Doratura a guazzo

La doratura a guazzo è uno dei metodi più antichi per l’applicazione della foglia oro zecchino, della foglia argento e – meno frequentemente – della foglia imitazione.

La doratura a guazzo è il procedimento che riguarda la doratura del legno; è di questo metodo che parleremo diffusamente.

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La doratura a guazzo è uno dei metodi più antichi per l’applicazione della foglia oro zecchino, della foglia argento e , più raramente, della foglia imitazione. Una tecnica secolare tramandata da artigiano ad artigiano è arrivata fino ai nostri giorni sostanzialmente identica a come veniva realizzata alle origini dell’arte della doratura. Infatti il procedimento della doratura a guazzo è rimasto uguale a se stesso fin dai tempi più remoti. L’ unico intervento della moderna tecnologia, riguarda la laminatura dell’oro, non più eseguita a mano dai “battiloro”, ma ottenuta industrialmente.

Il suo nome, “guazzo”, deriva dall’utilizzo dell’acqua e dei suoi composti sia nella preparazione del fondo che nell’applicazione della foglia.

Si ricorre a questa tecnica soprattutto nel restauro della doratura, quando è necessario integrare parti mancanti o danneggiate di mobili, cornici e manufatti d’epoca. È particolarmente indicata anche per la realizzazione di repliche fedeli di oggetti antichi.

A differenza della tecnica di doratura a missione, solo col la doratura a guazzo è poi possibile brunire realizzando una decisa alternanza di aree lucide e opache per enfatizzare la lucentezza della decorazione.

Tra i suoi principali impieghi ricordiamo: Cornici in legno, Icone, Restauro di dorature su mobili, cornici e manufatti.

Questa tecnica può essere applicata ai solo oggetti che saranno poi collocati in ambiente interno.

Questa è una tecnica laboriosa, di pazienza e precisione, prerogative che si acquisiscono solo con l’esperienza. Tuttavia, dopo avere acquisito le informazioni basilari, ci si può mettere alla prova ottenendo inizialmente discreti risultati.

Prodotti per la doratura
  • Oro in foglia: si tratta di oro in foglia ottenuto oggi industrialmente tramite deformazione a caldo. Dalla lavorazione si ottengono lamine di 60 mm e spessore 0,3 mm. Ogni pezzo così ricavato viene impilato alternativamente con fogli di carta. Ogni pila viene poi posizionata tra due strati di pelle animale e poi sottoposta a 3 o 4 cicli di battitura fino ad ottenere lamine dello spessore richiesto. Viene acquistato in libretti. La foglia è talmente sottile che non può essere toccate con le mani ma solo con appositi strumenti.
  • Gesso di Bologna: (detto anche Bianco di Meudon o di Spagna, gesso a oro o marcio). Si tratta di solfato di calcio idrato. Ha una morbidezza al tatto unica, data dalla finezza della grana di cui e composto. Non va mai fatto bollire per evitare la formazione di grumi che sono dannosi alla plastica compattezza dell’insieme. Va pertanto sciolto con il sistema del bagnomaria. Si conserva in un luogo asciutto, teme l’umidità.
  • Colla di Coniglio: (detta anche colla Lapin o totin o da doratore). Si ottiene dalla pelle di animali quali gatti, conigli, lepri che viene immersa in un bagno di acqua di calce. Era conosciuta ancor prima della colla a caldo da falegname e, rispetto a quest’ultima, ha una tenacia inferiore. Ciò la rende ideale per la delicata preparazione dell’ingessatura. La proporzione tra colla ed acqua deve essere di 1 a 8 e va sciolta in bagnomaria. Si usa calda ma non bollente. Va conservata in un barattolo di vetro chiuso.
  • Colla di pesce: (ittiocolla) si ricava dalla vescica natatoria di alcune specie di pesci quali storioni ed affini. Si trova in commercio sotto forma di scaglie che vanno lasciate in acqua per circa 24 ore prima dell’uso. Dopo aver fatto decantare l’acqua in eccesso si scioglie la colla a bagnomaria. A differenza delle altre colle non aumenta di molto il suo volume. Va usata solo per far aderire la foglia d’oro al bolo.
  • Bolo Armeno: è un’argilla particolare che serve da base all’oro. È facile notarlo nelle vecchie dorature, nei punti in cui l’oro si è consumato.
Bolo rosso, giallo e nero (immagine tratta dal sito (Zecchi prodotti)

Può essere di tre colori: color terra rossa (bolo rosso), color terra di Siena naturale (bolo giallo) e color nero (bolo nero). Va sciolto a bagnomaria con colla di coniglio precedentemente preparata (300 gr. di bolo in 900 ml. di colletta), in modo da raggiungere una consistenza leggera. Va passato con un pennello morbido in martora o in vajo, con una sola pennellata leggera.

