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Materiali e reversibilità |
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| Il Mobile - I Materiali | |||||||||
| Scritto da Luciano Simonato | |||||||||
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 Reversibilità o removibilitàPremessaAnche se lentamente, sempre più nel settore del restauro del mobile antico ci si pone il problema della reversibilità di materiali come consolidanti, stucchi, colle, coloranti, tinte, mordenti, cere e vernici. I materiali suddetti vengono applicati in forma liquida o in una consistenza intermedia tra quella liquida e quella solida. Tutti hanno un proprio tempo di solidificazione in dipendenza della densità di applicazione. Sembrerebbe dunque che i materiali chimicamente reversibili siano da considerarsi meno invasivi, più rispettosi dei materiali antichi e più adatti a un futura asportazione per un intervento migliorativo da parte dei nostri posteri. È quindi opportuno analizzare singolarmente i materiali di restauro su menzionati per definire e chiarire nei dettagli quanto qui affermato. Si vedrà che il concetto di reversibilità può diventare rituale se considerato da solo e talvolta persino fuorviante per un restauro corretto e soprattutto rispettoso della storia passata e futura del mobile.  Consolidanti e consolidamentoTradizionalmente si usava come consolidante per parti molto tarlate la colla calda "da falegname" piuttosto liquida e si cercava di farla penetrare nei forellini. Un altro metodo di consolidamento era l'immersione in cera fusa. È evidente il limitato utilizzo di questo metodo: solo manufatti relativamente piccoli possono essere trattati in questo modo. Oltre a ciò la cera calda può avere negativi effetti sulla finitura ad esempio in gommalacca. Mutuando un sistema in uso nel restauro dei reperti archeologici, dei tessuti antichi, della ceramica e terrecotte, delle pitture parietali e delle statue lignee dipinte, oggi si può adoperare come consolidante una resina sintetica sciolta in un apposito solvente. Questo sistema non è recentissimo. Già negli anni 50 del Novecento la multinazionale chimica tedesca Höchst'commercializzava una resina vinilica denominata Mowilith da sciogliersi in acetato etile. Storicamente questa è stata la prima resina sintetica utilizzata come consolidante. Negli anni 70 però delle prove di laboratorio a cura dell'Istituto Centrale di Restauro accertarono che la resina vinilica è attaccabile dai tarli come il legno e quindi questo uso decadde. Il Paraloid B 72 (marchio della Rohm and Haas) è un copolimero di durezza media di metacrilato di etile e metacrilato di metile (70/30) e si presenta sotto forma di perline o cristalli trasparenti. È solubile negli esteri (acetato etile e di amile), chetoni, idrocarburi aromatici, idrocarburi clorurati (tricloroetilene, ecc.). Solubile anche nel "diluente nitro". Oltre ad essere inattaccabile dai tarli, a differenza delle resine viniliche come il Mowilith, è più flessibile, non produce deformazioni plastiche del manufatto ed è molto stabile. Personalmente sciolgo questa resina in forma di cristalli in diluente nitro o acetone nella proporzione di 1 p.p. di resina e 6 p.p. di solvente. Ho verificato che 0,5 - 1 kg complessivi si sciolgono completamente in una settimana circa. Le soluzioni diluite con entrambe le resine possono essere applicate per spennellatura, iniezione, "goccia a goccia" o immersione, con penetrazione ed efficacia progressivamente maggiore. Una volta penetrata all'interno del legno la resina si solidificherà conferendogli una certa consistenza. La solidificazione si produce per evaporazione del solvente. Da ciò deriva la maggiore penetrazione quando si sceglie ad esempio il diluente nitro e la maggiore velocità di solidificazione quando si preferisce invece un solvente più bassobollente come ad esempio l'acetone. Fin dove è possibile io procedo con immersioni ripetute fino a completo assorbimento e successivo lavaggio delle superfici ad esempio con diluente nitro per impedire il depositarsi sulle superfici esterne di uno strato lucido di resina. In alternativa si può procedere alla picchiettatura continua con pennello saturo. Entrambe queste resine (Mowilith e Paraloid) fissano relativamente a lungo tutti i solventi. È perciò importante prestare particolare attenzione riguardo all'essiccamento e al magazzinaggio a causa dell'odore e della tossicità dei solventi. È evidente che il consolidamento è una operazione che vuole conferire stabilità nel tempo ad un manufatto che altrimenti rischierebbe di sgretolarsi. La resina penetrata non subisce una trasformazione chimica come ad esempio i collanti termoindurenti e di per sé rimane reversibile. Di fatto però non sarà più possibile estrarla dall'interno del legno se non in minima parte, quella superficiale. In questo caso, a parer mio, non si può parlare né di reversibilità né di removibilità in quanto la non rimozione è condizione di sopravvivenza per l'elemento consolidato e questi due concetti sono da porre in secondo piano.
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