09 – Antiquaria: Riconoscere il mobile autentico

Come riconoscere il mobile autentico, cosa guardare per distinguere il vero dal falso. Semplici metodi di analisi e metodi avanzati.

Fonte: Sergio Salomone collaboratore esterno della ditta Studio Laboratorio di Antichità s.a.s.

Questo mio romanzo, “L’Allievo“, pubblicato nel 2019, tratta con intento didattico l’argomento che oggi affronteremo; vorrei assieme a Voi rileggerne una breve nota introduttiva:

In questo romanzo, ambientato nell’affascinante mondo dell’antiquariato, tratteremo della produzione dei falsi arredi che all’inizio del ‘900 trovarono particolare fortuna in Europa e in America

Cos’è il Falso?

Il Falso è la riproduzione fraudolenta di un oggetto che viene creato appositamente per soddisfare il desiderio di possesso del collezionista.

Più il collezionista, aspirante acquirente di un oggetto antico, ne brama il suo possesso e più sarà una facile preda del falsario. La produzione di falsi risponde ad una precisa esigenza di mercato. I monaci del Medio Evo ad esempio cercavano reliquie miracolose di Santi e Martiri in grado di attirare i fedeli e di garantire donazioni ai loro monasteri; gli uomini del Rinascimento, affascinati da quelli che loro chiamavano “gli antichi”, ricercavano testimonianze del mondo greco e romano. I falsari aumentano la loro produzione.

Ogni società, ogni generazione falsifica ciò che più brama. Col passare dei secoli il desiderio di possedere opere di artisti famosi od oggetti connessi a personaggi illustri, aumenta considerevolmente e alla fine del XIX secolo, complice la forte crescita della borghesia spesso ricca ma di scarsa cultura, si ricerca ormai qualsiasi cosa in grado di evocare la tranquilla certezza di un passato scomparso. Da tradizionalmente ingannato, il compratore diventa a sua volta ingannatore.

09 – Antiquaria: Riconoscere il mobile autentico
Contraffazioni in tutti i campi

Oggi il maggiore aumento delle contraffazioni non si presenta nel settore delle reliquie religiose, delle opere d’arte o nell’alterazione storica a fini politici, ma nel campo degli oggetti di marca. I falsari sono all’opera e producono ovunque esista un mercato, profumi di Chanel e Dior, orologi Rolex e Cartier, camicie di Armani o polo Lacoste, valigie e borse Vuitton o scarpe Adidas; la mole di compratori, ove il prezzo sia contenuto, è spesso consapevole del trucco, quindi complice, ma acquista nella speranza che indossati ingannino il loro prossimo.

Come distinguere il mobile autentico: intendiamoci sulle parole

La domanda che più frequentemente mi è stata rivolta, è se esista o meno il metodo o il trucco per riconoscere con facilità, negli arredi lignei, il vero dal falso. Rispondere al quesito cercando di non cadere frettolosamente in sequenze di frasi ripetitive legate al concetto di esperienza è cosa né facile né sbrigativa, vista la complessità dell’argomento.

Vediamo anzi tutto di intenderci sul valore delle parole:

-in Italia si intendono “antichi” i mobili, le ceramiche, gli argenti, i peltri, gli oggetti preziosi da collezione, i tappeti, gli arazzi, gli oggetti d’arte orientale, che siano stati realizzati da oltre cento anni.

Scusate se ora ripeto quanto già detto nella puntata n.1 di Cinque Minuti di Antiquariato che comunque Vi invito a consultare: questa convenzione ha una sua logica, infatti se analizziamo la definizione e il significato del termine ci si rende conto che ci si riferisce ad un qualcosa di epoca remota, un qualcosa che se rapportato alla vita dell’uomo non abbia più la possibilità di averne testimoni viventi. Se consideriamo che la vita dell’uomo molto raramente supera i 100 anni, il conto torna.

-si intende “antico d’epoca“, il mobile o l’oggetto eseguito nel periodo storico nel quale si sono affermati gli elementi stilistici e strutturali che esso porta.

Mi spiego meglio: ad esempio un mobile del settecento riportante gli elementi stilistici nati ed affermatisi durante il periodo del Luigi XV in Francia sarà sicuramente definibile antico d’epoca; per contro altro manufatto costruito in Stile Luigi XV però ad esempio a metà ‘800, sarà certamente definibile antico ma non sarà d’Epoca.

