Storia del vetro europeo

Fonte:Galleria d’Arte Principessa Sissi

Sintetica storia del vetro europeo continentale: dal medioevo al biedermeier. Tecniche, grandi artisti principali centri di realizzazione.


La manifattura del vetro di Venezia fu attiva già dal VII° secolo, poi, dal ‘400 trasferitasi nell’isola di Murano per evitare il rischio d’incendi alla città.

Venezia e façon de Venise

Dalla seconda metà del XV° secolo nascono i famosi vetri smaltati veneziani con tecnica forse ispiratasi ai vetrai siriani, considerata la vicinanza di Venezia all’oriente. Poco si sa delle opere realizzate prima di questo periodo. I veneziani attribuirono l’introduzione dello smalto ad un membro della famiglia vetraria dei Barovier. I primi pezzi noti furono ispirati dagli ideali artistici del Rinascimento italiano. Le decorazioni rappresentavano trionfi, allegorie di amore, grottesche ( con combinazioni fantasiose di forme umane e animali), e così via, con bordi puntinati in smalto posato su una base d’oro inciso. Molti di questi pezzi vantavano colori vivaci, blu, verde o viola.

Boemia del nord, Sudeti, 1840-45 c.a periodo biedermeier. Raro calice in cristallo al rubino molato al ruotino da Emanuel Hoffman

I veneziani erano ben consapevoli dei successi degli antichi romani nell’arte vetraria; hanno riprodotto così il loro mosaico, i millefiori e il vetro avventurina nonché un vetro simile alle pietre naturali (Calcedonio, a volte chiamato impropriamente Schmelzglas), Il più grande successo di Venezia, fu tuttavia la produzione di vetro trasparente, incolore, che fu in esclusiva per l’Italia durante il Medioevo.

Per la sua somiglianza con il cristallo naturale di rocca, questo materiale è stato chiamato cristallo, anche se in realtà aveva spesso una patina marrone o grigia comunque non sgradevole. Fatto con la soda, era molto duttile e veniva raffreddato rapidamente. Era pertanto necessaria, per la lavorazione alla canna o al pontello, una particolare abilità.

Nella prima metà del XVI ° secolo i vetrai veneziani hanno prodotto opere di una semplicità austera. Come procedeva il secolo (e più marcatamente ancora nel XVII° secolo), tuttavia, c’è stata una tendenza a produrre forme elaborate e fantasiose. La smaltatura su vetro fu di moda a Venezia (eccetto i pezzi per l’esportazione) nella prima metà del XVI ° secolo. Poi la moda è cambiata privilegiando il vetro con l’uso di fili di vetro opaco bianco per scopi decorativi (lattimo). Il massimo della complessità fu raggiunto quando ad un bulbo di vetro decorato con fili obliquamente in una direzione veniva soffiato in un secondo bulbo con fili ritorti nella direzione opposta. Altri metodi di decorazione dell’epoca furono l’immersione a caldo dello stampo in acqua facendolo rotolare su un letto di frammenti di vetro per produrre una superficie denominata vetro ghiaccio. La tecnica dell’incisione a diamante fu introdotta intorno al 1530.

Ai vetrai dell’isola di Murano fu proibito di lasciare Venezia per non insegnare i loro segreti agli stranieri, sotto minaccia di pene terribili sia per se stessi che per le loro famiglie. Tale era la domanda di vetro veneziano nel resto d’Europa, tuttavia, e tale era il desiderio di re e nobili di controllare e raccogliere i profitti della sua fabbricazione, che molti artisti veneziani nel corso del XVI° secolo si trasferirono comunque in altri paesi, dove insegnarono la loro arte.

Franz Gottstein il giovane. Magnifico calice firmato e datato in originale. Austria inferiore, Gutenbrunn, 1829, periodo biedermeier

Anche a Genova inoltre esisteva un secondo grande centro di produzione italiano del vetro. Il suo vetro era così simile al veneziano per stile e materiale che è quasi impossibile distinguere tra le due provenienze. Anche i vetrai genovesi diffusero l’arte italiana del vetro al resto dell’Europa, e molti si stabilirono in Boemia, Francia, Spagna, Portogallo, Austria e Germania, e soprattutto ad Anversa, grande centro d’arte vetraria.

Il lavoro dei maestri italiani si confuse così con quello degli artigiani locali. Le variazioni delle materie prime disponibili localmente modificarono delle volte in meglio la qualità del vetro, e il gusto locale influenzò la forma e la decorazione degli oggetti Così si sviluppò, dal XVII ° secolo in poi uno stile internazionale di origine e ispirazione italiana, denominato “façon de Venise”.

