24 – Cinque minuti di Antiquariato: dalla Campanina alla SuperLeggera

Fonte: Sergio Salomone collaboratore esterno della ditta Studio Laboratorio di Antichità s.a.s.

Giuseppe Gaetano Descalzi 1807. Le origini della Chiavarina


Giuseppe Gaetano Descalzi nacque a Chiavari nel 1767; il padre Bottaio lo avviò al mestiere di falegname/mobiliere. Dopo un apprendistato di circa nove anni presso uno dei migliori falegnami di Chiavari, nel 1795, assieme al fratello, aprì un laboratorio di produzione di mobili. Soprannominato il “Campanino” in quanto nipote del campanaro della Chiesa di Bacezza, dimostrò sin dall’inizio buone capacità di artigiano; si ha notizia che appena un anno dopo l’apertura della bottega, ottenne una medaglia d’argento per due cassettoni presentati all’esposizione organizzata dalla Società Economica di Chiavari.

24 – Cinque minuti di Antiquariato: dalla Campanina alla Superleggera

Nel 1807 nacque l’opportunità per mettere a frutto abilità e fantasia e raggiungere la notorietà.

Il marchese Stefano Rivarola rientrando a Chiavari da un soggiorno parigino, portò con sé, per sottoporla all’attenzione dei mobilieri chiavaresi, una leggera sedia francese con sedile in vimini e schienale a vista. Tale seduta era stata creata nel 1798 in occasione di una mostra organizzata dal Direttorio per promuovere le attività artigianali.

Ispirandosi ad essa il Descalzi ne progettò una versione originale che verrà detta “campanina” in omaggio al soprannome del suo ideatore. La lavorazione veniva eseguita soprattutto in ciliegio selvatico dei monti dell’entroterra chiavarese, stagionato con attenzione. Leggerezza, robustezza, elasticità ne sono le precipue caratteristiche; la sedia è in grado di sopportare un peso di 150 Kg. pur non raggiungendo, negli esemplari più curati, i 700 grammi.

Si avvera così per merito del Descalzi, il sogno della Società Economica di Chiavari di instaurare una manifattura artigianale in grado di produrre oggetti con pregio di qualità, robustezza e facile riproducibilità su larga scala, innescando un processo produttivo locale cui aderirono diverse botteghe nella seconda metà dell’800, identificando il prodotto sotto la denominazione di “chiavarina”.

Il Descalzi lavorò continuamente al miglioramento del prodotto, sperimentando diverse essenze lignee quali il ciliegio selvatico, il noce, l’acero, il faggio e anche tentativi di utilizzo del frassino. Per il sedile utilizzava sottilissime fibre di salice debitamente intrecciate che con il tempo divennero sempre più sottili.

Le sedie da lui realizzate rispettavano pienamente gli ideali di funzionalismo sostenuti dalla cultura neoclassica.


Accanto alla importante produzione di seggiole continuava la sua produzione di mobili con spirito di ricerca e innovazione, incontrando il favore dei contemporanei e collezionando numerosi premi e riconoscimenti nel corso della carriera.


Il Campanino morì nel 1855, a quell’epoca a Chiavari e dintorni si contavano circa 600 operai addetti alla lavorazione delle sedie. Numerosissime furono le manifatture di seggiole attive nella seconda metà del 1800. Oltre ai figli del Campanino, Giacomo, Emanuele, Salvatore, ai nipoti Colombo ed Enrico e al genero Giovanni Battista Canepa, molti altri artigiani si dedicarono alla fabbricazione delle “chiavarine”.

Nel tempo vennero elaborati diversi modelli, la più antica come detto è la “campanino”, segue la raffinata “tre archi” e la “parigina”, forse la più elaborata. Avremo poi la “filippa” simile alla parigina, la “tre spade” anche detta “spadina”, la “rocchetto” e la “gotica” con intrecci di archi ogivali.

Oggi la “chiavarina” è considerata oggetto di design, ed è ancora prodotta per un pubblico attento, con la stessa maniacale attenzione, da alcune botteghe del territorio.

Rivisitazione della tipica sedia di Chiavari sono i progetti realizzati da Gio Ponti per Cassina. Nel 1949, quando cominciò a lavorarci insieme agli artigiani di Cassina, Ponti pensava a una seggiola che fosse, sono le sue parole, “leggera e forte nello stesso tempo, di sagoma giusta, di prezzo basso”; nel 1952, presentandola alla Triennale di Milano la chiamò Leggera. Lì incontrò il successo grazie alla sua semplicità. Nella sua successiva elaborazione, non cambierà carattere, ma si farà più bella e sofisticata. Le sue sezioni, prima circolari, diventano triangolari spesse appena 18 mm. La Leggera diventa una SuperLeggera di appena 1700 grammi.

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