-si considerano “antichi” o “antichi d’epoca“, quindi autentici, gli oggetti le cui parti sostituite non superano complessivamente il 40%.

In un settore, quello antiquario, dove il dubbio spesso è compagno, anche in questo caso si è di fronte ad analisi difficile. Mi riferisco non solamente alla sensibilità e conoscenza necessaria al controllo di queste particolarità ma alla possibilità dell’uso fraudolento delle stesse. Facciamo un esempio. Abbiamo n.4 sedie di epoca importante ed il mercato che le renderebbe maggiormente appetibili, se le stesse fossero in numero di 6. Come si può fare? Semplicissimo: si smontano completamente le 4 sedie, si eseguono i pezzi necessari alla costruzione delle altre due e durante il riassemblaggio i pezzi nuovi si distribuiscono sapientemente su tutte le 6 sedie, per cui ognuna di esse avrà una percentuale di pezzi sostituiti inferiore al 40%, a questo punto dimostrare la frode è certamente più complesso. Un pasticcio simile di ricostruzione e riassemblaggio ha coinvolto nel 2016, in una ampia inchiesta, con pene severe, famosi antiquari parigini.

Riconoscere il mobile autentico
Riconoscere il mobile autentico
Come guardare il mobile

Stabiliti questi semplici ma precisi confini, vediamo quale debba essere l’approccio ad una lettura, il più possibile profonda, del mobile o dell’oggetto antico.

Essenziale è acquisire una grande capacità di osservazione. Viviamo in un mondo che va di fretta e ognuno di noi tende ad una analisi spesso superficiale delle cose. Sono sicuro che se, tutti noi, ci soffermassimo anche per un solo minuto ad osservare attentamente un oggetto di uso quotidiano quale il nostro orologio da polso, ci accorgeremmo magari con sorpresa che pur maneggiandolo continuamente, non ci eravamo accorti di piccoli particolari, tra cui sicuramente piccole rigature e ammaccature. Importante quindi, quando si esamina un oggetto antico, il massimo della concentrazione sullo stesso.

Come già detto è un settore dove il dubbio è spesso compagno; la somma anche di piccoli particolari, singolarmente insignificanti, possono essere rivelatori. Certo l’esperienza è insostituibile ma essa, frutto di quotidiana applicazione, può essere perseguita anche dal neofita, con visite attente alle numerose mostre antiquariali, ai musei, ai numerosi negozi e mercatini; con formulazione di domande mirate, con la lettura e quant’altro; giorno dopo giorno si acquisirà sempre più capacità di analisi.

Bisogna conoscere molto, prima di iniziare a capire, e mai pensare di saperne abbastanza!

Vediamo di entrare più in dettaglio. Se un mobile appartiene ad una certa epoca tutta una serie di elementi dovranno concordare. I particolari eventualmente discordanti potranno essere frutto di restauri, di rimaneggiamenti o modifiche avvenute durante la vita del manufatto, o di tarde imitazioni, ricostruzioni e assemblaggi con intento non necessariamente fraudolento.

Una prima visione d’insieme porterà ad una serie di considerazioni di carattere estetico. Constateremo cioè se i vari elementi stilistici e decorativi del mobile in esame concordano con l’epoca cui sembra appartenere. E’ importante in questa fase conoscere discretamente bene tutta l’evoluzione stilistica relativa all’arte applicata e avere cognizioni di storia dell’arte e di storia.

In alcuni casi l’apparente appartenenza di un mobile ad un certo periodo storico sarà immediatamente smentita dalla commistione di più elementi decorativi che collocheranno il pezzo in un periodo successivo. A questo proposito Vi invito a visionare i miei filmati relativi alla evoluzione stilistico/storica del mobile su ANTIQUARIA alle puntate n. 03/04/06/07/08.

Cosa guardare per riconoscere il mobile autentico

Valutato quindi il mobile in una sua visione d’insieme si passerà ad analisi più ravvicinata. Non importa in quale ordine, ma sarà importante soffermarsi su:

  • la grana del legno
  • la patina del legno
  • i segni di usura
  • il segno del tarlo “traverso”
  • tracce di restauro
  • tecniche costruttive e materiali
  • cerniere, serrature, maniglie, chiodi…
  • particolari segni sulla superficie lignea frutto congruo o incongruo dell’uso quotidiano
  • sigle e firme

e quant’altri particolari insoliti o curiosi. Non ci si deve cioè stancare di controllare interno ed esterno, fronte e retro, fino a giungere a serena conclusione che non è detto, anche se succede raramente, debba essere esente da dubbi. Bisogna sempre verificare con umiltà tutti particolari perché proprio nel momento in cui, sicuri della nostra capacità, affrettiamo le conclusioni, si rischiano grandi cantonate.