Strumenti per la doratura

Di seguito viene riportata una descrizione degli strumenti specifici per la tecnica della doratura a guazzo.


Strumenti per la doratura
  • Cuscino da doratore: Serve ad adagiare la foglia d’oro per poi tagliarla nella misura necessaria. E’ possibile costruirselo da soli : si ricopre su di un lato una tavoletta di cm 25x 18 con del cotone idrofilo. Si riveste il tutto con alcantara facendo attenzione a non creare pieghe o avvallamenti.
  • Coltello da doratore: si usa per tagliare la foglia d’oro. La lama non deve essere toccata con le dita, in tal caso va sgrassata con dell’alcool. Ogni tanto va affilata con carta abrasiva finissima. Non va mai fatta toccare con altre parti in metallo per non creare dei “denti” sul filo della lama. Non deve tagliare la pelle del cuscino, altrimenti vuol dire che l’affilatura è stata fatta in modo errato (eccessivo). È utile anche per prelevare la foglia dal libretto e portarla sul cuscinetto.
  • Pennellessa da doratore: realizzata in morbidissimo pelo di vajo, serve per prendere la foglia d’oro, precedentemente tagliata, e stenderla sulla superficie da dorare.
  • Brunitoio: conosciuto anche come Pietra d’Agata è uno strumento che serve a comprimere l’oro una volta asciutto il bolo sottostante.
Brunitoi (immagine tratta dal sito (Zecchi prodotti)
Brunitoi (immagine tratta dal sito (Zecchi prodotti)

È composto dal manico ed una pietra d’agata (con superficie estremamente liscia). Tramite questa operazione (detta anche brunitura) si fissa e si lucida la foglia che diventerà un tutt’uno con la base di gesso e bolo. È l’operazione finale della lavorazione e anche la più soddisfacente.

Tecnica della Doratura a guazzo

Le difficoltà dell’operazione consistono nell’abilità dell’artigiano, nel rispetto dei tempi di esecuzione e nelle condizioni ambientali  in cui si lavora: l’ambiente non deve essere  polveroso e non si devono aver fatto recentemente lavori che abbiano causato la sospensione di polvere nell’area. Di fondamentale importanza, come vedremo subito, è che la superficie da dorare sia perfettamente pulita e sgrassata.

Le fasi della doratura possono essere divise in:

  • Preparazione del Fondo
  • Preparazione del Bolo
  • Applicazione della foglia d oro
  • Brunitura
Preparazione del fondo: Imprimitura, gessatura o apprettatura

Prodotti e Strumenti:

  • Colla di coniglio da diluire in acqua
  • Pennello morbido
  • Gesso di Bologna

La preparazione del fondo che serve ad accogliere l’oro deve essere accurata: da questa dipenderà la buona riuscita di tutto il lavoro.

Imprimitura

Si mette innanzitutto la colla lapin (colla di coniglio) nella pentolina del bagnomaria insieme con acqua (1 parte di colla e 8 di acqua) lasciando riposare per circa 12 ore, affinché la colla assorba l’acqua. Poi si scalda bene a bagnomaria assicurandosi che la colletta non bolla. Una volta che la colla calda si tutta disciolta, si cola attraverso un colino per eliminare eventuali grumi.

A questo punto si passa la colletta sul legno che deve essere pulito, asciutto e privo di polvere. Questa  prima mano si chiama “imprimitura“.

Gessatura o apprettatura

La gessatura si effettua dopo almeno 2 ore dalla applicazione della colletta.

Ricetta per la preparazione del gesso

Il gesso “liquido” per la gessatura si prepara aggiungendo il gesso setacciato alla colla calda. Va aggiunto gradatamente spargendolo in senso orario nel contenitore senza mai mescolare per evitare che il composto inglobi bolle d’aria che avrebbero poi l’effetto di formare dei piccoli crateri nel gesso asciutto.

Non c’è una quantità precisa di gesso, è pronto quando la colla è satura. Ovvero quando si vede che il gesso non viene più inglobato nella colla.

Il livello si può controllare immergendo fin dall’inizio un bastoncino nel contenitore, su di esso rimarrà attaccato il gesso indicandoci il livello a cui siamo arrivati.

Applicazione del gesso

Il gesso va tenuto sempre caldo ma non deve mai bollire e deve avere la giusta consistenza per essere steso con un pennello in uno strato omogeneo e non troppo spesso.

Doratura a guazzo: stesura del gesso
Doratura a guazzo: stesura del gesso (foto: Giusto Manetti)

Dopo la stesura di ogni mano, lasciar asciugare il gesso e levigare la superficie con carta abrasiva a grana grossa così da eliminare tutte le imperfezioni. Procedere in questo modo fino a quando la superficie non sarà omogenea e ben levigata.

Ripetere l’applicazione del gesso almeno per 5 mani.

