Armadio con alzata da sagrestia

Descrizione

Il Mobile fa parte dell’arredamento della sagrestia della Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo di Anzola dell’Emilia. Da una scheda d’ archivio si legge la seguente annotazione:

Foto di archivio del 1972

 “Armadio con alzata  – secolo XVII legno di noce – altezza compl. m. 2,60 – alzata m. 1,50 – largh.  m. 2,60 – profondità m. 0,98


Prima del restauro (nella foto di copertina dopo il restauro)

Stato di conservazione: mediocre.

Descrizione: alto gradino d’appoggio. Credenza a due ante con specchio sagomato aggettante al centro, motivo che si ripete ai lati degli sportelli. Alzata fortemente sporgente poggiante su due mensole a volute, quattro ante nella zona inferiore e quattro nella superiore recanti ognuna uno specchio sagomato sul tipo di quelli della credenza. Cimasa a riccio e volute intrecciate con piccolo crocifisso al centro. (SBASB – Archivio fotografico. PB Scheda di A. Bacilieri 1972).”

Si possono dare altre indicazioni aggiuntive per completarne la descrizione: Il Mobile si presenta imponente. Poggia su un ampia pedana sagomata ai lati. La base è chiusa da due ante singole laterali e una doppia anta centrale.

Ogni vano laterale contiene  8 cassetti, e quello centrale porta 13 grandi cassetti di cui 3 (quello sotto il piano e i primi 2 dal basso)  hanno un frontalino alto 12 cm, mentre i rimanenti hanno un basso frontalino di circa 6 cm utilizzati per conservare le pianete e vestiario di pregiata fattura. 

L’ alzata in laboratorio prima del restauro

L’ alzata è composta da due serie di ante, la prima nella parte aggettante, la seconda nella parte inferiore. Le ante  chiudono vani più o meno grandi utilizzati per riporre e conservare oggetti per le funzioni sacre.

I Fianchi, sia della base che dell’alzata, e i frontalini dei cassetti sono in noce massello, le ante sono lastronate in noce con spessore di 10mm. Gli zoccoli della pedana sono in olmo, mentre la pedana è formata da assi di noce.

Ad un attenta osservazione sembra poco appropriato lo spessore dei fianchi in noce massello della base di soli 18 mm. Questo ha comportato un indebolimento strutturale in prossimità delle cerniere che solo in parte, come vedremo,  potrà essere recuperato.

Per poterlo spostare dalla sagrestia, l’impresa incaricata ha dovuto segare i due zoccoli laterali che assicurano la pedana alla struttura.

Stato di conservazione

Lo stato di conservazione del mobile tutto sommato è discreto, anche se la mancanza di interventi adeguati  per una regolare manutenzione lo hanno ridotto in condizioni estetico-funzionali piuttosto insoddisfacienti.

Tutta la superficie del mobile risulta ricoperta da una spessa patina di sporco di colore nero che in alcuni  punti si presenta al tatto in forma grumosa in rilievo.

Anta prima del restauro Dopo il restauro

Il mobile presenta in tutta la superficie, e in particolare sul piano e i fianchi, una miriade di fori di sfarfallamento segno evidente di massicci attacchi xilofagi ormai trascorsi ma che hanno comunque lasciato il segno di indebolimento strutturale a livello delle cerniere inferiori delle due ante laterali della base.

Alcuni frontalini della cassettiera centrale sono rotti nelle parti laterali causa il continuo sfregamento contro gli spigoli interni delle ante che non venivano aperti completamente come si sarebbe dovuto fare.


Di conseguenza anche gli spigoli interni delle ante sono smussati e rovinati così pure parte del rivestimento che risulta essere mancante.

Le guide della cassettiera interna sono ormai rovinate in gran numero e  sembra difficile poterle recuperare.

Alcuni cassetti delle due cassettiere laterali hanno i frontalini con piccole sbrecciature.

 maniglia originale

Mancano 17 maniglie che sono state sostituite con modello improprio e del tutto dissimile dall’originale.