Ho usato termini che forse non Vi sono famigliari. Vediamoli!

Riconoscere il mobile autentico

La grana del legno cioè i pori del legno col passare dei secoli tendono sempre più a compattarsi, a restringersi, fino a raggiungere, soprattutto in ambienti asciutti, compattezze paragonabili a quelle ossee o marmoree. Questo fenomeno avviene limitatamente ai legni definiti duri, come noce, ciliegio, rovere. Per altri legni detti dolci (pioppo, abete ecc…) la progressiva perdita di umidità interna porterà alla perdita della compattezza iniziale, fino, anche se in tempi lunghissimi, ai limiti della polverizzazione.

Se ne deduce che la grana lignea ad esempio di un mobile di oltre cento anni, si presenti in maniera sostanzialmente diversa rispetto a tavolato odierno, anche se opportunamente stagionato. A mia conoscenza non esiste un sistema scientifico in grado di misurare in qualche modo la “grana”. L’indagine è quindi affidata in questo caso alla nostra empirica sensibilità; è tuttavia importante conoscere il fenomeno che in parti diverse dello stesso mobile ci potrà aiutare ad identificare aree eventualmente sostituite.

La grana del legno  cioè i pori del legno col passare dei secoli tendono sempre più a compattarsi, a restringersi, fino a raggiungere, soprattutto in ambienti asciutti, compattezze paragonabili a quelle ossee o marmoree. Questo fenomeno avviene limitatamente ai legni definiti duri, come noce, ciliegio, rovere. Per altri legni detti dolci (pioppo, abete ecc...) la progressiva perdita di umidità interna porterà alla perdita della compattezza iniziale, fino, anche se in tempi lunghissimi, ai limiti della polverizzazione. Se ne deduce che la grana lignea ad esempio di un mobile di oltre cento anni, si presenti in maniera sostanzialmente diversa rispetto a tavolato odierno, anche se opportunamente stagionato. A mia conoscenza non esiste un sistema scientifico in grado di misurare in qualche modo la "grana". L'indagine è quindi affidata in questo caso alla nostra empirica sensibilità; è tuttavia importante conoscere il fenomeno che in parti diverse dello stesso mobile ci potrà aiutare ad identificare aree eventualmente sostituite.

La patina del mobile e patina del legno. Altra caratteristica del legno antico è la cosiddetta patina. Personalmente e molti potranno non essere d’accordo, ho sempre voluto mantenere una distinzione tra la Patina del materiale con cui è costruito un oggetto e l’insieme dell’oggetto stesso. Per essere più chiari parlando di mobili dovremmo distinguere tra “patina del mobile” e “patina del legno”.

Per “Patina del Mobile” dobbiamo intendere lo strato superficiale di polvere, cere, residui carboniosi di lanterne e candele formatosi nei secoli; analogamente, i segni di usura e consunzione dovuti all’uso quotidiano sui cassetti e relative guide, sulle traverse in basso delle basi di un tavolo, su spigoli e così via in lunga elencazione, tutti elementi che determinano il segno tangibile del tempo passato e che a volte rendono l’oggetto particolarmente interessante al collezionista. Sono tracce da tenere in corretta considerazione. Infatti la fraudolenta imitazione della consunzione di queste parti non è poi cosa così semplice. D’altro canto non è la loro presenza o meno che ci garantirà l’autenticità del pezzo perché troppe variabili entrano in gioco, ma dalla loro analisi, ove presenti, dalla loro logicità di distribuzione e credibilità si potranno acquisire ulteriori elementi utili. Analogamente altri segni indelebilmente impressi sulla “pelle” del legno quali tracce di bruciatura dovuti a candele o lumi a petrolio, impronte di fondi di bicchiere o bottiglia, tracce dell’uso di coltello da cucina e altro in ennesima elencazione, sono a volte rivelatori.

