Restauro di due candelabri dorati

Esaminiamo il restauro di due manufatti lignei dorati, una coppia di candelabri. Epoca fine XVIII secolo, provenienza cappella privata ligure.

Fonte: Paolo Traversi restauratore presso Istituto Nazionale Superiore per il Restauro del Mobile


I candelieri si presentano con marciumi del legno, spaccature e intonaco (dorato o colorato) mancante o prossimo a distaccarsi. Prima della pulitura procediamo con l’incollaggio di alcune tessere di intonaco dorato quasi distaccate dal legno che, con l’azione della pulitura, verrebbero a distaccarsi definitivamente. Si eseguono iniezioni di colla animale sotto le tessere quindi fasciate con garze per 24 ore. A questo punto possiamo cominciare con la prima fase del restauro.

Pulitura

Questa fase, oltre che detergere il manufatto, permette di capire il tipo di tecnica impiegata, lo stato di degrado e individuare eventuali restauri precedenti. Cominciamo con cotone ed essenza di trementina e/o limonene per sciogliere sozzure come olii, cere e polveri. Continuiamo con un solvente più tenace, il metiletilchetone, per sciogliere eventuali vernici protettive o similori da ritocco.

Trattamento antitarlo

Numerosi fori di tarlo sono ben visibili sui manufatti, alcuni anche taglienti, quindi nuovi! Soffiamo dentro ogni foro con aria compressa in bomboletta (priva di umidità) per far uscire ogni traccia di legno polverizzato. Effettuiamo il trattamento con liquido apposito, iniettato dentro ogni foro a caduta con siringa.

Ebanisteria

Come già valutato, il manufatto presenta evidenti spaccature, buchi lasciati da nodi secchi distaccatisi e vari punti di legno marcio. Essendo queste mancanze molto importanti non possiamo intervenire con semplici stuccature ma tassellando le parti interessate.

Procediamo con l’asportazione del legno marcio, tramite scalpelli, delimitando bene lo scavo. Eseguiamo, in queste cavità, un consolidamento primario con colla di coniglio iniettata con siringa. Incolliamo ora, con colla animale, i tasselli fatti con lo stesso legno dei candelieri (tiglio) che abbiamo preparato in base agli scavi eseguiti. Sulle spaccature interveniamo con delle filzette sempre di tiglio.


Sgrossiamo i tasselli che fuoriescono col traforo per proseguire con raspa, lime e cartavetro fino ad arrivare ai volumi del manufatto.

Tecnica della doratura

La tecnica usata è quella a “guazzo” su bolo (particolare argilla) rosso con brunitura intervallata. Il tutto a vestire il manufatto tornito e intagliato.

Ammannitura

I candelieri presentano ora varie zone di legno nudo (tasselli e parti mancanti di intonaco). Questi punti li laviamo diligentemente con acqua calda e ammoniaca per applicare poi una doppia mano di invito bollente ottenuto sciogliendo a bagno maria colla di coniglio in acqua distillata. Aggiungo anche succo d’aglio per favorire la penetrazione dell’invito nel legno. Questa importante fase, chiamata ammannitura, funge da radice dell’intonaco che andremo ora applicare.

Intonacatura

Tramite cottura indiretta sciogliamo in acqua distillata la colla di coniglio per poi aggiungere nelle proporzioni decise il gesso di Bologna. Il procedimento prevede la stesura a pennello di tale composto fino ad arrivare sopralivello rispetto alla doratura originale. Abbiamo la massima cura di sovrapporre la mano successiva solo quando la precedente non sia completamente seccata. Gli strati successivi, inoltre, devono essere sempre a temperatura più bassa e più diluiti per diventare così più sottili e autolivellanti.

L’ammanitura: L’ammanitura è la tecnica usata nella doratura si tratta di ripetute, se necessario, sovrapposizioni di gesso di Bologna e colla di coniglio opportunamente miscelate ottenendo un impasto morbido che ne permette la stesura con scatolina, o pennello nelle ricostruzioni più piccole, per così dire “stuccare” delle piccole mancanze o parti saltate con il passar del tempo.

Levigatura

Ottenuto l’intonaco lo livelliamo tramite raschietti, bisturi, tamponcini di pomice in polvere o misti a essenza di trementina fino a ottenere una superficie perfettamente liscia e continua con le parti originali integre. Spolveriamo accuratamente il tutto con una pezza umida di alcool assoluto.


Ammannitura dell’intonaco

Prepariamo nuovamente l’invito e lo stendiamo tiepido sull’intonaco. Questa operazione serve per non far assorbire il prodotto successivo, il bolo.

Bolatura

Il bolo lo prepariamo utilizzando 10 –15 parti di invito e 1 parte di bolo rosso in pasta fatto sciogliere a bagno maria e filtrato. Lo applichiamo con l’apposito pennello di Vaio da una a tre mani a seconda delle zone da lasciare oro opaco a quelle che andranno lucidate. Il giorno dopo prepariamo il guazzo composto da acqua distillata e alcool assoluto. Questo preparato (anticamente si usava l’acqua piovana) serve a riattivare il bolo rendendolo adesivo quindi pronto a ricevere il prezioso metallo.

Spazzolatura

Con spazzola di pelo di cinghiale andiamo ora a spazzolare il bolo. Questa azione lo rende perfettamente liscio e privo di imperfezioni. Possiamo anche operare con lastrine di sughero.

Doratura

Eccoci finalmente al momento della doratura! Con l’ausilio dei nostri attrezzi (guanciale, coltello e paletta) procediamo al taglio e alla posa della foglia. Abbiamo la massima cura dell’ambiente di lavoro che deve essere privo di polvere e correnti d’aria!

Brunitura

Passate 24 ore (in inverno) passiamo il brunitoio in pietra d’agata sulle zone da rendere lucide (quelle con tre mani di bolo). L’azione meccanica di schiacciamento e sfregamento della pietra sull’oro rende questo lucido e perfettamente liscio. Questa operazione è resa possibile da due elementi: la malleabilità dell’oro e dal bolo, che in questa fase funziona da ammortizzatore fra il metallo e l’intonaco. Le zone da lasciare opache (quelle con una mano di bolo) verranno strofinate con la parte interna di una pezza di pelle. L’oro viene comunque liscio ma non lucido.

Sfumatura

Ultima fase del restauro è la sfumatura dell’oro appena posato altrimenti troppo visibile con il resto della superficie non restaurata. Prepariamo una crema di cera d’api in essenza di trementina impastata con polvere di pomice. Con cotton-fioc passo questo abrasivo sulle zone reintegrate consumandole fino a intravedere il bolo sottostante creando così una continuità con il resto delle superfici non bisognose di restauri, ma semplicemente logorate e intaccate dall’azione del tempo.

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