Una delle  maniglie improprie che erano state sostituite

La schiena, formata da assi in pioppo affiancate in verticale, presenta, nel corpo inferiore alcune fessure dovute al restringimento delle assi.

Sui fianchi dei due corpi sono presenti al centro fessure che tagliano per intero il fianco.

La cornice laterale sinistra del corpo superiore risulta essere rovinata per tutta la lunghezza mostrando diverse sbrecciature.

Il piano ha lo spigolo posteriore sinistro consumato e rovinato da un attacco xilofago concentrato in quel punto.

Le ante del corpo inferiore hanno le bugnature rovinate in diversi punti proprio a causa dell’attacco dei tarli.

Restauri precedenti

Il mobile ha subito comunque alcuni interventi minimi di conservazione che hanno riguardato la schiena del corpo inferiore che è stata reintegrata in alcuni punti e rinforzata con un asse posta trasversalmente nella parte inferiore. Sono state sostituite le maniglie che nel tempo si sono rotte, e si è cercato di intervenire sulle guide dei cassetti. Non si riscontrano altri interventi importanti.

Intervento di Restauro

L’ intervento di restauro eseguito in questa sede sarà prettamente conservativo-funzionale con lo scopo di riportare il mobile all’uso originario esaltandone di nuovo l’aspetto estetico.

Il primo obbiettivo  sarà pertanto quello di consolidare o reintegrare la parte strutturale limitando dove possibile il degrado della consistenza lignea provocato da attacchi xilofagi o da umidità.

Seguirà poi l’intervento di pulizia della superficie, con l’eliminazione dello sporco accumulatosi nei secoli e riportando alla luce la bella venatura del noce nazionale di cui è rivestito l’intero mobile.

Inoltre tutti i cassetti e i vani interni della parte superiore verranno rivestiti di carta bianca fermata con semplici puntine da ingegnere.

Reintegrazione delle parti mancanti  corpo inferiore

Chiusura delle fessure laterali con sfilze di noce e reintegrazioni con listelli di noce di alcune parti mancanti sul profilo posteriore dei fianchi.

Sostituzione e consolidamento dello spigolo anteriore inferiore sia destro che sinistro oramai deteriorato dall’umidità e dall’azione dei tarli.

Sugli spigoli reintegrati poggiano e sforzano le cerniere delle due ante laterali. Gli spigoli superiori sono stati consolidati con Paraloid B72 non apparendo in condizioni così pessime come quelli inferiori.

Reintegrazione e consolidamento delle parti mancanti delle bugne sulle ante. In questo caso si è proceduto per la reintegrazione con tasselli in legno nei casi in cui la lacuna era maggiormente estesa, mentre per le lacune più limitate si è proceduto alla reintegrazione tramite stucco bicomponente opportunamente colorato.

Reintegrazione delle parti di lastronatura in noce usata come rivestimento interno delle ante per tutte le tre cassettiere. La lastronatura di rivestimento interna delle ante si è rovinata a causa dello sfergamento continuo dei cassetti durante l’apertura. Si sono usati fogli di noce della stessa tonalità, parte dello spigolo in pioppo  interno dell’anta è stato reintegrato con stucco di legno composto da colla animale con segatura e parte di gesso di Bologna.

Reintegrazione dei frontalini dei cassetti della cassettiera di mezzo. Le reintegrazioni sono state realizzate con fogli di pioppo che poi sono state opportunamente armonizzate col colore del noce circostante.

Sostituzione di tutte le guide interne alla cassettiera di mezzo ormai inutilizzabili. Le guide dei cassetti che risultavano essere realizzate con una canaletta entro la quale scorreva la guida applicata sul fianco del cassetto, risultano inutilizzabili ed è stato inevitabile la loro sostituzione. Sono state realizzate guide in faggio con semplici listelli. Lo scorrimento della guida del cassetto è stato impostato sopra le guide stesse

Reintegrazione di alcune sbrecciature sui cassetti delle cassettiere laterali. In questo caso è stato utilizzato noce nazionale

Reintegrazione delle parti mancanti  corpo superiore

Chiusura delle fessure laterali con sfilze di noce e reintegrazioni di alcune parti mancanti sul profilo posteriore.