Faccio un esempio: il segno caratteristico di bruciatura di candela che normalmente si produce per ovvie ragioni su elementi verticali di un mobile, se verrà scovato su una parte piana ci indurrà immediatamente a pensare che tale parte provenga da altro manufatto e quindi frutto di sostituzione o peggio ancora assemblaggio di più parti antiche o vecchie di recupero, con lo scopo di creare un falso.

Utile ricordare che tali tracce vanno cercate non solo sull’esterno del mobile ma anche e soprattutto, in parti nascoste dello stesso; il falsario, se non è sprovveduto, non le metterà in bella vista. Comunque, lo ricorderò sempre, non giungete a conclusioni affrettate!

Per “Patina del Legno” dovremo invece intendere il progressivo accentuarsi nel tempo del colore naturale del legno. Azione combinata di luce, aria, calore ambientale, umidità, producono varie tonalità di grigio e bruno nel noce, nel rovere, nel castagno; aranciato rossastro nel ciliegio e nel faggio; paglierino nel pioppo e in altri legni teneri.

Permettetemi una digressione:

analoghe considerazioni andranno fatte anche su oggetti costruiti con altri materiali, si veda ad esempio l’ossidazione naturale del bronzo che andrà concettualmente tenuta separata da eventuali altri tipi di deposito superficiale. Con ciò intendo affermare che la Patina del materiale nello svolgimento di un corretto progetto di restauro andrà assolutamente tutelata, mentre la Patina dell’oggetto, sarà compito del restauratore, a seguito di valutazioni estetiche e storiche, decidere se tenere in tutto o in parte, o sacrificare con una pulitura che però dovrà comunque essere attenta nel non compromettere l’aspetto che il materiale è venuto ad acquisire per i fenomeni di invecchiamento.

Gli insetti xilofagi producono all’interno del legno, gallerie ad andamento irregolare che sono in parte anche parallele alla superficie del piano. Quando un legno antico in cui vi sia la presenza di tarli viene segato o piallato, verranno messe in evidenza le gallerie, che si presenteranno come tanti piccoli solchi; anche opportunamente stuccate saranno facilmente visibili.

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Nella sostituzione o integrazione di parti di un mobile o peggio nella sua costruzione con intento fraudolento è necessario usare legno antico o vecchio; sarà molto difficile che tale legno sia completamente esente da tarlatura; va da se che l’artigiano o il restauratore dovendo adattare il legno recuperato a spessori e dimensioni diverse da quelle originali, dovrà obbligatoriamente piallare e tagliare mostrando così, inevitabilmente, le gallerie provocate dal tarlo in sezione longitudinale, appunto di traverso! Le parti segate o piallate vengono in genere montate in modo il meno visibile possibile in facciata o, se proprio non se ne può fare a meno, si cerca di occultarle con l’applicazione di modanature o decorazioni applicate

La conoscenza delle tecniche di costruzione, dei materiali e degli strumenti anticamente usati potranno poi, in buona parte dei casi, essere risolutorie. In effetti, forse una delle prime cose che si va a controllare è la presenza delle tracce lasciate dall’utilizzo degli antichi strumenti manuali, o dei più moderni segni dell’utensile a motore. Un aiuto in questa indagine è l’utilizzo della luce radente.

Oltre alle tracce lasciate dalle diverse tipologie di utensili, l’indagine si estenderà, nell’esaminare i piallacci e le lastronature, a scoprire se le stesse sono frutto di taglio manuale o meccanico; ciò si evincerà soprattutto constatando gli spessori e la regolarità o meno degli stessi. Una disamina più approfondita verrà posta in essere nella prossima conferenza che sarà pubblicata su “Antiquaria”, dove verranno esaminate le antiche tecniche e decorazione del mobile, raffrontate alle tecniche attuali.

Non di meno andranno considerati tutti i particolari metallici che sono parte integrante dell’oggetto sotto esame, quali: cerniere, chiodi, serrature e rinforzi vari. A seconda del loro stile, della tecnica di fusione o forgiatura, saranno di valido aiuto all’indagine; fermo restando che la loro sostituzione in ogni epoca è stata pratica ricorrente, a seguito di restauri o ammodernamenti, sarà quindi compito ulteriore, se del caso, cercare i segni lasciati sul legno dal corredo più antico. E’ doveroso precisare che oggi si trovano sul mercato ottime imitazioni di ferramenta antica, chioderia compresa, a prezzi contenuti, per cui, come sempre, attenzione!