Anche n Spagna, furono create opere fantastiche anche dalle forme bizzarre Altrove, in Tirolo, vi fu una caratteristica decorazione a punta di diamante, spesso integrata da pittura a freddo. Anche nei Paesi Bassi operarono a punta di diamante grandi artisti come Maria Tesselschade Roemers Visscher, e le ancora più famose Anna Roemers Visscher e Anna Maria van Schurman 

L’incisione nella prima metà del XVII ° secolo fu a poco a poco abbandonata a favore del chiaroscuro (ombreggiatura – punti salienti formati da macchie a volte completamente opache). Alla fine del secolo, questo tipo di lavorazione a punta di diamante fu sostituita dall’incisione a ruota.

La Germania, la Slesia e la Boemia

In Germania verso la fine del XVII° secolo diversamente dagli stili del vetro veneziano si sviluppò un tipo di vetro verde ad alto contenuto di potassio, ottenuto bruciando vegetazione chiamato quindi Waldglas ( “vetro della foresta“). Da questo materiale, spesso di grande bellezza, furono realizzate delle forme peculiari in particolare un tipo di bicchiere cilindrico per la birra tempestato di borchie sporgenti, e un bicchiere per il vino (Römer) con a forma di tazza o ciotola ovoidale appoggiata su uno stelo cavo. Oltre a queste forme rustiche, il vetro tedesco in stile veneziano si sviluppò con caratteristiche locali proprio nella seconda parte del XVII° secolo.

Immediata cerchia di Franz Anton Pelikan. Boemia del nord, secondo quarto dell’800, periodo biedermeier. Mirabile calice molato al ruotino.

A Norimberga, per esempio, il calice all’italiana con alto gambo, subì una trasformazione in un bicchiere con stelo composto da più elementi a colonnina uniti tra loro da una pluralità di settori discoidali appoggiati sul piede e ciotola. Tali calici vantano delle incisioni a ruota fra più raffinate mai realizzate nella storia dell’umanità

Il leader e fondatore della scuola di Norimberga incisori fu Georg Schwanhardt, allievo di Caspar Lehmann. Egli era stato tagliatore di gemme alla corte dell’imperatore Rodolfo II a Praga e lì aveva deciso di trasferire l’arte dell’incisione dalle pietre preziose al vetro. La sua prima opera datata è un bicchiere del 1605.

Simpatico e raro boccale biedermeier con coperchio sollevabile (da birra). Boemia 1840 c.a

Alla morte di Lehmann nel 1622 Schwanhardt ereditò il suo brevetto e si è trasferito nella sua città natale di nuovo a Norimberga, dove fondò una scuola di incisione. Il lavoro di Schwanhardt è caratterizzato da delicati paesaggi, spesso accompagnati da volute .Altri incisori Nürnberg notevoli del tardo XVII° secolo furono Paulus EderHermann Schwinger H.W. Schmidt e G.F. Killinger. Delle opere simili furono realizzate Francoforte sul Meno da membri della famiglia Hess.


In Boemia poco prima del 1700, tuttavia, con la perfezione di un vetro potassico cristallino, che permise tagli di notevole profondità, e i grandi incisori della Slesia vennero alla ribalta.

L’acqua cristallina dei torrenti dei Monti dei Giganti (Riesengebirge la Valle Hirschberger – attualmente regione condivisa con il nord della Boemia, la Sassonia e la Slesia polacca) convogliata in condotte produceva la forza meccanica per muovere gli strumenti necessari per praticare l’incisione in rilievo, che richiede immensa energia.

Raro calice boemo del periodo biedermeier, in cristallo trasparente denominato al “cobalto” . 1835 c.a

Magnifiche sono state le opere decorate con volute d’acanto del gusto barocco dell’epoca con incisione ad altorilievo (Hochschnitt) da Friedrich e Martin Winter. Tale tecnica è stata però solo raramente usata da sola nella zona di Boemia-Slesia nel XVIII° secolo; più spesso è stato impiegato l’ intaglio profondo (Tiefschnitt). Con l’inizio del XVIII° secolo gli incisori di questa regione considerati dapprima come semplici artigiani piuttosto che come artisti, avevano acquisito grande abilità tecnica; questo ha permesso loro di adattarsi a tutte le mode mutevoli del XVIII° secolo nelle arti decorative. La tecnica dell’incisione, è stata praticata anche in molte parti della Germania, in particolare Turingia, Sassonia, e per le opere più significative realizzate fra il ‘600 e il primo ‘700 in Brandeburgo.

