newton dimostrò, nel 1672, che la luce, che vediamo bianca, è in realtà composta dai sette colori dello spettro solare. Nel suo esperimento Newton fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo. Il raggio si scompose così nei sette colori dello spettro solare, dimostrando che il bianco è la somma di quei colori.
Una cosa simile accade nell’arcobaleno: la luce che passa attraverso le piccole gocce d acqua, sospese nell’aria dopo una pioggia, si scompone nei sette colori dello spettro (con tutte le relative gradazioni intermedie).

Deriva quindi questa osservazione: l’oggetto che riflette tutte le onde luminose appare bianco (bianco = somma di tutti i colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde, senza restituirle ai nostri occhi, viene visto dai nostri occhi nero (nero = assenza di colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde tranne uno, ha il colore corrispondente a quell’unica onda ( ad esempio: un oggetto che non assorbe il verde, viene visto dai nostri occhi verde).

Per questa ragione alcuni artisti definiscono il bianco e il nero non colori perché il bianco è dato dalla somma di tutti i colori, il nero dall’assenza di colori.

La Suddivisione dei Colori

I Colori si suddividono in PRIMARI, SECONDARI e TERZIARI.
I colori PRIMARI: ROSSO, BLU e GIALLO

Questi sono chiamati Primari, perché non sono ottenibili dalla mescolanza con altri colori.

primari

Mescolando due colori primari, in parti uguali, se ne ottiene un terzo definito SECONDARIO:

 

Mischiando due primari in quantità diverse, si ottiene un colore TERZIARIO come in questo esempio:

 

Tutte le tonalità intermedie si ottengono variando le proporzioni dei colori mescolati: ad esempio mescolando rosso e giallo si ottiene un arancio tendente più al rosso o più al giallo a seconda che sia maggiore la quantità del primo o del secondo

 
Colori Complementari
cerchio

 
Per mostrare come i colori entrino in relazione tra loro, si usa il cerchio cromatico. Si definiscono complementari i colori che si trovano in posizione opposta sul cerchio cromatico.
sono complementari:
il rosso e il verde
il giallo ed il viola
il blu e l’ arancio.
Se si accostano i colori complementari si ottiene un effetto di massimo contrasto: i due colori acquistano forza cromatica rafforzando a vicenda la luminosità di entrambi.
Se si pone un colore luminoso al centro del suo complementare meno luminoso, l’effetto di contrasto e di complementarità è particolarmente evidente.

 

Per scurire un colore, si deve mescolare ad esso una piccola quantità del suo complementare, e non il nero, come si potrebbe pensare. Il nero infatti, contiene tutti i colori primari, perciò *vira* il colore anzichè scurirlo. Per esempio rosso + nero = marrone. Per schiarire un colore si utilizzano il bianco o il giallo.
 

Le Esperienze sul colore

La teoria classica elaborata da Newton è stata generalmente accettata come modello teorico. Ma, come già abbiamo visto precedentemente, è l’esperienza la vera regola con cui creare. Diciamo che l’ arte è una scienza empirica. Perciò ogni teoria deve essere verificata, e non si deve prenderla come vera in assoluto, altrimenti si potrebbero trarre conclusioni errate.

L idea che il nero non sia un colore e che non vada usato per scurire, è stata introdotta dagli impressionisti e si èdiffusa in seguito. Ma è falsa se presa in senso assoluto. È vero che il nero non è uno scuritore generale, e che tende a virare i colori che si vogliono scurire, ma non si può abolirlo dalla tavolozza, è un colore come tutti gli altri e va usato dove ci vuole, e mescolato in modo corretto assieme agli altri.

A questo proposito così scriveva Van Gogh:
“Il bianco ed il nero hanno un loro significato, una loro motivazione e quando si cerca di eliminarli, il risultato è un errore: la cosa più logica è di considerali come dei neutri: il bianco come la più luminosa unione dei rossi, azzurri, gialli più chiari, e il nero, come la più luminosa combinazione dei più scuri rossi, azzurri e gialli.”

Anche l’ idea di mescolare ad un colore, per scurirlo, il suo complementare, è valida solo su un piano teorico. Nella pratica si usa spesso o la stessa tinta ma più scura, o proprio il nero, o il bitume (che dà sfumature bellissime). Oppure se si vuole scurire abbassando il tono, si può usare della terra verde, che ha la proprietà particolarissima di non modificare la tinta scurita.