A complicare ulteriormente le cose a volte si trovano sui mobili, firme e stampigliature. Sappiamo che a Parigi, nel Settecento, l’aspirante ebanista aveva un apprendistato obbligatorio di nove anni prima di essere autorizzato a chiamarsi “maître”. Dal 1741 al 1791 ogni maestro fu obbligato a stampigliare i propri lavori con il proprio nome.

Dopo la Rivoluzione che aveva abolito questa pratica, dal 1815 i fabbricanti migliori cominciarono a stampigliare i loro pezzi, anche se non ne era stata reintrodotta comune. Nel caso, analizzando un pezzo, si scopra una firma, una stampigliatura, un marchio, non è consigliabile abbandonarsi a facili attribuzioni, ma verificarne sempre la credibilità.

Trovare tracce di restauri o adattamenti, eseguiti in tempi non recenti, sul mobile antico, è cosa abbastanza normale. La loro presenza o meno non è indizio di autenticità ma, nondimeno, tracce di riparazione potrebbero essere state lasciate a bella posta dal falsario per aumentare la credibilità del pezzo e magari in alcuni casi occultare particolari rivelatori.

Perché si creano falsi

Non passa mese che non si abbia notizia di dipinti, presenti in grandi e piccoli musei di tutto il mondo, la cui autenticità o attribuzione è messa in dubbio o la relativa frode completamente smascherata. Una delle condizioni favorevoli alla perpetrazione di un reato è che lo stesso economicamente paghi. L’esecuzione di un falso pittorico, da parte di abile artigiano, è eseguibile in tempi relativamente brevi, con l’impiego di materiali relativamente poco costosi e l’uso di una attrezzatura limitata. La stessa cosa non è riscontrabile nell’esecuzione truffaldina di una copia di un mobile aulico di alta epoca.

La completa ricostruzione di un mobile utilizzando tecniche antiche, comporta tempi lunghissimi a cui va aggiunta, la difficoltà di reperimento di una quantità di legname coevo omogeneo e sufficiente alla bisogna. L’attuale costruzione integrale di arredo ligneo con intento di falsificazione, sarà giustificata solo se si riuscirà, al momento della vendita, a spuntare prezzi elevatissimi. Ci potremo trovare, però, di fronte alla ricostruzione di un mobile relativamente semplice da eseguire, quindi economicamente pagante, ma esso spesso verrà tradito dalla qualità del legno utilizzato, da tracce lasciate da strumenti elettrici e dalla abilità stessa dell’esecutore. E’ infatti non così semplice trovare un artigiano dotato di grande abilità manuale affinata all’uso di vecchi strumenti e dotato nel contempo di grande cultura antiquaria. Direi che spesso il falso si scopre dall’incongruità storica di certi particolari, sfuggiti all’esecutore per ignoranza.

Soprattutto difficoltà di trasporto imporranno, ai mobilieri delle varie aree geografiche, fino alla metà del settecento, l’uso di legni disponibili nelle vicinanze. Questo, qualora sia identificabile l’area di produzione del manufatto, è altro indizio da considerare.  Da quell’epoca in poi uno stile di vita sempre più pacifico, comodo e civile, dedicherà più tempo e denaro alla produzione di arredi sempre più importanti ed a questo scopo si ricercarono, materie prime sempre più lontano e tecniche di lavorazione più complesse e raffinate.

A questo punto appare evidente quanto sia altresì importante avere un minimo di conoscenza sulla materia prima di cui stiamo trattando, dei relativi metodi di taglio utilizzati con il passare dei secoli e le cause del degrado, a tal proposito Vi invito a visionare la puntata dedicata al legno, sul n.01 di ANTIQUARIA.

