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| Il Mobile - Le Fasi del Restauro | |||||||||||
| Scritto da AA.VV. | |||||||||||
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Le deformazioni, imbarcature e svirgolamenti di piani e gambe dei mobili, mettono a dura prova l'abilità del restauratore non solo dell'hobbysta, ma anche del professionista. La correzione delle deformazioni, devono porre rimedio ad una tensione naturale e costante dovuta alla espansione o restringimento delle fibre del legno. Questo movimento del legno è dovuto principalmente a: •variazioni atmosferiche (umidità , riscaldamento ecc.) •utilizzo di materiale scadente o non stagionato •insufficienti cognizioni tecniche dell'artigiano che ha costruito il manufatto. Spesso le deformazioni dei piani sono da imputare al fatto che essendo generalmente lucidati o lastronati solo dalla parte in vista, avviene che l'azione degli agenti atmosferici (umidità aria ecc.) agiscono differentemente sui due lati del piano. Â
 Se si ritiene di intervenire, facciamolo solo se il mobile non è di valore, diversamente affidiamolo ad un professionista.   Deformazione del piano di un tavolo: Se la deformazione interessa ad esempio il piano di un tavolo o comunque un piano fissato ad una carcassa rigida, si può intervenire come mostrato in figura: Con morsetti e con l'ausilio di un travetto robusto, si porta in perfetta planarità il piano. Â
 Si stringono lentamente i morsetti per evitare di spaccature. Eventualmente si bagna il piano dalla parte grezza al fine di ammorbidire le fibre e facilitare il raddrizzamento della tavola. Una volta messo in piano, si cerca di forzare la posizione in modo permanente con l'ausilio di angolarini che verranno incollati tra piano e fasce. Questo metodo risulta di semplice applicazione e moderatamente invasivo. Il risultato è il più delle volte soddisfacente soprattutto se il piano non è di elevato spessore.   Metodo delle "virtù teologali" : Questo metodo è così definito in un vecchio libro di restauro, e si spiega in quanto richiede molta fede e speranza (la carità la si fa poi al restauratore se non riesce). Â
 Non bisogna serrare troppo violentemente perché si rischia di spaccare in due il piano del tavolino e morsetti e tutori debbono essere usati in numero adeguato alla superficie. Si lascia quindi chiuso il pezzo nei morsetti per una decina di giorni. Quindi con molta fede e speranza lo si toglie dal serraggio e lo si rimonta. il nome del metodo deriva dal fatto che troppo spesso, dopo qualche tempo l'incurvatura ritorna, ed il sistema è adatto ad eliminare piccole imbarcature non gravi. Una variante al metodo, che aiuta molto la fede e la speranza, è quella di utilizzare un consolidante acrilico: una volta raggiunta la planarità si applica a pennello sul lato grezzo della tavola, il Praloid B72, iniziando da una soluzione al 10% fino al 20% - 25% (con incrementi del 5%). Prima di passare alla successiva applicazione a concentrazione maggiore si lasciano passare 4 - 5 giorni al fine di attendere la completa essiccazione della precedente applicazione. Anche dopo l'ultima applicazione attendete almeno una settimana prima di togliere i morsetti. Questo metodo, avvalendosi dell'effetto del consolidante, dovrebbe garantire una maggiore stabilità .  Sistema dei cunei: Il sistema descritto di seguito, può essere usato quando la deformazione è convessa rispetto la parte lucidata ovvero quando la parte sulla quale si deve intervenire è sul lato non a vista. Questo sistema è ben più invasivo e delicato del precedente anche se garantisce maggiori risultati. Occorre usare ogni attenzione per evitare di spaccare la tavola. Si consiglia di usare questo metodo solo su mobili di poco valore se non si ha una esperienza ben consolidata. Â
 A seconda delle dimensioni,  ci si può fermare anche a un centimetro o andare fino in fondo se una volta montato il piano non si vede il bordo. I tagli debbono avere profondità pari ai 2/3 dello spessore del piano da raddrizzare. Successivamente si usano morsetti e tutori come prima, sempre bagnando e con ancora maggiore cautela nel serrare i morsetti (poco alla volta e lentamente). Quando il pezzo sarà piano le fessure praticate si saranno un po aperte. Si prendono allora dei cunei di legno della stessa essenza, di lunghezza adeguata per chiudere le fessure, più profondi delle fessure da chiudere se ne possono usare anche due o più per fessura se i tutori impediscono di vedere tutta la lunghezza della fessura. Per avere tutta la lunghezza della fessura a vista, possiamo posizionare parallelamente alle fessure delle stecche sulle quali poggeremo le traverse da stringere con i morsetti (vedi figura). A questo punto si cospargono le sfilze a cuneo e le fessure di colla garavella calda, quindi si infilano nelle fessure, forzando leggermente con dolci colpetti. attenzione le sfilze a cuneo non hanno lo scopo di raddrizzare, ma di bloccare un eventuale ritorno della svergolatura, quindi non vanno battuti come chiodi. Alla fine si pareggia la superficie eliminando l'eccesso di legno dei cunei rispetto al piano. questo è il metodo che da più risultati ma è abbastanza delicato come intervento.Â
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Intervento sulle Deformazioni













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