Restauro del MobileTavoli e tavolini

Tavolo Napoleone III

Fonte: L’intervento di restauro è stato eseguito dagli alunni del corso 3° anno del Centro di Formazione Professionale di Firenze in Via dei Tessitori, sotto la direzione dell’insegnante Simone Beneforti .

Data: 21 Novembre 2000 Località: Villa la Petraia Proprietà: Soprintendenza  per  i  beni  Ambientali  ed  Architettonici di Firenze, Materia: Essenze: Bois de Rose, Palissandro, Radica di Tuja, Radica di Noce, Pero, Platano e Acero. Supporto in Rovere e Gattice. Autore: Sconosciuto

Approfondimento: Stile Napoleone III, Restauro tavolo da gioco Napoleone III in tartaruga ed intarsiato in ottone

Descrizione dell’Opera

Tavolo Napoleone III intarsiato con varie essenze e rifinito con bronzi.

L’ opera appartenente agli arredi di Villa La Petraia è in coppia con una credenza ed è situata al piano superiore della Villa Medicea, nella ” stanza blu” dove alloggiava la contessa Mirafiori, detta “la bella Rosina”.
Non si hanno notizie sulla sua provenienza e si è pensato ad un mobile italiano, probabilmente Piemontese per gli stretti rapporti della regione italiana con la Francia.

Osservandolo attentamente, abbiamo trovato ulteriori conferme, i bronzi sono dorati ad immersione galvanica, lavorati a stampo, ed incorniciano l’apparato strutturale in maniera appariscente; l’interno del cassetto è lastronato in palissandro e lucidato, rifinitura solita degli arredi reali francesi; gli intarsi floreali pur essendo numerosi non appesantiscono il manufatto, ma bensì ne esaltano la leggerezza ricordando gli splendidi intarsi floreali settecenteschi del periodo Luigi XV in stile olandese.
Con Napoleone III si vedrà il trionfo di tutti gli stili e le tecniche spesso accostate in fantastici pastichès.
Nel mobile di qualità, più che mai sovraccarico, i bronzi si sposano con le placche in porcellana e con vetri dipinti in avorio e tartaruga; il noce ed altri legni scuri vengono abbondantemente intagliati e torniti in incredibili imitazioni del Rinascimento. 

Il fenomeno è quello dei revivals dei diversi stili Gotici, degli stili francesi fino al Luigi XVI, con una predilezione per la moda dell’antico, per il neogreco e il pompeiano.
In particolare Bigot, Roux si dedicano al repertorio ” Boulle ” con mobili in ebano intarsiato; Rivart, Gros e gli Charon propongono invece un ritorno al Bois de Rose ed al Palissandro con inserti di porcellana e bronzi dorati in mobili composti d ispirazione francese.
Tutte caratteristiche, queste, salienti dell’epoca e che riscontriamo nel tavolo di Villa La Petraia.

Osservazioni sull’ambiente espositivo

Il tavolo era collocato nella “stanza blu” al piano superiore di Villa La Petraia, quindi in un ambiente buio a abbastanza umido.

Stato di conservazione dell’opera

Ad una prima analisi il manufatto presentava delle lacune sul piano ed un indebolimento del collante dell’impiallacci.
Solo dopo aver smontato i bronzi abbiamo notato che la parte bassa delle gambe, ricoperta dai medesimi, presentava mancanze di pezzi di listra.
Risultavano evidenti i numerosi attacchi di insetti xilofagi e sul piano erano manifeste parti di listra staccate causate dalla mancanza di coesione della colla.
Il lato sinistro rispetto al cassetto, si presenta scolorito, decisamente più giallo, per esposizione costante alla luce naturale; tale scoloritura disturbava la leggibilità dell’opera.
I bronzi dorati con il metodo galvanico hanno subito una parziale perdita di oro.
Le parti dorate sono rimaste intatte conservando la propria lucentezza, a differenza delle parti consumate che hanno subito un ossidazione a contatto con l’aria, tale da farle risultare notevolmente più scure.
L effetto finale è un contrasto evidente di chiari e scuri che disturba l’intera armonia dell’oggetto.

Notizie ed incidenze di restauri precedenti

Non si hanno notizie di restauri precedenti ma si sono notate delle stuccature che fanno pensare ad un restauro già avvenuto.

Intervento di Restauro

L’ intervento di restauro è stato mirato al mantenimento dell’integrità fisica dell’opera mettendo in luce anche il suo valore tecnico esecutivo di notevole manifattura.
L’ intervento per raggiungere tale obbiettivo è passato attraverso varie fasi di lavorazione.

Smontaggio e pulitura dei bronzi

La prima fase di lavorazione è stata quella di smontare i bronzi e di numerarli per non confondere la loro posizione originale; dopodiché ci si è cimentati in alcuni saggi di pulitura dei medesimi.

Differenza tra bronzi prima e dopo la pulitura

Dopo varie prove con solventi diversi, i più efficaci ed opportuni al nostro fine sono risultati l’Acetato di Butile e Dimetilsolfossido, rispettivamente al 90% e al 10%.
Successivamente i bronzi sono stati asciugati con impacchi di segatura per favorire una migliore pulitura nei punti in sottosquadro aiutandoci con una spazzola di setola morbida.

Un altro problema da affrontare era quello della finitura: problema di notevole importanza, in quanto avrebbe determinato il fattore conservativo dei bronzi ed estetico dell’insieme.
Una volta finita la pulitura si è evidenziata la differenza tra l’oro e il bronzo privo di ossidazione, risultando a noi un effetto più omogeneo, e visivamente più gradevole; per questo la nostra premura è stata quella di conservare nel tempo questa gradevole uniformità.