Lì, la vetreria a Potsdam (spostata a Zechlin nel 1736) ha prodotto splendidi calici e bicchieri che sono stati incisi di solito su committenza della corte di Berlino, dove nel 1687 fu aperta una “showroom” delle opere. Questo atelier, infatti, ha prodotto forse il più grande degli incisori intaglio tedeschi, Gottfried Spiller, il cui taglio profondo sul vetro di Potsdam ha raggiunto un livello raramente, se non mai, stato superato.

Boemia del Nord o Vienna, seconda metà del XIX° secolo

Un notevole, anche se minore, incisore della stessa manifattura era Heinrich Jäger; e più tardi, nel 1730 e 1740, opere di alta qualità sono state realizzate anche da Elias Rosbach e Friedrich e Martin Winter. In questa regione, fu molto importante anche il centro di Warmbrunn, nell’attuale Polonia, che espresse il grande Christian Gottfried Schneider. Alto artista notevole operante nel versante boemo dei Monti dei Giganti fu Georg Franz Kreybich. Anche nel sud della Boemia, nella regione di Silberberg denominata Buquoische Hutte, presso la corte dei conti Buquoi (Buoquoi Grafen von Buquoi), vi fu un altro importante centro di produzione artistica vetraria.

Ulteriore centro di grande importanza fu fondato verso la fine del XVII° secolo a Kassel, in Assia, con un grande artista incisore, Franz Gondelach, che realizzò opere dalla sensazione veramente scultorea.

Nella seconda metà del XVIII° secolo, l’arte del vetro inciso si ridusse d’importanza, anche se nella regione Boema della Slesia l’abilità tecnica necessaria per la sua produzione non era mai stata dimentica.

Bicchiere biedermeier fuso al rubino

La stessa ha vissuto una grande rinascita nella prima metà del XIX° secolo, quando il gusto della nuova ricca borghesia ha privilegiato tale tipo di decorazioni di complessa e difficile realizzazione. L’incisione di questo periodo è spesso estremamente abile, a temi vari, perlopiù allegorici, mitologici,  di caccia e naturalistici oppure di gusto orientalista.

Grandi incisori di questa epoca, mai eguagliati nella storia dell’umanità furono in primis Dominik Bimann, poi Franz Pohl, August Böhm, A.H. Pfeiffer, membri delle famiglie Pelikan e Simm, Jeronimus Hackel, Franz Gottstein, Franz Anton Riedel e successivamente Karl Pfohl

Importanti innovazioni tecniche del periodo furono l’uso della lasurizzazione, ossia un doppio strato di vetro di un altro colore sovrapposto al trasparente (normalmente rosso rubino, ambra, blu o bianco opaco) attraverso il quale il disegno era molato fino a raggiungere il vetro sottostante incolore.

Altre innovazioni tecnologiche furono introdotte anche dal grande “imprenditore” artista Fredrich Egermann, in primis le invenzioni di un particolare colore rosso vivo rubino del vetro realizzato con sali dell’oro e del vetro denominato “alla litialina”, ossia imitante in maniera sorprendente le pietre preziose ed il marmo. Dell’epoca sono noti anche gli esperimenti per la realizzazione con i sali dell’uranio dei famosi vetri fluorescenti denominati Annagelb e Annagruen (la moglie di Joseph Riedel, altro grande maestro, si chiamava Anna, e questa invenzione fu a lei dedicata). 


Raffinato calice biedermeier molato a ruota. Probabilmente manifattura/cerchia di Anton Simm. Boemia 1840

ATTENZIONE: In linea generale, circa le opere realizzate nel periodo biedermeier, non vanno confuse le rarissime opere originali realizzate dai maestri citati o dalla loro immediata cerchia, con la produzione su più larga scala di manufatti decorativi o souvenir termali dell’epoca  realizzata in Boemia da normali artigiani, a partire dal tardo periodo biedermeier, in coincidenza con la prima rivoluzione industriale.  Questa produzione di vetri colorati e/o  molati con ingenuità (in genere con le sole iniziali del committente o con motivi architettonici / paesagistici molto stilizzati, tagli lenticolari ecc.) oppure solo rifiniti da lacche e dorature o similoro, in genere lasurizzati in modo sottile, si è diffusa in particolare dopo il 1845-50 c.a.  Essa per quanto esteticamente gradevole,   non presenta certo lo stesso “contenuto” artistico dei pezzi unici realizzati dai grandi maestri sopra citati o dalla loro immediata cerchia dai quali è molto lontana;  parallelamente quindi non ne è comparabile nemmeno per valore commerciale. Essa appartiene al mondo del piccolo collezionismo, non certo al mondo dell’alto antiquariato a differenza delle opere precedentemente descritte della cerchia dei grandi maestri.

