La scagliola: storia tecnica e restauro

 
L’ arte della scagliola: dove, come, quando nsce

Il passaggio dal tardo rinascimento al barocco avviene gradualmente a partire dalla fine del cinquecento, per essere compiuto pienamente nella seconda metà del seicento.
Tra le più importanti caratteristiche dello stile che si viene affermando c è la ricerca di forme sempre più mosse e dinamiche.

Il periodo culturale della Controriforma – il Concilio di Trento inizia nel 1545 – porta, insieme alla riforma religiosa in senso stretto, innovazioni in ogni espressione dell’arte sacra. Sulla linea della riaffermazione del primato della Chiesa romana, è infusa una nuova solennità alle opere d arte: ora si ricerca la monumentalità, il gusto scenografico e ricco. Anche se si cominciano a costruire nuove chiese a partire dai grandi centri, le zone periferiche non rimangono a lungo indifferenti, anzi spesso rispondono al richiamo dell’innovazione con un fiorire di espressioni locali. Le novità non si limitano ai beni ecclesiali ma i canoni artistici nati nella Controriforma vengono assimilati anche dall’arte “profana”; e questo è facile da capire se si pensa a quanto la Chiesa fosse centro di potere politico e indirizzo culturale, al di là del dato religioso.


Nel museo civico di Carpi è conservato il ritratto di Guido Fassi all’età di trentadue anni, sul quale vi si legge la scritta “Guido Fassi da Carpi inventore dei lavori in Scagliola colorita e macchinista 1616”. Anche se non si può attribuire con certezza la paternità al Fassi, questa è la prima testimonianza documentabile dove si specifica l’invenzione della tecnica.
Guido Fassi (1584-1649): di lui sappiamo che era un artista poliedrico, attivo nel campo dei progetti edili, dell’ingegneria, idraulica, meccanica, e tutte le attività che richiedevano una dimestichezza con il materiale edilizio (in particolare lo stucco).
Ci sono rimaste testimonianze del lavoro in scagliola del Fassi, in particolare alcune ancone, dalle quali possiamo dedurre come in questo periodo la tecnica sia ancora legata all’imitazione del marmo (quindi è ancora un surrogato di materiali troppo costosi) e usata con una plastcità che fa riferimento in modo particolare all’architettura.

L unico precedente nell’uso di questa tecnica è di alcune maestranze locali di Austria e Germania. In particolare gli esempi più precoci sono quelli bavaresi: è documentata, purtroppo solo “sulla carta”, nel 1591 l’attività di uno stuccatore, che eseguiva piani di tavolo decorati con stucchi colorati.
Inoltre nella Residenz di Monaco sono presenti innumerevoli esempi dell’uso di scagliola con funzione decorativa, realizzati dalla famiglia Pfeiffer, dal 1607 al 1612. I disegni e l’apparato decorativo sono ispirati e talvolta imitazione di quelli fiorentini in commesso di pietre dure.

E’ difficile supporre una influenza reciproca tra il Fassi e la famiglia Pfeiffer, considerata la quasi contemporaneità delle loro attività; gli ultimi studi (A.Garuti, La scagliola: arte dell’artificio o della meraviglia, 1990) tendono a preferire l’ipotesi di un percorso analogo compiuto, in Baviera poco prima che a Carpi, sulla base comune della sperimentazione.  

 

  Ancona dell'Immacolata, 1633, Carpi Chiesa di San Niccolò.
Foto 1: Ancona dell’Addolorata, 1629, Carpi, Chiesa Cattedrale Foto 2: Ancona dell’Immacolata, 1633, Carpi Chiesa di San Niccolò.

 

 

Fassi ci ha lasciato due esempi di imitazione marmorea molto raffinati.
I paliotti dei due altari sono stati realizzati da Giovanni Gavignani circa un trentennio dopo.

  

     

Foto 3: Vista d insieme e particolare delle decorazioni della Residenza di Monaco: una precoce scagliola decorativa di ispirazione del rinascimento italiano (fine 500).

 

 


 All'interno del palazzo della residenza di Monaco si trova la Reiche kapelle (cappella ricca), 1607-1630. Notevole apparato decorativo ad imitazione dell'intarsio marmoreo fiorentino.  Particolare del periodo finale della lavorazione (1625- 30)
Foto 4: All’interno del palazzo della residenza di Monaco si trova la Reiche kapelle (cappella ricca), 1607-1630. Notevole apparato decorativo ad imitazione dell’intarsio marmoreo fiorentino. Foto 5: Particolare del periodo finale della lavorazione (1625- 30)

 

 

L’evoluzione

Dalla zona di nascita, a Carpi, in pochi decenni la scagliola si diffuse in Emilia Romagna e nel Nord Italia, facilitata dai frequenti spostamenti delle maestranze specializzate in campo edile. Un polo di produzione delle scagliole divenne la valle Intelvi, vicino al lago di Como. Presso la parrocchia di S.Stefano a Gottro sono conservate le prime opere in scagliola documentate del Nord Italia, realizzate nel 1664 da don Carlo Belleni.
A Napoli, maestranze locali ci hanno lasciato importanti testimonianze nei paliotti dell’abbazia di Padula (fine XVII sec.).

 


 Chiesa parrocchiale di Gottro.  Paliotto dell'altare maggiore, opera di don Carlo Belleni
Foto 6a:Chiesa parrocchiale di Gottro. Foto 6b: Paliotto dell’altare maggiore, opera di don Carlo Belleni

 

 

L’ uso diffuso della scagliola in alcuni centri periferici all’inizio del secolo XVII, è da attribuirsi alla facile reperibilità delle materie prime, al loro basso costo e alla facilità di lavorazione. Quasi da subito però quest’arte minore si presta a piccole, isolate, manifestazioni di stravaganza e a più azzardate sperimentazioni rispetto all’arte maggiore della lavorazione marmorea.

Parallelamente alla grande produzione sacra, soprattutto di paliotti e di ancone d altare, si sviluppa l’uso della tecnica applicata a mobili e manufatti d uso “domestico” di rappresentanza; ciò avviene spesso per mano dei medesimi artisti. Attraverso alcuni grandi scagliolisti carpigiani è possibile ricostruire una piccola storia del percorso artistico che giunge fino alla metà del XVIII secolo.

 

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