Pulitura delle parti in bronzo

A riguardo abbiamo optato per l’utilizzo di una vernice che protegga il bronzo dall’ossidazione, quale l’Incralac che ha però, l’inconveniente di rendere troppo lucido l’effetto finale.
Per ovviare a questo problema si è applicato una mano di cera microcristallina, per abbassare l’effetto lucido,e renderlo più opaco apportando inoltre una maggiore protezione ai bronzi.

La fase successiva è stata quella di rincollare le parti di impiallaccio staccate presenti sotto al piano.
L’ impiallaccio è di rovere e l’incollaggio è stato effettuato con colla a caldo tramite l’ausilio di martelline e pesi.

Reintegro delle listre mancanti

Nell’operazione del reintegro delle listre, abbiamo preso in considerazione la parte in basso delle gambe del tavolo perché presentavano un maggiore degrado rispetto al piano.
Dopo aver identificato i tipi di legni presenti, abbiamo reincollato le listre staccate e successivamente reintegrato quelle mancanti con lo stesso tipo di legno.
Finito l’incollaggio i pezzi rimessi sono stati ragguagliati e portati a spessore della listra originale.

Consolidamento delle Impiallacciature

Il consolidamento e l’incollaggio delle listre esistenti è stato effettuato tramite iniezione di colla a caldo, con l’ausilio di morsetti per agevolare l’aderenza della listra sul piano.
Il piano presentava diversi problemi di ordine tecnico e esecutivo, in quanto, avendo una superficie intarsiata, si doveva effettuare l’incollaggio senza recare danni al medesimo.
Dopo aver studiato e analizzato quali possibili metodi fossero efficaci e nel momento stesso meno traumatici, per il consolidamento e l’incollaggio della tarsia, abbiamo deciso di eseguire la tecnica del sottovuoto, così facendo potevamo spianare (con l’ausilio del ferro da stiro regolato a bassa temperatura) anche le parti della listra che non risultava perfettamente liscia (causa fuoriuscita della colla).

Metodologia del sottovuoto

La prima operazione è stata quella di chiudere tutti i fori presenti con nastro, compresi anche quelli di insetti xilofagi, per evitare la formazione di aria ed il malfunzionamento del sottovuoto.

Metodo sottovuoto per il ripristino dell'intarsio

Visto che la parte interessata è ampia e difficile da controllare con il ferro, abbiamo preferito lavorare suddividendo il piano in zone.
Per creare il sottovuoto si è utilizzato come isolante un foglio di melinex siliconato.
Per mezzo di una pompa aspirante si è tolta l’aria presente tra il melinex e la superficie del tavolo.

A questo punto, creata la situazione del sottovuoto possiamo intervenire con ferro da stiro leggermente caldo facendo una leggera pressione e rigenerando la colla esistente, favorendo l’incollaggio della listra (sottolineando che il sottovuoto applica una pressione pari ad 1kg per cmq circa ).
Questa operazione ci permette anche di eliminare i dislivelli presenti sulla superficie.

Pulitura

La pulitura è stata effettuata con l’acqua ragia (solvente apolare) per eliminare residui di sporco, polvere e untuosità.
Si è usato un solvente apolare perché meno aggressivo, permettendoci così di agire senza intaccare la vernice originale, mantenendo quindi la sua patina.

Stuccature

La fase successiva è stata la stuccatura delle gambe e del piano, intervenendo sulle macrofessure.
Abbiamo deciso di optare per una stuccatura a base di gesso e colla preoccupandoci di una eventuale rimozione, quindi il più possibile reversibile.

Coloritura delle parti reintegrate e stuccate
Momento della coloritura delle parti integrate

Prima di procedere con la fase di coloritura si è passata una mano di gommalacca sugli stucchi per fissare i medesimi e successivamente abbiamo colorito con colori all’acqua utilizzando: per il nero, mordente ebano; per il Bois de Rose, mordente noce e mogano con terre e per i filetti in acero il bicromato. Il tutto è stato fissato con gommalacca.

Dopo la fase di coloritura delle listre nuove si è affrontato il problema della sbiancatura evidenziata nel lato destro del tavolo provocata dall’esposizione alla luce.
Il problema è stato affrontato con una certa scrupolosità, tenendo conto sia del fattore estetico sia di quello conservativo.
Dato che tale scoloritura creava un forte squilibrio visivo all’insieme, abbiamo optato per un intervento minimo di coloritura rendendo il tutto più omogeneo.
Tale coloritura è stata effettuata con colori ad acqua, essendo reversibili e compatibili con l’insieme. Il colore è stato fissato con gommalacca.

Lucidatura

La ripresa della lucidatura è stata effettuata con la gommalacca a tampone, mantenendo inalterata la sua patina.

Ricollocazione dei bronzi

Dopo la fase di lucidatura e finitura, abbiamo ricollocato tutti i bronzi, nella loro posizione originale avendo avuto l’accortezza di inserire dei tasselli di legno tenero nei fori allargati dalle viti di sostegno, per far sì che la vite abbia nuovamente presa sul supporto.

 
Piano del tavolo prima del restauro
 
tav_napiii_05
Disinfestazione

Applicazione di Permetrina in essenza di petrolio sia a pennello che a siringa.

Materiali usati

– Acqua – Ammoniaca – Dimetilsolfossido – Acetato di Butile – Essenze Varie – Incralac – Mordenti all’acqua – Colla forte – Bicromato di Potassio – Acido Ossalico – Melinex – Macchina per il sottovuoto – Ferro da stiro – Stucchi a base di gesso, terre e colla animale – Carta smeriglio – Carta a vetro fine – Acqua ragia – Permetar – Gommalacca – Alcool 99

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »