04-Antiquaria: Storie di mobili – RINASCIMENTO

Fonte:Sergio Salomone collaboratore esterno della ditta Studio Laboratorio di Antichità s.a.s.

L’umanista quattrocentesco Pico della Mirandola con una sua frase sintetizza lo spirito di tutto il Rinascimento: “Io ti ho collocato al centro del mondo, disse il Creatore a Adamo, affinchè tu più facilmente ti guardi intorno e veda tutto ciò che esso contiene. Io ti ho creato affinchè tu sia libero educatore e signore di te medesimo” .


(Oratio de Hominis Dignitate)

Il Rinascimento abbraccia all’incirca il periodo storico del 1400 e 1500 italiano; come si intuisce, dalla parola medesima, tutta la vita del tempo classico torna a permeare di sé spiriti ed intelligenze e a direttamente ispirare l’anima moderna; non fu un fenomeno, come quelli che lo avevano preceduto, parziale; coinvolse infatti tutta l’Europa occidentale e centrale estendendosi anche all’Est.

04-Antiquaria: Storie di mobili – RINASCIMENTO

Questo ritorno all’antico è favorito presso di noi dalla continua persistenza delle forme estetiche che mai vennero completamente meno, anche nei tempi di maggiore oblio, per cui vi fu sempre un nesso di continuità con il mondo classico. La caduta di Costantinopoli (1453) che riversa fra noi un gran numero di maestri greci, l’invenzione della stampa e la fabbricazione della carta, aiutano notevolmente l’allargamento del Rinascimento, ma vanno considerate ragioni importanti ma secondarie.

Prima ancora delle arti belle in generale, il Rinascimento tocca la letteratura e tutte le manifestazioni di vita e civiltà. Uno dei primi elementi è il cosiddetto umanesimo e cioè la prevalenza del pensiero umano sul pensiero mistico medioevale.
Rispetto al Medioevo cambiano radicalmente tre aspetti del vivere umano: la concezione del tempo, quella della morte, quella della povertà.

Il tempo

Nel Medioevo il tempo era considerato un dono di Dio, un bene di tutti, di cui nessuno ed in nessun modo poteva fare commercio; per commercio del tempo dobbiamo intendere il prestito, far pagare interessi relativi al prestito di una somma in relazione ai tempi di restituzione. La Chiesa e la società condannavano l’utilizzo del tempo, di cui unico Sovrano era Dio, per fini di lucro. Il tempo era poi misurato con mezzi relativamente naturali e arcaici quali meridiane e clessidre. La divisione principale era la distinzione tra luci e tenebre. Il giorno si divideva in dodici parti pressappoco uguali. Le ore dunque avevano durata diversa tra estate e inverno. Già dal XIII secolo cominciano a apparire nei monasteri e sulle torri dei palazzi pubblici gli orologi meccanici, che attraverso il suono delle campane segnavano il tempo. Il problema era dato dal fatto che giorno dopo giorno queste macchine dovevano essere tarate, affinché il tempo di luce risultasse sempre diviso in dodici parti in ciascuna stagione dell’anno. Sarà solo dal XIV secolo che gli orologi meccanici cominciano a essere usati per dividere uniformemente il tempo. Sarà quindi solo agli albori del Rinascimento che gli orologi cessano di essere solamente delle suonerie e cominciano a avere un quadrante. Il tempo è ormai diventato il tempo laico dei mercanti, dei banchieri che prestano denaro, degli artigiani. Il tempo è diventato degli uomini.


La morte

Nel Medioevo uno dei temi iconografici più diffusi era quello del Giudizio Universale, e cioè tutta l’umanità nel suo complesso che alla fine dei tempi era sottoposta a giudizio. La morte individuale non era presa in considerazione. Dopo il 1360 il tema del Giudizio Universale decade e ne restano solo esempi sporadici come quello di Michelangelo nella Cappella Sistina. A partire dalla seconda metà del quattrocento si diffonde un altro tema: quello del Giudizio particolare. Nell’iconografia del Giudizio particolare, al centro dell’azione c’è il moribondo, il quale nella stanza dove si consuma la sua agonia vede contesa la sua anima tra Angeli e Demoni. Viene cioè rappresentata la morte dell’individuo. Parallelamente nelle arti figurative e nella poesia la morte viene vista come decomposizione, morbo, come qualcosa di fisicamente terribile. E’ la testimonianza di un nuovo atteggiamento verso la vita.

La povertà

Nel Medioevo il povero era visto come il rappresentante di Cristo, da aiutare e da difendere. Nel quattrocento il pauperismo conosce una tregua e il problema dell’assistenza si pone in maniera limitata. Il problema si riproporrà con drammaticità nel cinquecento, ma in quel tempo la visione del povero appare completamente mutata: il povero viene ritenuto un deviante, un ozioso, magari un delinquente, un personaggio da tenere lontano o da espellere, o da rinchiudere.
E’ vero che si è in un periodo di pauperismo di massa, si è di fronte ad una vera e propria piaga sociale. Ma attenzione non è solo questione di dimensioni del fenomeno è anche una questione di mentalità, un modo di vedere il mondo. Nel Medioevo la mancanza di ricchezza e di beni non impediva di essere riconosciuti come cristiani, anzi l’eccessivo possesso di beni poteva persino essere visto con sospetto, un qualcosa cioè di cui farsi perdonare. Dalla fine del Medioevo e poi, nel corso del Rinascimento, la ricchezza e il successo diventano segni di virtù, di abilità. A essere sospetta è ora la miseria.

