Fortepiano a coda, marca Tomaschek

Domanda

Egregio Stefano Rogledi,
posseggo un fortepiano a coda, marca Tomaschek “in Wien”, numero 2084.
Esteticamente è pressochè in perfette condizioni, con la scritta sul copritastiera in madreperla e, secondo un antiquario che l’ha visto, dovrebbe essere in “piuma di noce” con intarsi in bosso. L unico difetto estetico, è che manca uno dei portacandela situati a fianco del reggi-spartito.
La meccanica è funzionante, anche se non revisionata ormai da qualche anno.
Penso che dovrebbero essere sistemati i pedali, ma come tastiera va bene: il ritorno è veloce, e l’unico problema è che a volte qualche tasto s incastra, temo per l’umidità della taverna in cui alloggia (Dimenticavo di dirle che non sono un totale profano di pianoforti, in quanto sto preparando l’ottavo anno).
Volevo sapere: di che anno dovrebbe essere? Quanto può valere?

Grazie e cordiali saluti

Federico


 Risposta

Gentile Fedrico,
il suo strumento è dell’anno 1865 circa.
Sembrerebbe in discrete condizioni generali. Dalle foto non riesco a scorgere particolari rilevanti come il somiere, parti della struttura,caviglie ecc..
Io ne posseggo uno, opus 1656, di qualche anno più anziano quindi.

Il valore non è particolarmente rilevante, anche perchè il marchio è ben presente in Italia. I Tomaschek sono afflitti da pecche progettuali-costruttive abbastanza importanti e presenti su tutto l’arco della produzione.

Un consiglio a mio avviso fondamentale: le taverne sono belle ma sono anche il luogo meno indicato per custodire i pianoforti, in quanto di solito molto umide (anche se non ce ne accorgiamo.
Si doti di un IGROMETRO (affidabile) e lo sistemi nei pressi dello strumento: dal 50 ai 60 % di umidità relativa dell’aria si può star tranquilli. Se maggiore, occorre un deumidificatore con termostato di regolazione automatica (si accende e spegne autonomamente una volta impostato. La regolazione va attuata basandosi appunto sui parametri che ci indicherà l’igrometro). Ormai se ne trovano in commercio numerosi modelli.
Ho effettuato spesso restauri di strumenti permanenti in luoghi simili e tutti con lo stesso problema (scollature varie di parti strutturali, malfunzionamenti meccanici, corde ossidate ecc..)

Auguri per i suoi studi dunque.

Cordiali saluti,
Stefano Rogledi 

 

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