Come al solito credo non ci sia una versione unilaterale sull’argomento, che chiuda definitivamente la discussione. E meno male Penso che in ogni teoria ci sia una parte di vero, nel senso che se la conosci, ti aiuta ad apprezzare meglio gli effetti che certi pittori sono riusciti a dare, e allo stesso tempo a ripetere la tecnica nel contesto appropriato.

Anche per quanto riguarda l’uso dei colori primari, la pratica attenua un po il postulato teorico secondo il quale a partire dai tre colori primari possiamo ottenere praticamente tutti gli altri per mescolanza… Nessuna mescolanza può sostituire il pigmento specifico: la sua intensità e luminosità. Per questo esistono pigmenti pregiati e meno pregiati ed è sempre meglio scegliere le sfumature più chiare di un medesimo colore, e poi scurirle se necessario.

Colori Caldi e Freddi

La distinzione tra Colori Caldi e Freddi viene fatta in base all’intonazione che psicologicamente evoca un colore: le sfumature che tendono al rossiccio, al giallo, e ovviamente gli stessi gialli e rossi, sono considerati colori “caldi” perchè evocano il fuoco, il sole… le sfumature che tendono al blu e al verde sono considerati colori “freddi” perchè evocano l’acqua, il cielo…
Tuttavia la distinzione non è così rigida in verità, non tutti i blu sono freddi.

 

Un modo per capire se un colore è caldo o freddo consiste nello schiarirlo con un bianco: ad esempio se schiariamo con uno stesso bianco il blu cobalto ed il blu oltremare ci accorgiamo che l’oltremare “squilla” rispetto al cobalto che è più “tenue”: blu oltremare è “caldo” perchè più tendente al rossiccio rispetto, ad esempio, al blu cobalto. Analogamente possiamo verificare con questo criterio che esistono anche i neri caldi e freddi: il nero avorio, ad es., è un nero caldo, il nero di vite e il nerofumo sono neri freddi.

E i viola? Sono caldi o freddi?

Dipende: Il viola più tendente al rosso è caldo, il viola con predominanza blu è freddo.
MA ancora non è finita, secondo me dipende sempre dal confronto contestuale: dipende dalla scelta di colori che avete fatto per il vostro quadro, i colori accostati si influenzano l’un l’altro ed un colore diventa più freddo o più caldo rispetto a quello che gli sta vicino. Perciò non vi è una distinzione rigida, ma un continuo trasformarsi, un continuo divenire, che dipende da quello che voi avete realizzato sulla tavolozza.

Sapendo questi fatti tecnici, come possiamo sfruttarli nella realizzazione della nostra idea?
Ovvero con che criterio decideremo di usare un tono caldo o freddo e in che proporzione?

Possiamo decidere di usare solo colori caldi o solo colori freddi per realizzare il quadro, per particolari motivi estetici e psicologici. La scelta allora dipende dall’impatto che vogliamo dare all’immagine. Ad esempio, mi viene in mente il quadro del Segantini (perchè l’ho appena visto di persona) intitolato ” le due madri”: il soggetto è ambientato in una stalla, c è la paglia sul pavimento e c è una luce di una lanterna che dona sfumature diverse di giallo ai fili di paglia. Si vedono una mucca con il suo vitello ed una donna addormentata con un bambino piccolo in braccio. La scena descritta è molto affettuosa ed evoca sentimenti di amore e tenerezza, immagini di focolare domestico, casa, famiglia… l’artista ha scelto una predominanza di colori caldi, con un preciso scopo. Un altro soggetto, con un altro significato poteva indurre l’artista ad utilizzare una predominanza di colori freddi.

Oppure ancora la scelta che facciamo dei colori caldi e freddi può essere motivata da ragioni fisico-atmosferiche: quando si dipinge un paesaggio, gli oggetti vicini si vedono nel loro colore corretto, man mano che gli oggetti si allontanano dall’osservatore vengono sbiaditi dall’aria che c’è  tra l’ osservatore e l’ oggetto. Come se ad ogni passo venisse aggiunto un velo tra l’occhio e l’ orizzonte.

Dice Leonardo, nel suo trattato della pittura, che più le cose sono lontane, più divengono azzurre a causa dell’aria che si interpone. Sicchè i colori caldi vengono virati, e “sopravvivono” soltanto i colori freddi.