Le arti

L’Umanesimo anche se concetto proprio della letteratura lo possiamo però estendere a tutte le arti che ne ricevono la loro ispirazione dal profondo dell’anima umana. Le degenerazioni che possono derivare da una eccessiva considerazione naturalistica della vita sono state spesso corrette dalla Religione Cattolica che con i suoi principi fondamentali tende ad esaltare anche la parte divina e spirituale dell’uomo.
Diretta conseguenza dell’Umanesimo è il Realismo cioè la concezione oggettiva o quasi, della natura e della vita. Leon Battista Alberti col Trattato della Pittura, Leonardo da Vinci, il Brunelleschi, Piero della Francesca col Trattato della Prospettiva, formulano i loro codici d’arte, frutto dell’osservazione diretta della realtà. Contrastano con l’arte medievale che fu arte spesso convenzionale e “vestita”; i nuovi studi e osservazioni comprendono l’anatomia del corpo umano e l’uso del nudo, risorge l’antico criterio d’arte che considera la Sua attuazione nella perfetta imitazione della natura; ci vorrà tutta l’autorità di Leonardo per inculcare e sottolineare che essa è più ancora “luce del nostro intelletto”.
E’ importante qui sottolineare che l’arte come qualunque altro pensiero umano è in continuo divenire senza mai completamente dimenticare le esperienze e conoscenze precedenti per cui ai vari elementi sopracitati propri dell’arte classica, è doveroso aggiungere il necessario connubio che il Rinascimento ebbe con gli elementi della tradizione Gotica.
Si può affermare che il Rinascimento fu un moto essenzialmente aristocratico, infatti l’arte espressa in questo periodo ottenne un grande impulso dall’ammirazione e dalla protezione di principi, imperatori, papi dando vita a quel fenomeno che tanto contribuì allo sviluppo di tutte le manifestazioni artistiche, da tutti conosciuto col nome di mecenatismo. Si può certo discutere sopra le influenze che mecenati come i Medici, i Visconti, gli Estensi, gli Aragonesi, di Nicolò V e di Sisto V ebbero nei rapporti con l’arte, ma è cosa certa che molti furono gli effetti buoni di tale protezione.

Tutti gli artisti del periodo sono prima apprendisti, poi aiutanti e infine maestri; la cultura generale approfondita è considerata basilare nella formazione, la specializzazione è del tutto ignorata, invece usatissima è la collaborazione che permette rapida circolazione delle idee.
Pur ribadendo ulteriormente l’impossibilità di stabilire nei limiti fissi di alcune date, le innumeri circostanze materiali ed immateriali che contribuiscono alle manifestazioni d’arte, ciononostante distingueremo due periodi:
a) Primo Rinascimento (sec. XV). Abbraccia all’incirca il 1400; i nuovi criteri si impongono lentamente e contrastano con lo stile gotico che in Italia non ebbe mai lo sviluppo conosciuto da altre nazioni europee.
b) Grande Rinascimento (sec. XVI). Occupa l’ultima parte del 1400 e la prima metà del 1500; è il periodo del suo massimo sviluppo e splendore.
L’Italia, ricca di tradizioni classiche, è la culla ideale per la rinascita nell’arte, le altre nazioni possono vantare solo un Rinascimento di riflesso, ispirato a quello italiano e generalmente posteriore nel tempo.
Una delle impronte più evidenti del Rinascimento è nell’architettura; si inizia con l’imitare particolari di monumenti antichi quali cornici, capitelli, decorazioni parietali e si giunse all’armonia di proporzioni che è tra i pregi maggiori degli edifici rinascimentali. Generalmente per tutto il ‘400 il ritorno al classico è limitato appunto alle sole forme decorative mentre l’ossatura costruttiva è ancora quella medievale.

L’Architettura nel Rinascimento

Gli architetti del periodo moltiplicano a tal profusione le cupole che l’edificio sacro a cupola diventa l’edificio tipico nel Rinascimento. Il modello ideale è la maestosa cupola del Pantheon di Roma.
La prima cupola rinascimentale, S. Maria del Fiore in Firenze del Brunelleschi, si presenta ancora, con evidenti riferimenti al periodo precedente, voltata su base ottagonale e con curva ogivale. Le cupole tipiche del periodo saranno invece quasi sempre impostate sul tamburo e composte da due cupole incastrate, unite con tiranti e puntoni; fra l’una e l’altra trova posto una scala di circolazione.

Tipologie di colonne

Ogni volta possibile invece che l’uso di pilastri, per il sostegno degli elementi superiori, si utilizza la colonna. Tali colonne all’inizio sono massicce e senza speciali proporzioni ma col tempo si avvicineranno sempre più alle forme e proporzioni classiche. I grandi artisti si rifanno alle norme dettate da Vitruvio, oppure direttamente misurano dal vero, i monumenti classici, per lo studio delle proporzioni della colonna romana. Tali norme verranno fissate più tardi dal Vignola nel suo celebre Trattato. In alternativa, per ragioni costruttive o anche estetiche, la colonna è sostituita dalla lesena. Le lesene conosciute come ante presso i Greci o paraste presso i Romani, sono usatissime, conservano le stesse proporzioni delle colonne, hanno stessa base e stesso capitello, ma non sono mai rastremate.