Metodi avanzati di indagine

La dendrocronologia

Accanto ai metodi di tipo estetico, fin qui trattati, esistono metodologie scientifiche di datazione del legno che possono esserci di aiuto, vediamole:

Ogni albero racconta la propria storia attraverso la struttura del proprio legno e la si può leggere chiaramente nel disegno degli anelli annuali. Gli anelli annuali di un tronco sono composti di esili fasce di colore scuro che rappresentano la lenta crescita invernale/primaverile, e di più ampie fasce di colore chiaro che rappresentano la rapida crescita estiva. Le caratteristiche stagionali, più calde, più piovose, con maggiore siccità, diverse di anno in anno, influiscono sulla larghezza degli anelli e sono presenti su tutti gli alberi della stessa area geografica. Questa constatazione ha permesso di datare eventi climatici di grande portata storica. Conoscendo bene la storia degli andamenti climatici nelle varie epoche per area geografica, sarà quindi possibile, leggendo la distanza tra gli anelli di crescita, datare il periodo di sviluppo di un albero utilizzato per la costruzione di un determinato manufatto. Tale tecnica viene definita DENDROCRONOLOGIA; sarà però indispensabile avere a disposizione una porzione lignea sufficientemente ampia e conoscere l’area geografica in cui l’albero si è sviluppato, cosa questa non sempre possibile.

Analisi al Carbonio 14

Il CARBONIO 14 è un Radioisotopo prodotto continuamente negli strati dell’alta atmosfera, tutti gli organismi viventi che fanno parte del ciclo del carbonio, scambiano continuamente carbonio con l’atmosfera attraverso processi di respirazione (animali) o fotosintesi (vegetali), oppure lo assimilano nutrendosi di altri esseri viventi o sostanze organiche.

Di conseguenza finché un organismo è vivo la sua concentrazione di 14C si mantiene costante e uguale a quella che si riscontra nell’atmosfera. Dopo la morte questi processi terminano e l’organismo non scambia più carbonio con l’esterno, quindi per effetto del decadimento la concentrazione di 14C diminuisce in modo regolare, misurando questo decadimento si riescono a datare gli oggetti viventi e certamente anche le piante stabilendo il momento temporale del loro abbattimento. E’ quindi opinione diffusa, ma in parte errata, che si possa datare scientificamente il legno con l’esame al Carbonio 14. Questo metodo utilizzato per datare i millenni è però applicabile solo su materiali antecedenti all’anno 1650, in quanto importanti variazioni della quantità di questo radioisotopo nell’alta atmosfera, certificata da note e qualificate università, rendono inapplicabili i tempi di decadimento conosciuti.

Una precisa datazione scientifica per le opere d’arte in legno costruite negli ultimi 400 anni è quindi utile, da affiancare alle perizie basate, fino a poco tempo fa, soltanto su fattori estetici e storici.

Spettrografia all’infrarosso

La Fondazione Matthaes ha sviluppato e brevettato nel suo laboratorio di ricerche del Museo d’Arte e Scienza a Milano, un tale metodo di datazione: la SPETTROGRAFIA INFRAROSSA. Metodo che è stato perfezionato in collaborazione con importanti centri di ricerche e musei europei.

Questo metodo si basa sui seguenti fattori:

Ogni molecola è composta da atomi che vibrano su una nota frequenza se colpiti da radiazioni. Inserendo una piccolissima quantità del legno di un albero appena tagliato in uno spettrometro, che registra le vibrazioni degli atomi dei singoli composti, appare una curva sullo schermo di un computer, che assomma le vibrazioni molecolari e la loro intensità. Questa curva è come una impronta digitale e in questo caso definisce il tipo di un legno nuovo.

Col passare del tempo un sottile strato esterno dell’oggetto in legno si decompone rapidamente, mentre la massa del legno interno da cui viene preso il campione da misurare, degrada a causa di microbi e processi chimici graduali e lenti, poco influenzati dall’ambiente. La decomposizione delle molecole durante i secoli passati, trasforma la curva originale che diventa così l’impronta tipica per un legno di una certa età.

La datazione assoluta si ottiene confrontando l’impronta in esame con impronte di molti campioni di sicura datazione.

La precisione del metodo dipende dal tipo di legno. Per i legni che più comunemente sono stati usati nell’antiquariato, questa precisione è oggi di +/- 10/20 anni.

Una serie di professionisti antiquari/restauratori, sono stati selezionati in Italia e nel mondo dal Museo d’Arte e Scienza di Milano e dopo opportuna preparazione, autorizzati ufficialmente ad eseguire prelievi da oggetti lignei in nome e per conto del Museo sopracitato. Ogni prelievo viene accompagnato da documentazione fotografica attestante la provenienza del campione in esame. Io stesso mi onoro di essere stato tra i primi collaboratori di detto Istituto.

Sergio Salomone

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