Percezione e Rappresentazione 

Nel precedente capitolo abbiamo parlato dell’uso dei colori caldi e freddi, e di come dosarli strategicamente. Abbiamo visto che si può scegliere di usare solo toni caldi o solo toni freddi per trasmettere un preciso messaggio con l’opera, oppure la scelta può essere subordinata a motivi fisico atmosferici (prospettiva aerea gli oggetti lontani hanno colori freddi), oppure ancora scegliamo di sovrapporre colori caldi e freddi per ottenere maggior risalto.

Secondo me vi è ancora una strategia di utilizzo dei colori, che non abbiamo ancora discusso, e che potrei definire di “percezione e successiva rappresentazione”

In che modo percepiamo la realtà che ci circonda?

La percezione che abbiamo del mondo fisico non è per noi soltanto una passiva raccolta di informazioni attraverso i sensi, ma un continuo processo di costruzione di modelli e categorie. Mi spiego meglio: non ci limitiamo a vedere modelli di luce, oscurità e colore, ma organizziamo questi modelli di stimolo in modo da vedere oggetti che per noi rivestono un significato ed abbiano un nome che li identifichi. Ogni nuova esperienza ci porta a confrontare quello che abbiamo davanti con i modelli che abbiamo costruito con le esperienze precedenti, in modo da poter riconoscere e identificare l’oggetto come qualcosa di nuovo o di simile ai modelli. Come conseguenza siamo portati ad organizzare il mondo fisico in categorie rappresentative. Facciamo un esempio; da quando siamo nati abbiamo visto moltissimi cavalli, diversi per colore del pelo, statura, età… e ci siamo fatti un idea di come deve essere fatto un cavallo, sicchè ogni volta che ne vediamo uno di nuovo lo riconosciamo, quello è un cavallo, appartiene alla categoria cavalli, e andrà immediatamente ad aggiornare le caratteristiche identificative che abbiamo stilato nel corso delle precedenti esperienze per costruirci in testa l’idea, il modello, la categoria “Cavallo“.

Ma allora, se ad ogni nuova esperienza ci confrontiamo con i modelli che abbiamo costruito, la percezione che abbiamo del mondo fisico è influenzata in misura rilevante dalla conoscenza acquisita e dalle aspettative create da tale conoscenza. Facciamo ancora un esempio; i bambini leggono una parola lettera per lettera e dal suono che emettono risalgono al significato, gli adulti leggono la parola direttamente, riconoscono il disegno della parola perchè hanno avuto ripetute esperienze di quella specifica parola, già dal disegno, dall’ideogramma risalgono al significato. Spesso ci capita però di leggere una parola in fretta e interpretiamo male il significato, il disegno della parola ci trae in inganno. Vi è mai capitato di leggere “fischi” per “fiaschi”? Ecco quindi che il modello che abbiamo in testa ha influito sulla nostra capacità percettiva.

Dopo aver percepito un oggetto fisico, interpretato, riconosciuto e inquadrato in una categoria, come lo rappresentiamo? Come comunichiamo la nostra idea agli altri?

Se vogliamo rappresentare un cavallo, facciamo riferimento alla categoria che abbiamo costruito in testa e disegnamo quella, ovvero qualcosa che è una buona approssimazione di tutti i cavalli, e che tutti sapranno riconoscere e dire “quello è un cavallo“.

Ma se stiamo rappresentando un esemplare specifico della categoria “cavallo” , il cavallo che abbiamo sotto gli occhi adesso, non possiamo limitarci a disegnare la categoria, un animale con quattro zampe, una coda fluente la criniera…, dobbiamo rappresentare quel particolare cavallo, con i suoi dettagli che lo caratterizzano.

È questo l’errore più comune che ci trae in inganno quando lavoriamo copiando dal vero: vediamo l’oggetto, lo inquadriamo in una categoria, disegnamo la categoria. E non soltanto l’oggetto, ma addirittura i suoi colori. Mi spiego meglio, quando pensiamo ad una mela la pensiamo rossa o gialla o verde. Ma se fai una foto o un quadro ad una natura morta ti accorgi che i colori non sono così limitati, e ci sono tonalità di verde, di blu, di arancio… e tanti altri mischiati in modo che l’insieme è , e nello stesso tempo non è, una semplice mela rossa. Le categorie che abbiamo in testa ci portano a vedere il colore rosso, perchè sappiamo che le mele rosse, sono rosse, ma il riflesso della luce sulla buccia della mela è azzurro perchè di fianco alla mela c è un vaso azzurro ad esempio…