Le chiese rinascimentali hanno raramente il portico; si presentano con una superficie piana e omogenea. Molte chiese assumono queste forme, un esempio importante è rappresentato nella facciata di S. Maria Novella a Firenze di Leon Battista Alberti.

Studio delle proporzioni della Facciata di Santa Maria Novella in Firenze

La facciata di Santa Maria Novella si inscrive perfettamente in un quadrato avente un lato coincidente con la linea di base della chiesa. Dividendo in quattro, tale quadrato, si ottengono quattro quadrati minori due di esse accostati inquadrano la zona inferiore. In uno di essi si inscrive perfettamente l’ordine superiore. Successive suddivisioni determinano altre misure, quali ad esempio quelle delle volute laterali dell’ordine superiore, e così via.

Palazzo Pitti

I palazzi pubblici e quelli delle famiglie ricche, assumono un aspetto imponente. Le loro facciate sono fatte con blocchi rettangolari in pietra, sbozzata in maniera rudimentale detto a bugna. Scompaiono completamente le merlature di uso Gotico che vengono sostituite da ricche trabeazioni soprattutto di stile corinzio; in altri casi troveremo il tetto con travicelli molto sporgenti.

Palazzo Strozzi

Cornici poco aggettanti, indicanti i piani o correnti all’altezza dei davanzali, sottolineano orizzontalmente la struttura. Le finestre generalmente di ampia apertura, sono spesso bifore suddivise da una colonnina che sorregge due archi a pieno centro, sovrastati da una unica arcuatura a tutto sesto. Alcuni esempi importanti di palazzi civili italiani del periodo detti, per la loro configurazione bugnata, in stile rustico sono: Palazzo Pitti disegnato dal Brunelleschi e Palazzo Strozzi di Benedetto da Maiano.
La facciata spesso è anche divisa verticalmente da lesene colleganti le cornici orizzontali; tale particolarità è interpretata a Venezia con l’utilizzo di colonne al posto delle lesene su menzionate.
In generale possiamo osservare che la facciata è priva di altre linee decorative, ad eccezione di alcune statue inserite entro nicchie o poggianti su mensoloni.
I cortili interni sono ad imitazione degli atrii romani, contornati da portici a colonne sulle quali si elevano spesso altre gallerie sempre a colonnato.

Chiostro di Santa Marta a Bergamo

Come già detto fuori d’Italia le nuove forme rinascimentali si affermarono con molta lentezza e le forme dell’architettura gotica durarono per lungo tempo, prima di cominciare a essere influenzate dalla nuova arte italica. Analoga situazione si verifica in Piemonte dove la forte influenza dell’arte gotica francese e speciali condizioni politiche, non permisero alla nuova arte di esplicare il dinamismo presente altrove.

Gli ordini architettonici

Gli ordini architettonici maggiormente usati sono il composito e il corinzio perché più ricchi e sontuosi ma anche perché frutto dello studio diretto sui monumenti romani ancora esistenti, appartenuti al periodo della decadenza, e relativamente numerosi. Pochissima fortuna hanno il dorico e lo ionico. Il fatto di copiare dalla decadenza romana costituisce una caratteristica propria degli artisti del 1400.

Capitello Corinzo
Capitello Composito

L’osservazione diretta degli elementi decorativi ci presenta frontoni triangolari classici, frontoni a mezzo cerchio, corazze, elmi, foglie o fiori, palmette, vasi, festoni, stemmi, frutti, iscrizioni tutte sempre eseguite con grande perizia.

Chiave dell’arco a Settimo Severo – Roma

Quasi onnipresente è la foglia d’acanto. Altri elementi importanti sono le conchiglie, i bucrani, le cornucopie, i delfini, sirene e tritoni, puttini, mascheroni.

Rosone romano
Foglia d’acanto

Tutte queste decorazioni al solito, traggono spunto dagli elementi decorativi emergenti dallo studio delle antichità romane che qui di seguito a titolo di esempio proponiamo con rapidi schizzi.

Fregio decorativo in terracotta (Museo Laterano – Roma)

I balaustri utilizzati per la costruzione di parapetti traforati, evolvono velocemente dalla prima forma iniziale a vaso, a quella di vaso contrapposto, per cui il balaustro “tipico” del Rinascimento è sempre simmetrico all’asse orizzontale.

Nella scultura figurativa è poca l’imitazione classica avvertita solo nel panneggio e negli accessori decorativi, prevale l’osservazione diretta e porta ad alta perfezione lo studio dell’anatomia umana.

Lattanzio Gambara, affreschi Abbazia di San Nicola – Brescia

La Pittura decorativa è molto diffusa nel Rinascimento sia all’interno che all’esterno delle case e ciò viene giustificato, oltre che da una ragione estetica, anche dal costo relativamente basso del suo utilizzo. Con questo tipo di ornamentazione nel periodo rinascimentale si imita soprattutto il rilievo a somiglianza delle numerose sculture decorative del periodo classico. Questi fregi dipinti sono così ben realizzati da arrivare a confondersi con quelli reali.

Beato Angelico: particolare della deposizione

La pittura figurativa ha importanza straordinaria e assume principalmente due tendenze: la mistica con caposcuola il Beato Angelico, e la realistica che fa riferimento al Masaccio. La scuola mistica esalta il pensiero ascetico, le sue figure sono permeate del Divino ed esaltano l’intimo dell’anima che contempla e adora gli alti misteri della Fede; proporzioni, forme, prospettiva non sono la preoccupazione iconografica principale dell’artista.

Opera realista del Masaccio

La scuola realista al contrario studia acutamente il vero, curando le forme, approfondendo e migliorando la perfetta conoscenza del nudo, cercando nella figurazione la schietta sincerità della realtà umana. A mano a mano gli sfondi dorati, tanto usati nella pittura figurativa medioevale, sono sostituiti da paesaggi dal vero o da sfondi architettonici trattati prospetticamente. La scuola mistica cede terreno dinanzi al trionfo del realismo.
Accanto alle tecniche tradizionali affresco e tempera, comincia l’uso della pittura ad olio, importata dalle Fiandre per opera di Antonello da Messina. La pittura su tela è però ancora molto rara.

Grande Rinascimento

Come già detto il Grande Rinascimento occupa lo scorcio del 1400 e si estende per tutta la prima metà del 1500; è il periodo della piena maturità dello stile, dove continuando a trarre ispirazione dalle forme classiche, si raggiungono vertici di grande perfezione, con accordo perfetto tra materia ed idea.
Il cinquecento è un secolo estremamente drammatico caratterizzato da grandi avvenimenti politici e religiosi, e gli sviluppi dell’arte, complessi e pieni di contrasti, riflettono fedelmente le inquietudini e le contraddizioni del tempo.
Questo secolo è caratterizzato da quattro fenomeni fondamentali:

PRIMO: Nella prima metà del secolo vediamo Francia e Spagna contrapposti per l’egemonia sul continente. Terreni di battaglia sono l’Italia e la Germania. La contrapposizione termina con il successo spagnolo.


SECONDO: L’Europa settentrionale aderisce alla riforma nelle varie confessioni luterana, calvinista o anglicana, separandosi dall’Europa meridionale che resta fedele al cattolicesimo romano.

TERZO: Si costituisce l’Impero coloniale spagnolo, con dimensioni mondiali e che sposta progressivamente verso l’Atlantico l’asse geopolitico europeo.

QUARTO: L’impero Turco si espande considerevolmente ed assume il pieno controllo del Mediterraneo orientale e della penisola balcanica fino ai territori dell’Ungheria e dell’Austria.

L’Italia è dunque uno dei terreni dello scontro militare tra le grandi potenze.
Nel 1512 il Papa Giulio II grazie ad una alleanza con gli spagnoli riesce a eliminare momentaneamente la potenza francese e a estendere i domini pontifici su Parma. Ma la politica militarista di Giulio II e gli equilibri diplomatici di Leone X si dimostrano insufficienti nel contrastare una lotta che ormai ha dimensioni continentali.
Nel 1526 il Papa Clemente VII, preoccupato per lo strapotere asburgico, aderisce alla Lega di Cognac guidata da Re di Francia Francesco I. La ritorsione di Carlo V d’Asburgo, Re di Spagna e Imperatore, è terribile: le truppe imperiali entrano in Roma e assediano Clemente VII che si è chiuso in Castel Sant’Angelo. La città , forse la più sfarzosa e ricca dell’occidente, viene orribilmente saccheggiata dalle truppe (Lanzichenecchi) per ben nove mesi.
La Spagna è ora il massimo baluardo contro l’eresia luterana e il maggior protettore politico del Papa. E’ in questo clima che Michelangelo trascorre i suoi ultimi anni e dipinge opere tormentate come il “Giudizio Universale”.

Giudizio Universale
La spiritualità nel Rinascimento

Agli inizi del ‘500 l’ideologia dominante era il cristianesimo. Il Cristianesimo era elemento unificante di tutti gli strati sociali, di tutte le tendenze culturali, di tutte le sorgenti nazionalità. Nel corso del ‘500 tutto il sistema di valore e di idee entra in crisi.
Martin Lutero a partire dal 1517 esprime posizioni a riguardo della teologia: “è solo Dio che può salvare l’uomo, che lo ha salvato attraverso la morte in croce del Cristo. La salvezza proviene unicamente dalla Grazia che Dio concede, essa è un fatto individuale, che riguarda il rapporto del singolo con Dio; essa non può passare attraverso vie istituzionali come la Chiesa.
A questo punto il discorso diventa anche politico: la Chiesa di Roma, la gerarchia ecclesiastica, il primato del Papa vanno abbattuti. Gli atti di devozione esteriore, le donazioni alla Chiesa, il culto dei Santi, sono segni della corruzione della Chiesa Cattolica. Questi travagli spirituali si potranno leggere anche in numerose manifestazioni artistiche.
Tra il 1520 e il 1555 il Luteranesimo si affermò in Germania, in Danimarca e nella penisola Scandinava. Nello stesso periodo anche l’Inghilterra si stacca dalla Chiesa di Roma. A partire dal 1540 una nuova confessione riformata, quella calvinista, si diffuse dalla Svizzera alla Francia, all’Olanda e alla Scozia.
Gli aderenti all’evangelismo non erano mai giunti ad una rottura aperta con le gerarchie ecclesiastiche, anzi essi ne facevano parte e in posizioni di assoluto rilievo. Tra gli Evangelici italiani erano però fortemente sottolineate le componenti aristocratiche, risultandone allontanato la massa dei Cristiani; la penetrazione della dottrina riformata tra il popolo cristiano d’Italia era molto scarsa.
In generale gli Evangelisti presenti in Italia sostennero l’opportunità di una pace e di una tolleranza religiosa; i sostenitori della linea controriformista reclamavano una maggiore fermezza da parte della Chiesa romana e delle sue gerarchie.
A trionfare furono i Controriformisti: nel 1540 viene approvata da Papa Paolo III la regola dei Gesuiti; nel 1542 viene istituita l’Inquisizione romana col compito di impedire le infiltrazioni protestanti nel mondo cattolico; fin dalle prime battute del Concilio di Trento del 1545, i Controriformisti riescono a far passare le loro tesi. Nel 1559 viene compilato il primo indice dei libri proibiti e la posta in gioco ormai non è più la sottile lotta tra teologi ma la vita stessa. La pena per l’eretico è il rogo.
Una componente di controllo è ovviamente anche applicata all’arte e al culto delle immagini. Lo stesso Michelangelo viene inquisito per il suo Giudizio Universale, tacciato di luteranesimo da libelli anonimi e di offesa al decoro, cioè di incongruità morale con la Cappella Sistina. La committenza di Paolo III ne impedì la distruzione, invocata dall’Aretino, ma non gli risparmiò i “braghettoni” imposti ai nudi da Daniele da Volterra.
A seguito del Concilio tridentino, le immagini religiose e l’immagine stessa della Chiesa Controriformata, divenne oggetto di cure particolari; si avverte la necessità di andare oltre la valutazione estetica per farne invece strumento di divulgazione della fede a tutti i livelli culturali, attraverso un linguaggio chiaro, accessibile e persuasivo, in sintesi utilizzare l’arte come strumento di propaganda.
Proprio questo nuovo modo di intendere l’arte fu una delle cause principali, in ambito di Arte Sacra, del Manierismo.
Nel 1500 l’ispirazione architettonica e quasi tutta la parte normativa è prepotentemente influenzata dall’Opera di Vitruvio, architetto romano dell’epoca di Augusto, autore del De Architectura opera in dieci libri, testo essenziale per la conoscenza dell’architettura Greco-Romana. Tale opera trovata nel 1400, diverrà nel secolo successivo materia di studio in ogni scuola d’arte; Roma però dava la possibilità, come nessuna altra città, dello studio diretto di meravigliosi monumenti: sia quelli ancora conservati che quelli oggetto di scavo. Il soggiorno a Roma divenne indispensabile per tutti gli artisti italiani e stranieri nel corso del 1500 e continuò nel secolo successivo.
Abbiamo già sottolineato come nel Primo Rinascimento gli artisti si ispirassero soprattutto all’arte romana della decadenza, a motivo del maggior numero dei monumenti presenti ed ancora in piedi di essa; nel 1500 si tese ad imitare maggiormente il periodo aureo romano per la maggiore conoscenza che di esso si ebbe grazie alle scoperte archeologiche avvenute in questo secolo.
Nascono edifici grandiosi e si fa più comune l’uso della volta al posto del soffitto, con la conseguenza della costruzione di edifici più alti. Parecchie costruzioni gotiche, o almeno parecchie facciate, vennero atterrate per essere rifatte nel nuovo stile.
Nel ‘500 si tende maggiormente a ritrarre la grandiosità della linea classica, trascurando i particolari dell’ornamentazione; viene scrupolosamente rispettata simmetria e semplicità. Nel 1400 si usa assai spesso il marmo, nel 1500 si usò soventissimo la pietra e talvolta anche i mattoni, cosa che durerà anche nel secolo successivo. Lo studio profondo dell’arte romana che usava con parsimonia gli ornamenti porta verso tale eliminazione, favorita da Michelangelo, il quale pensò che l’architettura dovesse essere eminentemente proporzione, e dovessero emergere soprattutto le linee e le masse.
Nel 1400 ci si limita all’uso dell’ordine corinzio e composito; nel 1500 vengono usati tutti gli ordini prescritti dal Vignola. Jacopo Barozzi detto appunto Vignola dalla sua città di origine presso Modena nel 1507, scrisse il Trattato della Prospettiva, e il Trattato dei Cinque Ordini di Architettura, ancora oggi studiato e che concretizza mirabilmente i concetti di Vitruvio. Morì nel 1753 ed è seppellito nel Pantheon. Gli ordini illustrati dal Vignola sono il rustico o toscano (dorico semplificato), il dorico, il ionico, il corinzio e il composito. Questi ordini vengono sovente usati con una sequenza prestabilita ai vari piani delle facciate: si iniziava col dorico, si proseguiva col ionico, col corinzio e meno frequentemente col composito.
Nella ornamentazione scolpita il 1500 non presenta differenze notevoli in confronto di quella quattrocentesca; i quattrocentisti si ispirarono direttamente alle opere romane, nel cinquecento si opera di maniera imitando il secolo precedente ma con una maestria esecutiva tale da toccare la perfezione, gli artisti hanno il senso della proporzione e della grazia. Ricordo che in quest’epoca non esistono ancora scuole d’arte, gli artisti studiavano nelle botteghe di oggetti artistici e degli orefici.


La scultura figurativa nel ‘500 si libera dall’asservimento decorativo tipico del secolo precedente, e mentre nel ‘400 ci si ispirava direttamente alla realtà, nel secolo successivo ci si ispira preferibilmente alle figure classiche.

grottesche


La pittura decorativa nel 1500 ha un grande progresso. Verso la fine del secolo vengono in uso le “grottesche”: con questo nome si designò una determinata specie di decorazione parietale derivante da quella trovata a Roma ad esempio nei resti sotterranei della Domus Aurea di Nerone (le cosiddette “grotte”).

Arti applicate

Anche per le Arti applicate si potrebbe fare la distinzione fra Primo e Grande Rinascimento ma dobbiamo anche sottolineare come lungo tutto il periodo gli elementi e le forme stesse per lo più non mutano, variando semplicemente la loro elaborazione.

Coro ligneo


Possiamo sicuramente affermare in generale che gli stessi elementi decorativi ed architettonici della grande Arte, sono abitualmente usati nelle varie espressioni delle Arti Minori o Applicate che dir si voglia; dobbiamo poi aggiungere che i grandi artisti autori di grandi capolavori, non disdegnavano lavorare con pari impegno per ornare una pace, o un candelabro, o uno stipo, o dipingere un cofano, un gonfalone o a fornire i disegni per un arazzo o per arredare una stanza o un mobile. Gli artisti rinascimentali ben sapevano che il valore di un’opera non dipende né da soggetto né da dimensioni della stessa, ma dalla maniera e dalla dignità artistica con cui essa è trattata.

Le Corporazioni

All’inizio del Quattrocento gli artisti sono ancora considerati degli artigiani ed inseriti all’interno di Corporazioni che regolavano, con schemi precisi e rigidi, l’attività delle botteghe.
Di solito i pittori, a causa dell’uso dei colori, erano membri dell’Arte degli Speziali; gli scultori iscritti all’Arte dei Maestri di Pietra e Legname; gli orefici, con il fatto che i gioielli si portavano su abiti di lusso, erano inseriti nell’Arte della Seta. Gli architetti non avevano una collocazione precisa all’interno delle corporazioni e a seconda dei loro interessi preminenti, essere iscritti ad una qualsiasi delle Arti suddette.
Dal numero delle botteghe presenti si è in grado, a grandi linee, di stabilire anche il numero degli oggetti d’arte che si potevano produrre in un determinato periodo. Tra il 1410 ed il 1440 a Firenze si registrano 41 pittori ed il loro numero, per altri trent’anni, rimane quasi invariato. Ottantuno erano le botteghe di intaglio in legno; cinquantuno eseguivano lavori decorativi su pietra e su marmo; gli orefici erano presenti con quarantuno attività operative.
Ogni bottega aveva una sua capacità produttiva a seconda del numero degli addetti. Ghiberti per esempio impiegava più di venti persone variamente utilizzate a seconda del loro grado di preparazione; Donatello a Padova aveva una bottega di pari proporzioni. Il lavoro efficiente e ben organizzato stava alla base, allora come oggi, di una impresa produttiva.

Cassone dipinto


Alcune botteghe trovavano specializzazioni precise. Apollonio Giovanni produceva cassoni dipinti in numero di venti all’anno (circa uno ogni quindici giorni). Altro da citare nella produzione di articoli da arredamento è Francesco di Stefano, detto il Pesellino (1422-1457), già collaboratore di Filippo Lippi, che produceva cassoni dipinti, spesso ispirati a soggetti letterari quali il Decameron di Boccaccio o i Trionfi del Petrarca. In questa produzione artistico-artigianale si riscontrano spesso ancora i canoni del Gotico Internazionale con interpretazioni non umaniste dei miti antichi.


Le compagnie che raggruppavano le botteghe vigilavano ed intervenivano per imporre un codice comportamentale collettivo alle aziende affinché la concorrenza tra esse non risultasse un danno per l’intera corporazione. A questo scopo le organizzazioni decidevano la distribuzione delle botteghe sul territorio, ripartivano le commissioni, regolando anche la modalità di partecipazione alle spese o alla divisione dei guadagni. Cosa che si dimostrava utilissima all’or quando committenti anche importanti, ritardavano considerevolmente i pagamenti.
Non era raro che dovendo far fronte a richieste particolarmente impegnative e di scadenza breve, artisti temporaneamente si associassero.
L’alta considerazione che gli artisti ebbero in vita e che toccò punte altissime già dal Trecento, non era certo sminuita dall’appartenenza degli stessi alle varie Arti anche se, come ricordo, le stesse erano considerate manifestazioni di tipo artigianale.

