03 – Cinque minuti di Antiquariato: Giovanni Socci

Fonte: Sergio Salomone collaboratore esterno della ditta Studio Laboratorio di Antichità s.a.s.

Gli Scrittoi meccanici di Giovanni Socci

I Socci sono una famiglia di ebanisti di Ponte a Ema, città nei pressi di Firenze che operano per 150 anni, di padre in figlio, dal 1728 al 1878.


03 – Cinque minuti di Antiquariato: Gli Scrittoi meccanici di Giovanni Socci

I Socci sono una famiglia di ebanisti di Ponte a Ema, città nei pressi di Firenze che operano per 150 anni, di padre in figlio, dal 1728 al 1878. Uno dei membri della famiglia di nome Giovanni, nipote del fondatore della bottega, passerà alla storia non solo per la indiscussa valentia professionale ma altresì per aver messo a punto mobili ad apertura meccanica, particolarmente ingegnosi. Il primo di questi particolari scrittoi, che fece entrare con particolare merito Giovanni Socci nella storia del mobile italiano, fu quello realizzato per Elisa Napoléone Baciocchi, figlia di Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, e di Félix Baciocchi, politico e generale francese. Di forma ellittica, con sei piedi poggianti su un plinto di base, è lastronato in essenza di mogano e arricchito di bronzi dorati. Il piano è composto in due parti in pietra Nefritica Rossa d’Egitto. Il meccanismo con contrappesi e ingranaggi permette, una volta sfilata dal corpo del mobile la sedia, tirando due grandi maniglie di aprire con un solo movimento il piano, portando in vista uno scrittoio a leggio e liberando cassetti segreti. L’insieme è di aspetto virile, quasi di severità militare, si ipotizza che alcune di queste produzioni opportunamente adattate potessero essere destinate alle campagne napoleoniche e che Napoleone stesso li utilizzasse. Questo mobile sembra fosse destinato a Palazzo Pitti dove Elisa dimorava abitualmente fino alla fine del regno di Napoleone. Nel 1814 si trova traccia documentale nel Palazzo Baciocchi a Bologna. Elisa Baciocchi muore nel 1869 e destina, nel testamento, il mobile allo Stato francese. Si trova ora nel Chȃteaux de Fontainebleu al museo su Napoleone I°. Di questo modello di scrivania si conoscono almeno altre tre versioni: – una è a Palazzo Pitti, non ha piani in marmo e porta decorazioni in bronzo dorato; all’interno troviamo in nomi di artista e commissionario: Gio. Socci ebanista eseguì – Gio. Poggi primo Guardaroba – ordinò Anno 1807 – Firenze – – altro è a Villa Necchi Campiglio a Milano è in mogano fiammato e legno chinato nero. Questo modello sembra avvicinarsi alle versioni da campagna cui abbiamo accennato prima. – un’ultima versione, la più ricca, è comparsa sul mercato antiquario degli Stati Uniti negli anni’70. Nel 2005 Audrey B. Love, collezionista e filantropa americana, lo lascia in eredità al Museo del Louvre a Parigi. E’ lecito pensare che altri esemplari siano stati costruiti dal Socci in tutto o in parte simili a quelli qui presentati. Il 12 marzo 2014 viene battuto in Asta, da parte di Cambi di Genova, un pezzo attribuito a Giovanni Socci, prezzo di aggiudicazione Euro 14.000,00.



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