Per vedere gli altri colori, quelli che sfuggono alla categoria, bisogna per un attimo fare finta di non riconoscere l’oggetto, di non sapergli attribuire una categoria a cui esso appartiene con determinate caratteristiche di colore e forma, allora riusciremo a vederlo pulito dai pregiudizi e vedremo quante sfumature può avere anche l’oggetto più semplice.
Il discorso può essere ovviamente rovesciato quando vogliamo fare un quadro che rappresenti categorie riconoscibili e non esperienze contingenti. Allora non abbiamo un esempio davanti agli occhi da riprodurre fedelmente in tutte le sue caratteristiche, ma ci basiamo sul modello astratto che abbiamo in testa. Può essere divertente allora in questo ambito, stravolgere i colori del modello. Dal momento che non stiamo rapprensentando un esempio particolare con il suo colore particolare, possiamo permetterci di attribuirgli colori nuovi, colori che nascono dall’emozione che vogliamo trasmettere a chi lo guarda. Mi viene in mente un quadro di Picasso, niente paura non quelli astrattissimi, è il ritratto della sua amata che dorme su una poltrona rossa. La donna è stilizzata come spesso fa Picasso con le due metà del volto leggermente sfalsate e di colori diversi una rosa e l’altra verdina… sta sognando. Qui l’artista si è permesso addirittura di stilizzare il modello, la categoria e stravolgere i colori per rappresentare un pensiero, un sentimento…
 

L’ispirazione e la Ricerca di Modelli

 Il problema della ricerca di un soggetto che per noi abbia un significato ed un impatto emozionale e come rappresentarlo efficacemente
Ci sono delle strategie per trovare soggetti interessanti?

La scelta dei soggetti è, secondo me, direttamente correlato alle nostre capacità tecniche. Voglio dire: se abbiamo tante belle idee in testa, ma non sappiamo come realizzarle, abbiamo le mani legate, e viceversa, se abbiamo le conoscenze tecniche, siamo liberi nelle nostre scelte dei soggetti. Perciò non dissocerò mai le idee dalle tecniche.

La copia di un quadro

Molti artisti iniziano la loro carriera copiando quadri d’autore. Trovo che sia un’ottima idea.
Penso che copiare un quadro, e copiarlo bene, possa costituire un percorso didattico di apprendimento. Oltre che una sfida 😉 Se riuscite davvero a farlo bello come l’originale ;

Come abbiamo già detto altre volte, l’arte non è una scienza teorica, ma pratica, e le regole, le tecniche, i metodi si basano su esempi, su esperienze che hanno portato alla soluzione di determinati problemi di rappresentazione di ogni tipo di soggetti.
Per questo motivo, io penso che studiare le opere di altri pittori, che stimiamo e apprezziamo, possa essere un modo per trovare l’ispirazione. E studiare il lavoro di altri non si limita a vedere il risultato finale, ma, quando si può , anche la sequenza di lavoro, le tecniche, le fasi.

Guardare un altro pittore non necessariamente per copiare, ma anche per acquisire un metodo di risoluzione a determinati problemi di composizione e stesura del colore…


Una volta che abbiamo imparato a padroneggiare una tecnica che ci piace, o abbiamo visto come impostare l’inquadratura di vista di una composizione o come realizzare certi effetti, avremo occhi molto più addestrati a vedere cose straordinarie nel quotidiano che ci circonda. Se abbiamo la mente educata a vedere certi dettagli nei quadri di un altro pittore che ci piace, vedremo con occhiali nuovi la realtà e sappiamo anche trarre spunti interessanti da soggetti che prima sembravano insulsi, solo perché non li sapevamo guardare.

A me piace molto vedere una mostra, non solo per il piacere di vedere una cosa bella, che mi trasmette emozioni, ma anche per “imparare”. Nei quadri di un pittore non guardo solo il messaggio e la bellezza estetica, ma guardo anche
la scelta del soggetto: potrei ripeterlo cambiando il contesto…
dell’inquadratura: come ha organizzato l’architettura della prospettiva, dove sono i punti di fuga…

dei colori: ha scelto colori caldi o freddi per quel soggetto…
dei materiali: colori ad olio, tempere… perché uno o l’altro…