Reintegrazione del profilo della cornice laterale sinistra.

Reintegrazione di alcune parti di lastronatura mancante sul rivestimento delle ante.

Piano

Reintegrazione dello spigolo sinistro posteriore

Pedana

la pedana è stata tagliata a filo col fronte del mobile,  in occasione del trasporto per il restauro in quanto diversamente non sarebbe stato possibile fare passare il mobile per le porte della sagrestia.

E stata consolidata con l’inserimento di un rinforzo nel punto in cui un asse dava cenni di cedimento.

Sono state ricavate internamente sul fianco  le sedi per i righetti che verranno utilizzati in fase di fissaggio in fase di messa in opera del mobile.

Si sono stuccati alcuni fori di varie dimensioni

Trattamento Antitarlo

Dopo la fase di reintegro e ripristino strutturale, si è sottoposto  il mobile ad un trattamento antitarlo con abbondante bagnatura tramite idoneo prodotto . Nelle parti grezze si è poi dato olio di lino crudo addizionato con acqua ragia allo scopo consolidare e rendere in parte inattaccabile dal tarlo.

Sverniciatura e stuccatura

Al termine di questa fase inizia quella destinata a riportare il mobile al suo aspetto estetico originale, nel rispetto della patina valorizzando così le belle venature noce che allo stato attuale risultano completamente nascoste .

Si è passati ad una prima struccatura della parte rifinita tralasciando le parti grezze.

Una volta che lo stucco si è presentato bene asciutto, si è cominciato ad asportare lo sporco. Si sono effettuati alcuni test per verificare quale metodo fosse il più idoneo considerando l’elevata estensione della superficie interessata. Nella prima prova si è tentato di asportare lo sporco in modo meccanico con l’aiuto di un graffietto.

Nella seconda prova si è utilizzato sverniciatore chimico.

Il risultato estetico mirato a riportare la patina alla luce è sembrato pressochè equivalente. Si è optato per l’utilizzo dello sverniciatore in quanto si è valutato che col raschietto si sarebbe rischiato comunque di lasciare segni lavorando su ampie superfici.

Dopo un lungo lavoro di sverniciatura si è passati in fasi successive a stuccare definitivamente tutte le parti rifinite.

Sono state poi rimosse le maniglie improprie e sostituite con maniglie fatte su modello originale o quantomeno molto simili.

Inoltre è stata pulita la ferramenta e rese  funzionali le serrature.

Messa in opera

La messa in opera ha richiesto l’intervento di una cooperativa di facchini che hanno portato i pesanti mobili in Sagrestia.

Una volta posizionata la base su nuovi righetti (infatti i fianchi poggiano su righetti in legno tenero alti 6 cm. I vecchi righetti erano praticamente disfatti) ci si è assicurati che fosse a bolla dopo di che si è detto posizionata, con un certo sforzo, la parte superiore che è stata assicurata  al muro tramite un gancio predisposto.

Si sono  questo punto registrate le ante, in particolare  quelle della base che tendevono a sfregare contro la pedana o non rimanevano completamente chiuse. La registrazione si è effettuata agendo sul gioco che le cerniere fatte a mano hanno di proprio, oppure si e leggermente limata la parte inferiore dell’anta.

Si è poi fissata la pedana. Come si è detto, di questa era stata tagliata la cornice a filo con la base per permettere di passare dalle porte per portare il mobile nei locali dove si è eseguito il restauro.

I righetti nuovi che si sono realizzati in sostituzione di quelli vecchi, li ho fatti sporgere 20 cm dal profilo del mobile cosi è stato sufficiente  avvitare la pedana alla sporgeza dei listelli e lo zoccolo tra fianco e listelli. In questo modo si è assicurata adeguatamente la pedana al mobile. Le viti sono state affogate nel legno e i fori sono stati stuccati.

Dopo questo si è passati al rivestimento con carta bianca dei cassetti e della parte interna.

Il lavoro si è concluso con la lucidatura a cera di tutte le parti rifinite.

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