Pianoforte Pleyel

 

Domanda

Vorrei conoscere l’anno di fabbricazione del mio pianoforte : La marca è Pleyel e il numero di matricola è 47535. Grazie
Martina

 

Risposta

Gentile Sig.ra Martina
il suo prestigioso strumento Pleyel opus 47535 è databile con certezza 1870.
Pleyel è da considerarsi insieme a Erard e Gaveau, un marchio rappresentativo della migliore produzione francese.
Il fondatore, Ignace Pleyel (1757-1831) sul finire del 700 è conosciuto come compositore e interprete. Allievo di Joseph Haydn ( negli anni 1772-76 circa) è attivo come musicista, direttore ed editore fino alla fine del 1700.
Inizia l’attività di costruttore di pianoforti e arpe all’inizio del 1800, prima in società con C.Lemme, successivamente (dopo lo scioglimento di quest’ultima) insieme al figlio Camille (nuova società a partire dal 1822).
I pianoforti Pleyel godettero della stima di diversi celebri pianisti dell’epoca, in particolare è nota la predilezione per questi pianoforti da parte (nintemeno di Frèderic Chopin (1810-1849). Possiamo dire che tra la famiglia Pleyel e Chopin esistevano rapporti di vera e profonda amicizia.
Il motivo di tale scelta da parte di Chopin, risiede nel fatto che i pianoforti Pleyel, sono dotati di una sonorità raffinata, molto cantabile (dolce direbbero molti). La sua meccanica inoltre offre un controllo speciale per la mano del pianista tecnicamente sapiente.
Un articolo pubblicato nel 1834 sul giornale parigino “Le Pianiste”, rende perfettamente l’idea dell’impostazione sonora riguardo ai pianoforti di Pleyel e Erard:

“..darete dunque un pianoforte Erard a Liszt, a Herz, a Bertini e a Schunke; ma darete un pianoforte Pleyel a Kalkbrenner, a Chopin e a Hiller.
Occorre un pianoforte Pleyel per cantare una romanza di Field, accarezzare una mazurca di Chopin, sospirare un notturno di Kessler; occorre un pianoforte di Erard per il gran concerto. La sonorità brillante di questo costruttore fa correre il suono non più lontano, ma in modo più netto, più incisivo, più distinto rispetto alla morbidezza di Pleyel che arrotonda e perde parte della sua intensità negli angoli di una grande sala.

Ovviamente esiste una ragione tecnico-meccanica ben precisa al riguardo: i due strumenti sono dotati di meccaniche molto diverse tra loro.
Riprenderemo il discorso diffusamente nei prossimi articoli su questo sito, sulla storia ed evoluzione del pianoforte.
In due parole Erard sta a Liszt come Pleyel sta a Chopin; il virtuosismo trascendentale e vigoroso da un lato, il tono confidenziale e poetico dall’altro.

Vediamo cosa scrisse Chopin a proposito di questi strumenti:

Se non ho una completa padronanza dei miei mezzi, se le dita sono meno flessibili, meno agili, se non trovo la forza di plasmare la tastiera secondo la mia volontà, di condurre e modificare il movimento dei tasti e dei martelletti come intendo io, allora preferisco un pianoforte Erard;
il suono si produce da sè nella sua limpida brillantezza; ma se mi sento vigoroso, disposto a muovere le dita senza fatica, senza nervosismo, preferisco i pianoforti di Pleyel. La trasmissione del mio pensiero, del mio sentimento, è più diretta, più personale. Percepisco le mie dita in comunicazione più diretta con i martelletti, che traducono con esattezza e fedeltà la sensazione che desidero produrre, l’effetto che voglio ottenere.

Cordiali saluti,
Stefano Rogledi

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