Con il Rinascimento questa concezione cambierà radicalmente: l’artista non è più un artigiano, un lavoratore manuale, è un intellettuale. L’abilità tecnica non è più ritenuta frutto dell’applicazione pratica di una arte meccanica, ma frutto della vocazione personale. Lo studio e l’applicazione potranno quindi solo migliorare ed affinare l’inclinazione e la disposizione naturale del soggetto.

stalli di un coro ligneo


Il Rinascimento sancisce una posizione di indipendenza spirituale dell’artista per cui lo stesso, nonostante tutti i condizionamenti materiali, intende rivendicare il proprio pensiero anche nei riguardi del committente.
Il rinascimento maturo vedrà in Michelangelo una figura emblematica di questo nuovo atteggiamento.

Per quanto riguarda gli arredi liturgici potremo menzionare Organi e Tribune, Stalli, Banchi, Pulpiti con le identiche funzioni già descritte per il periodo precedente ed analoga monumentalità ma con i vari elementi decorativi ispirati dalla classicità greco-romana ed opportunamente rielaborati.

Il mobilio domestico fu nel Rinascimento molto semplice, come nel periodo Gotico, e si riduce ai più indispensabili: letto, tavoli, sedie e cofani, utilizzati questi ultimi per riporvi vari oggetti ed anche come sedili.

Cassone dipinto


I cofani sono generalmente di legno e nella decorazione variamente trattati ovvero: senza decorazione, o scolpiti, intarsiati, dipinti, rivestiti in stucco, di stoffe e altri con destinazioni leggermente diversi dalle ordinarie ricoperti in metallo. Potremo facilmente spesso riconoscere medesime forme e medesima altezza (da 46 a 50 cm.).

I cassoni del 1500 spesso assumono la forma di sarcofago e sono per lo più sorretti da piedi a zampa di leone, mentre quelli quattrocenteschi non hanno alcun sostegno.

Forma a sarcofago e decorazione tipica del cassone rinascimentale

Particolarmente appariscenti sono i cofani decorati a pastiglia; sono costruiti in legno dolce con forme semplicemente riquadrate, ma ornati con motivi assai vistosi, ricordanti motivi arabi. Tali motivi vengono eseguiti con la tecnica dello stucco colato per gli esemplari eseguiti nel 1400, mentre nel 1500 si ricorre alla tecnica dello stampo utilizzando delle forme eseguite in zolfo. Appartenenti soprattutto al ‘400 sono i cofani dipinti; le scene rappresentate a volte sono veri capolavori, fatti anche da grandi artisti.

Cassone ‘500
Cassone intagliato ‘500

Nel 1500 diminuiscono enormemente i cofani dipinti e la decorazione viene realizzata ad intarsio. Troveremo anche cofani ricoperti con stoffe.

Motivo intarsiato a “grottesche”


In misura minore troveremo poi cofani ornati con lamine metalliche che lasciate al naturale oppure stagnate o dorate, lasciavano spesso trasparire al di sotto di decorazione a traforo il rivestimento in velluto di solito di color rosso.

Evoluzione del Cassone con funzione da sedile


Le mostre delle serrature così largamente usate come decorazione nel periodo precedente, tendono a sparire completamente lasciando in vista solo un piccolo foro per la chiave. O addirittura viene eliminata la serratura.

Cofanetto cinquecentesco

Oltre ai cofani il Rinascimento usò spessissimo cofanetti che servivano per deporvi oggetti minuti e preziosi, gioielli, carte, ninnoli di valore. La loro forma e essenzialmente uguale a quella dei cofani o con poche modifiche e sono ornati allo stesso modo anche se si notano spesso proporzioni degli elementi decorativi sensibilmente più grandi rispetto a quelle dei cofani.

Cofanetto cinquecentesco
Cofanetto cinquecentesco

Nelle sale da pranzo abbiamo la presenza di credenze che nelle loro forme essenziali ricordano quelle gotiche arricchite però dai particolari decorativi che già abbiamo fin qui descritto, tipici dell’epoca; nei giorni di festa venivano coperte con tovaglie su cui erano esposti ricchi vasellami d’oro, d’argento, di rame e non ultimi in ceramica con mirabili decorazioni a volte opera di grandi pittori.

I tavoli comuni sia del 1400 che del 1500 non presentano sotto l’aspetto artistico nulla di importante, i più semplici sono composti da tavole sorrette da cavalletti; ciò non toglie che nelle case ricche se ne trovino al contrario di pregevoli. Fonte di ispirazione per gli artisti, soprattutto nel ‘500, furono i “trapezofori”

Sostegno di tavolo a “trapezoforo”

(sostegni di tavolo da esterno) in marmo della Roma antica, le cui forme vengono riproposte nel legno. Detti sostegni sono uniti da due traverse, in basso ed in alto, a volte arricchiti con balaustri o colonnine formanti una galleria. Le forme del piano possono anche essere quadrate o ottagonali sorrette da un solo balaustro centrale o da tre zampe leonine.

Sostegno con zampe leonine

I tavoli del ‘400 quando ricchi sono ornati con intarsi minuti, mentre quelli del ‘500 sono prevalentemente ornati con sculture. Il legno preferibilmente usato è il noce.

Come per i Tavoli anche a riguardo dei sedili, quelli comuni hanno dal punto di vista artistico poca importanza e consistono in semplici panche.


Un sedile molto usato durante il Rinascimento è lo sgabello. Ne troveremo di semplici e di ricchi; spesso sono dipinti a tempera, a olio, a chiaroscuro, con fondi colorati e simulano superfici intagliate o sono direttamente intagliati con motivi a leggero rilievo.