Una volta terminata e asciugata l’ultima mano, è importante rifinire la superficie con un raschietto per ricreare gli spigoli vivi da dorare, facendo però attenzione a non asportare la gessatura. Per la levigatura finale si suggerisce di utilizzare carte abrasive progressivamente sempre più fini in modo da ottenere una superficie perfettamente liscia.

Lo scopo di questa operazione di preparazione del fondo (detta anche apprettatura), è quella di isolare il legno dalla foglia d’oro preparando un fondo liscio ed omogeneo, adatto a riceverla.

Prima di procedere alla fase successiva, detta bolatura, può rendersi necessario stendere sulla superficie di gesso levigata una mano di composto ottenuto mescolando e scaldando colla di pesce (o di coniglio) con acqua. Alla miscela calda andrà aggiunta una punta di bolo giallo in pasta.

A questo punto si passa alla applicazione del Bolo.

Applicazione del Bolo

Prodotti e Strumenti:

  • Colla di coniglio per la preparazione della colletta
  • Bolo in pasta
  • pennello di martora

Il bolo è una pasta d’argilla fondamentale per la tecnica della doratura a guazzo. Da una parte ha la funzione di collante per la foglia oro zecchino o argento, dall’altra, essendo disponibile in vari colori, permette di conferire toni diversi alla doratura. La foglia oro risulterà più calda se si utilizza un bolo rosso, mentre avrà un tono più pallido con il bolo giallo. Per la foglia argento vengono utilizzati soprattutto il bolo nero o il bolo bianco, perfetto per ottenere un effetto di maggiore brillantezza. Mescolando e applicando boli di colore diverso nelle diverse zone della doratura, sarà inoltre possibile, conferire effetti e tonalità differenti a diverse parti dello stesso lavoro. L’utilizzo del bolo permette infine di effettuare la lucidatura finale, detta brunitura, tipica esclusivamente della doratura a guazzo.

Prima di procedere alla fase successiva, detta bolatura, può rendersi necessario stendere sulla superficie di gesso levigata una mano di composto ottenuto mescolando e scaldando colla di pesce (o di coniglio) con acqua. Alla miscela calda andrà aggiunta una punta di bolo giallo in pasta.

Ricetta per la preparazione del Bolo

Il bolo in pasta deve essere mescolato con un collante prima di essere applicato. Si prepara preliminarmente un composto di colla di coniglio e acqua, nella misura indicativa di 1 parte di colla ogni 10 parti di acqua, si lascia riposare per circa 2 ore e si scalda a bagnomaria, facendo attenzione che non bolla. Successivamente si mescola la colletta risultante con il bolo in pasta nella proporzione di 3 parti di colletta ed 1 parte di bolo, in modo da ottenere un composto semiliquido, ma non troppo acquoso.

Doratura a guazzo: stesura del bolo
Doratura a guazzo: stesura del bolo (foto: Giusto Manetti)

Il bolo va allungato con la  colla di coniglio fino a che non prende una consistenza leggera, tipo latte, ma senza esagerare.

Applicazione del Bolo

Va passato caldo sulla superficie del gesso con una pennellata decisa e leggera, senza lasciare striature. Si consiglia di utilizzare un pennellino di martora o comunque molto morbido. Se il bolo è diluito nella giusta proporzione basta anche una sola passata (non si deve vedere il fondo bianco del gesso), altrimenti dopo circa 4 ore si può passare una seconda mano, cercando di non aumentare di troppo lo spessore dello strato che porterebbe ad un inevitabile distacco dell’oro e del bolo in fase di brunitura. (Si faccia in proposito molta attenzione agli accumuli di bolo nelle cavità degli intagli o negli angoli delle cornici da dorare).
Il modo migliore di vedere se il bolo e sufficientemente asciutto, consiste nel passare leggermente , con la parte superiore dell’unghia, per vedere se si lucida in un angolo nascosto. Solitamente la completa asciugatura avviene in poche ore, dipende comunque dall’ umidità dell’ambiente e dalla stagione dell’anno in cui si lavora.
Una volta constatato il grado di asciugatura del bolo si inizia la penultima fase, la più emozionante, la posa in opera dell’oro in foglie.

Un Video sulla tecnica della doratura a guazzo: dalla preparazione del fondo alla stesura del bolo

Vi propongo il seguente video, dove viene presentata la prima parte della Tecnica della doratura a guazzo dalla preparazione del fondo alla stesura del bolo. Sebbene la descrizione è applicata a decorazioni architettoniche a stucco con qualche variazione rispetto a quanto sopra descritto, tuttavia ritengo possa aiutare a comprendere meglio questa affascinante tecnica.