Seconda per importanza solo all’incisione come metodo di decorazione del vetro in Germania e Boemia fu la smaltatura. La Germania si era rivelato un mercato redditizio per il vetro veneziano smaltato nel corso del XVI° secolo, e, nella seconda parte di questo secolo, la smaltatura di vetro ha cominciato ad essere praticata nelle terre germaniche in particolare in Boemia. Questo smaltatura, realizzata in colori opachi o brillanti, è stata molto diffusa per tutto il XVII° secolo, principalmente sui bicchieri cilindrici, spesso di grande formato, noti come Humpen.

Il vetro era spesso impuro e di colore verdastro o giallastro, mentre la pittura stessa era di tipo semplificato, opera di artigiani, piuttosto che di artisti. Ciò nonostante, l’allegria di colore di questi vetri e una certa ingenuità nella loro pittura conferisce loro un certo fascino. I tipi di decorazione includono una rappresentazione dell’ aquila imperiale a due punte (Reichsadlerhumpen) soggetti del Vecchio e del Nuovo Testamento; temi allegorici, come le otto virtù e le età dell’uomo. Sono vetri dipinti a puntini multicolori o bianchi o ellissi che si intersecano, spesso su un fondo oro. Questo stile generale è proseguito in tutto il XVIII ° secolo.

Mirabile boccale termale fuso all’uranio. Boemia del nord 1830

Un tipo molto più sofisticato di pittura a smalto fu realizzata durante il terzo quarto del XVII° secolo in Boemia, a Kroenstadt e in Germania a Norimberga. Questa pittura in color nero o seppia (Schwarzlotmalerei) era delle volte associata ad oro e ad altri colori, in particolare il rosso mattone. I più grandi artisti di questa scuola furono i boemi Daniel e soprattutto il figlio Ignaz Preissler che realizzò rarissime opere straordinarie per l’alta nobiltà. Altro artista di rilievo fu Johann Schaper. Altri meno importanti furono J.L. Faber, Hermann Bencherlt, Johann Keyll, e Abraham Helmhack, ma nessuno di loro ha eguagliato i primi.

Da citare, per la pittura a smalto della prima metà del 19 ° secolo i decoratori. Samuel Mohn, il figlio Gottlob Samuel Mohn, nonché il viennese Anton Kothgasser con i loro tipici “Ranftbecher” di questo periodo “Biedermeier” in smalti trasparenti e oro dipinti a scene urbane, allegoriche e naturalistiche. Anche Friedrich Egermann realizzò interessanti opere dipinte a smalti translucenti, nonchè altri artisti boemi minori.

Ulteriore tecnica raffinatissima, messa in opera in Boemia nel primo XVIII° secolo, fu quella dei vetri a foglia d’oro incamiciata (Zwischengoldgläser). Il vetro barocco a foglia d’oro incamiciata deriva da un’idea pubblicata nel 1679 da Johann Kunckelem nell’opera letteraria “Ars Vitraria experimentalis”. Il principio di questa tecnica è l’utilizzo di due calici perfettamente soffiati in modo che potessero essere sovrapposti fra loro senza difetti. L’ “anima” in foglia d’oro o argento precedentemente incisa con punta d’acciaio era applicata al calice esterno dalla parte interna. I due calici, interno ed esterno, erano poi associati e incollati fra loro a freddo con un legante a base di resina vegetale. La maggior realizzazione di queste opere fu di area boema, a tema raffigurato con scene della vita della nobiltà dell’epoca oppure religioso.

Nelle opere più antiche, più larghe di spessore, è presente nella base dell’incavo un medaglione a foglia d’oro dal quale dipartono i fianchi del calice. E’ possibile datare le opere con queste caratteristiche intorno al 1710 -1715.  Nel tardo XVIII ° secolo, il più importante artista che operò anche con questa tecnica fu J.J.Mildner realizzando dei calici perlopiù destinati ad essere donati, decorati con medaglioni d’oro acidato o foglia argento (spesso incollata da un pigmento rosso) e, talvolta, anche incisi sulla ruota o con la punta di diamante.

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