E queste cose si imparano anche copiando un quadro.
A volte anche ricalcare spudoratamente aiuta tantissimo a capire come è costruito un oggetto: come se la vostra mano si potesse addestrare ad un percorso guida.
Quando avevo 13 anni mi piacevano molto i cavalli (anche adesso 🙂 e li disegnavo a ripetizione su qualunque foglio mi capitasse a tiro. Avevo imparato a disegnarli ricalcandoli dai libri di fiabe, (lì ce ne sono davvero di stupefacenti) come erano fatte le gambe e la testa, il muso…
ovviamente viene fuori un disegno tipo “cartone animato”, ma è pur sempre una rappresentazione abbastanza univoca di un oggetto. E poi quando ho avuto occasione di vederne di veri, mi sono accorta di molti dettagli fisici, che confermavano il modello che avevo imparato.

Io penso che una fase essenziale per imparare a disegnare e dipingere consista nello studio dei lavori dei maestri. E copiare un quadro, anche solo ricalcare i contorni delle figure, o meglio ancora ripercorrere le tappe di esecuzione è una forma di studio. Una volta che si comprendono le tecniche e gli strumenti, viene anche più facilmente l’ispirazione dal quotidiano

Le Foto

Copiare il quadro di un altro significa interpretare con la nostra sensibilità, e le nostre capacità, l’immagine che un’altra persona ha prodotto, come riflesso, ancora interpretazione di qualcosa che ha visto o sentito.
Quindi l’oggetto originale è due volte interpretato. Quando non sappiamo disegnare e rappresentare un oggetto, facciamo bene a copiarlo da un altro che ha già fatto questo lavoro per noi. Però in questo modo potremmo trovarci a disegnare, copiando, qualcosa che non abbiamo mai effettivamente visto, e che non sappiamo come è fatto, e potremmo trovarci comunque in difficoltà.

Vi faccio un esempio, se ho visto con i miei occhi una barca a vela, e mi metto a copiare una barca fatta da un altro pittore, riconosco gli oggetti che l’altro sta rappresentando: le vele arrotolate, il cordame, il timone… e riesco a dargli un carattere ed un posto nella composizione, che sia coerente con la sua funzione.
Invece se non ho mai visto con i miei occhi un’armatura quattrocentesca, e la devo copiare dal quadro di un altro, potrei non riconoscere i pezzi che la compongono e che l’altro pittore ha rappresentato con certi colpi di colore e di luce… per me restano degli astratti colpi di colore e luce, e mi tocca dipingere un po’ alla cieca diciamo.
Perciò attenzione, quando si copia da un altro quadro.

Una fonte indubitabile di ispirazione è la natura stessa: uscire all’aria aperta, possibilmente in mezzo alla natura e dipingere le meraviglie della primavera …. bellissimo, no?
Però spesso ci sarà capitato di spendere un pomeriggio in un parco o in un giardino, con il nostro armamentario appresso… magari dipingiamo anche, e comunque siamo vittime di un errore:
non importa quanto coinvolgente e bella sia un’immagine o un soggetto che ci interessa e vorremmo ritrarre, ma chissà perchè il nostro quadro non riesce a catturare tutta l’emozione che il paesaggio originale aveva suscitato in noi.

Oppure vaghiamo senza riuscire a trovare un soggetto davvero interessante. E alla fine torniamo a casa più depressi di un cane bastonato.
Io credo che il problema sia sempre lo stesso: educare gli occhi a guardare e cercare l’inquadratura, lo scorcio che meglio riassuma e sintetizzi le sensazioni che un certo posto può suscitare in noi.
Quando siamo a spasso in un parco, non soltanto la nostra vista, ma tutti i nostri sensi sono coinvolti ed eccitati da informazioni: sentiamo i richiami degli uccelli, il ronzio degli insetti, l’odore di terra e di erba tagliata e umida, il calore del sole sul viso, la luce che ci abbaglia, i colori….

Come possiamo pretendere che “fotografando soltanto” questo microcosmo col pennello, possiamo catturarne tutta la magia?
Abbiamo bisogno di uno stratagemma: di un’immagine abbastanza potente da sopperire alla mancanza degli altri sensi, abbastanza forte da far lavorare la mente del nostro ipotetico visitatore, perchè sia lui ad immaginare gli odori, i rumori…
Come trovare queste immagini così fortemente evocative?
Chiedetelo ai fotografi 😉

Davvero, non scherzo: un fotografo deve combattere contro questi stessi problemi, nella fase di scelta del soggetto, poi ovviamente dispone di altri strumenti, non ha il pennello, ha la macchina fotografica.