Didattica Conservazione e restauro SUPSI – Tecniche storiche: la doratura a guazzo – Preparazione del fondo e stesura del bolo
Applicazione della foglia d’oro zecchino o argento

Strumenti:

  • Colla di pesce
  • Pennello a setole morbide
  • Pennellessa in pelo di vajo
  • Bombasino in pelo di vajo o batuffolo di cotone

Si comincia col preparare la colla di pesce che va messa a bagno e poi scaldata a bagnomaria nella proporzione di una parte di colla e 10 di acqua. La colla va passata delicatamente sul bolo con una sola passata altrimenti il bolo può rinvenire e sciogliersi.
Prima che la colla venga assorbita si prende la foglia d’oro necessaria con il pennello da doratore e si accosta al pezzo in lavorazione. E bellissimo vedere come la colla attiri la foglia a sé, per effetto elettrostatico. Si procede in questo modo fino alla completa applicazione dell’oro.

Doratura a guazzo: applicazione della foglia ora
Doratura a guazzo: applicazione della foglia oro (foto: Giusto Manetti)

Per applicare la foglia, aprire delicatamente il libretto: si effettua una leggera pressione con il coltello su un angolo del libretto che in questo modo si alzi e si solleva foglio per foglio dallo spigolo. La foglia d’oro va presa sempre il coltello passandolo sotto e adagiata molto delicatamente sul cuscinetto.

A questo punto si può tagliare in pezzi più   piccoli sia per agevolarne la presa, sia per seguire al meglio le parti da dorare.

Qualche consiglio per l’applicazione :

  • tenete con la mano sinistra la colla e nella destra il pennello con l’oro;
  • procedere con metodo facendo pezzi uguali a misura per una stessa curva della superficie;
  • non bagnare troppo il bolo con la colla;
  • evitare qualsiasi spiffero d aria;
  • se il pennello da doratore non attira a se la foglia, passatelo di tanto in tanto  sul viso o sui capelli  (il viso ha sempre un leggero velo di grasso sufficiente mentre un batuffolo imbevuto di olio sarebbe troppo unto per questo scopo);
  • dimenticare il tempo (mai lavorare in fretta );
  • le foglie vanno sovrapposte x circa 2 mm;
  • attenzione sugli angoli dell’intaglio ( va prima dorata una parte poi l’altra per non creare un ponte con la foglia che altrimenti si strapperebbe nello spigolo);
  • non toccare mai l’oro con le dita anche dopo l’applicazione finche non sia perfettamente asciutta la base;
  • eventuali ritocchi o parti mancanti vanno reintegrate dopo l’essiccazione facendo attenzione a non trasbordare di molto con la colla (perché, sull’oro preesistente, una volta asciutta lascerebbe una strisciata bianca ).
  • si lascia riposare il lavoro per  una nottata.
  • un consiglio vedere se il bolo e asciutto nuovamente e quello di alitare sulla superficie dorata. L alone se la base e ancora fresca rimarrà a lungo mentre invece dovrebbe esitare un paio di secondi per poi scomparire.
Brunitura

Ed eccoci all’ultima (ma pur sempre affascinante) fase della doratura: la brunitura con pietra d agata.
Rende lucido e perfettamente liscio l’oro che finora non brillava. Ha anche la funzione di accorpare l’oro con forza alla base sottostante. Si lucida perché con la pressione le particelle di colla contenute nel gesso e nel bolo vengono spianate meccanicamente.
Il brunitoio va passato sulle parti in aggetto con una pressione costante, in diverse direzioni e, a lavoro ultimato, non si devono  vedere i vari movimenti.
Prima di passarlo va “scaldato” in una pezza di lana strofinandolo velocemente. L ideale sarebbe possedere un brunitoio opportunamente sagomato per ogni tipo di curva che la doratura effettua, ma non sempre ciò e possibile.
A questo punto si può ammirare il lavoro ultimato. Alcuni doratori passano una leggera gommalacca decerata per proteggere la superficie dalla corrosione. Personalmente preferisco lasciare l’oro in evidenza così com e anche perché il bello della doratura e proprio il riaffiorare del bolo in trasparenza, dovuto allo spolveramento della superficie nel tempo.

Per invecchiare la nuova doratura ci sono tanti metodi.

Consiglio vivamente a chi deve restaurare un pezzo vecchio di non procedere come descritto  ma con l’oro in conchiglia che permette di mascherare meglio l’intervento (l applicazione dell’oro in foglia sarebbe troppo evidente su una superficie d oro antico).

Un Video sulla tecnica della doratura a guazzo: applicazione della foglia oro zecchino e invecchiamento

Vi propongo un secondo video, dove viene presentata la seconda parte della Tecnica della doratura a guazzo dall’applicazione della foglia, brunitura e invecchiamento. Sebbene la descrizione è applicata a decorazioni architettoniche a stucco con qualche variazione rispetto a quanto sopra descritto, tuttavia ritengo possa aiutare a comprendere meglio questa affascinante tecnica.

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