Altro sedile comune del Rinascimento è quello a X o icasse già presente nel periodo Gotico che presenta la particolarità di essere pieghevole e quindi agevolarne un più facile e rapido spostamento nel caso di utilizzo della stessa stanza per altre funzioni quali ad esempio il ballo dopo il banchetto.

Per il medesimo motivo troviamo in quest’epoca anche la massiccia presenza di numerosi sgabelli.
Una sedia invece più massiccia che potremo definire “tipica” di questo periodo in quanto rappresenta una novità non presente in epoche precedenti, è un sedile maassiccio nelle forme e dimensioni, con schienale molto alto e cartelle ricche di decorazione ad intaglio riportanti le solite decorazioni ispirate a Roma antica.

La seduta è rettangolare quasi quadrata e le sezioni dei montanti sono quadrate. Simili a dette sedie sono i Seggioloni ma alquanto più larghi e con braccioli. E’ logico pensare che nelle case ricche cui erano destinate le varie sedute sin qui descritte le più importanti fossero destinate al padrone di casa e agli ospiti di maggior riguardo.

Nel 1400 e nel 1500 troviamo ancora letti alla maniera gotica e cioè pagliericci poggianti sempre su cassoni anche se gli stessi diventano sempre più alti pur mantenendo la possibilità di essere aperti per potervi deporre oggetti; la testiera prende forme grandi e massicce e imita l’architettura dell’epoca.

Frequenti sono i letti parati, con il baldacchino a volte non in stoffa ma in legno ornato con pitture e intagli e talora dipinto. Con il passare del tempo il cassone di base tende a scomparire e il baldacchino o il letto poggerà al limite su una più semplice predella.
Appeso al capoletto si usava tenere uno specchio convesso, era una sorta di talismano o scongiuro allora molto usato contro la iettatura.
Nel 1500 si incominciano a trovare grandi letti in ferro spesso ornati con forme a viticci.

Nelle case del ‘400 molto raramente si trovano esemplari di guardarobe e rari erano gli attaccapanni, poiché i vestiti venivano di solito appesi a una semplice sbarra posta in un angolo della camera. Nel secolo successivo se ne hanno un numero maggiore molto ricchi talora ornati con intagli ma anche con intarsi.

Col tempo si faranno più comuni e si comporranno di due corpi sovrapposti (gli abiti venivano riposti piegati e non appesi, come anche veniva fatto nei cassoni); evoluzione successiva sarà l’armadio come da noi concepito, l’esempio che si può vedere qui sotto a destra appartiene ad un periodo di transizione tra Rinascimento e Barocco ‘600, presumibilmente fine sec.XVI primi XVII.

Lo Stipo è un mobile che nasce nel 1500 e diverrà assai comune nel secolo successivo; serviva per deporvi oggetti antichi a scopo di collezione: gli oggetti di grande proporzione quali statue ecc. erano esposti nelle gallerie, quelli piccoli appunto negli Stipi, prima ancora questi piccoli oggetti erano custoditi nei cofanetti. Lo Stipo generalmente è collocato sopra ad un tavolino e lo possiamo anche definire un cofanetto di maggiori dimensioni, munito di cassettini, piccoli vani spesso chiusi da ante e magari con congegno segreto di apertura. Faremo meglio conoscenza di questo particolare tipo di mobile nel capitolo successivo riguardante il barocco seicentesco.

Per ultimo ma non in ordine chiaramente di importanza intendo dare un cenno sulla forma e decorazione delle Cornici mobili. Di seguito propongo una serie di opere di alta qualità che appunto per la loro importanza esecutiva e progettuale hanno, nel tempo, ottenuto rispetto da parte dell’uomo e quindi uno “status” più favorevole in ordine alla buona conservazione delle stesse.

Metà del ‘400 – Bottega Filippo Lippi
Metà del ‘500

Come già sperimentato nei numerosi corsi da me tenuti nel corso degli anni intendo utilizzare appunto le Cornici alla fine di ogni periodo stilistico quale forma di sottolineatura particolare dello Stile trattato e di conseguenza di utile ripasso.

Madonna – Sebastiano Mainardi (1466-1513) Firenze Palazzo Vecchio
Primo quarto del XVI sec. Volterra Pinacoteca Comunale

Ove possibile saranno indicate le date di esecuzione allo scopo di evidenziarne l’evoluzione decorativa nel tempo; prego notare come dalla seconda metà del ‘500 si vengano sempre più affermando motivi decorativi che saranno poi tipici del secolo successivo.

Primo quarto del XVI sec. Roma Galleria Borghese
Ultimo quarto del XV sec. Trapani – Museo Regionale Pepoli
Prima metà del XVI sec. Milano Pinacoteca Il Castello
Inizio XVI se. Bologna Pinacoteca Nazionale
‘500 Seminario Vescovile, Siena
Metà del XVI sec. Venezia San Giovanni in Bragora

seconda metà del XVi sec. Padova Museo Civico
Seconda metà del XVI sec. Brescia Pinacoteca Tosio
Seconda metà del XVI sec. Atri Museo Capitolare
Seconda metà del XVI sec. Bologna, Museo di Palazzo Pepoli

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