Se vogliamo imparare come trovare inquadrature interessanti, perchè non proviamo a guardare libri di fotografie d’autore? Anche in bianco e nero…
Io le trovo utilissime.

Se imparate a ragionare con una ipotetica macchina fotografica davanti agli occhi, vi accorgerete di molti scorci interessanti, molti soggetti particolari. Provate a trarre isporazione dalle foto d’autore, e magari, se riuscite, fatele voi stessi le foto dei soggetti che vi piacciono.
Vi descrivo un piccolo trucco per ottenere disegni corretti di soggetti:
Utilizzare la macchina fotografica per riprendere i soggetti che ci interessano.

Questa tecnica permette diversi vantaggi: anzitutto potete scegliere il soggetto abbastanza liberamente e rappresentarlo con comodo nel vostro laboratorio, poi l’impostazione della foto è un interessante esercizio di composizione; perché vedete il risultato in fretta e vi dedicate poi a dipingere solo quando vi soddisfa, infine permette una cosa veramente utilissima, cioè di abbinare la tecnica fotografica al computer per impostare il disegno di base del quadro. E quanti di noi non sono abilissimi nel disegno libero sanno quanto sia difficile questa fase.
Se si dispone di una macchina tradizionale le foto possono essere passate allo scanner, se disponete addirittura di una digitale tanto meglio.

Le foto possono essere quindi stampate in formato A4 (circa 20×28,5 cm), anche in bianco e nero, e da queste è molto facile riportare il disegno sul quadro con la tecnica della quadrettatura
 

Scorciatoie per il disegno preparatorio

Alcuni trucchi e scorciatoie per ottenere disegni preparatori anche quando non siamo abili disegnatori.


Come abbiamo già visto nel capitolo dedicato all’ispirazione artistica, la fase del disegno preparatorio può essere un vero problema, specialmente quando non conosciamo perfettamente le regole tecniche, pur avendo il buonsenso di capire quando un disegno sta in piedi o no.

La Fotografia

Abbiamo già visto che la fotografia può essere un validissimo strumento di aiuto: riprendendo con la macchina fotografica i soggetti di nostro interesse. Se poi scannerizziamo la foto e la stampiamo, anche in bianco e nero, siamo agevolati notevolmente nella fase di costruzione del disegno preparatorio.
Ma possiamo spingerci anche oltre nell’interazione tra fotografia e pennello.
Ritoccare le foto con il pennello
Una volta scannerizzata la fotografia che ci interessa, la possiamo stampare a colori e poi dipingerci sopra.
Ma come?
Un modo c’è: potremmo abbinare la tecnica del “Decoupage” alla pittura.
Il Decoupage è una tecnica di decorazione che utilizza immagini di carta ritagliate, da incollare e vetrificare con vari tipi di vernici trasparenti. I soggetti da ritagliare si possono reperire da riviste, fumetti, spartiti musicali, carte da regalo, cartoline, fotografie…
Vediamo come utilizzare questa tecnica nel caso specifico che stiamo trattando.
Con dello stucco sintetico stuccate la tavola di legno o di compensato che volete usare come supporto, in modo da tappare le porosità e scarteggiatela. (tutta la tavola anche dietro e sui bordi così non penetra umidità) Incollate la stampa della foto alla tavola (userei vinavil un po’ diluito con acqua in modo che sia facile spennellarlo) Quando il tutto è asciutto date diverse mani di vernice tipo flatting sulla carta e sul bordo della tavola e sul retro.
Almeno 5 mani aspettando che la vernice sia asciutta tra una stesura e l’altra.
Poi scarteggiate con grana fine. Ecco fatto, avete un’ottima superficie su cui dipingere, il disegno è già fatto, e la carta è resa impermeabile e inattaccabile.

Proiettare il disegno dal computer alla tela

Dopo aver scannerizzato la fotografia che ci interessa, la possiamo arricchire aggiungendo altre immagini prese da altre foto scannerizzate, elaborando il tutto per mezzo di programmi per la grafica su computer.

Sempre con il programma per la grafica ricaviamo i contorni delle immagini e poi per mezzo di un proiettore per PC, proiettiamo il disegno sulla tela del formato che desideriamo e lo ricalchiamo con il carboncino.

Anche in questa maniera dovremmo essere notevolmente agevolati nella costruzione del disegno.

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