L’ARTE DEL MINIARE: introduzione

Fonte: Francesca Cristini

Un’indagine più accurata sui metodi di esecuzione e della tecnica utilizzata per la realizzazione delle opere d’arte, ci permetterebbe di capirle ed apprezzarle pienamente.


Quando ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte siamo attratti dalla sua bellezza, da ciò che rappresenta, dall’artista che l’ha creata, mentre in maniera frettolosa sorvoliamo sulla tecnica utilizzata per realizzarla, eppure, specialmente per i manufatti delle epoche passate, un’indagine più accurata sui metodi di esecuzione ci permetterebbe di capirli ed apprezzarli pienamente. Ai nostri giorni siamo abituati ad avere a disposizione una quantità infinita di materiali già pronti per esprimere al meglio le nostre capacità, ma non è sempre stato così! Le materie grezze dovevano essere lavorate e preparate per essere impiegate in ambito artistico e solo chi aveva determinate competenze, apprese nel tempo, poteva dedicarsi a tali procedimenti.

L’ARTE DEL MINIARE – il miniatore – particolare della realizzazione di un capolettera miniato – corsi di arte antica –  foto Ianua Temporis
L’ARTE DEL MINIARE – esempi di miniature – copie realizzate da Francesca Cristini  –  foto Ianua Temporis

In una serie di articoli cercherò di raccontarvi tutto quello che si nasconde dietro l’arte del miniare iniziando con una breve parte introduttiva della materia per poi proseguire attraverso un’analisi dettagliata delle fasi lavorative del miniaturista medievale.

Prima di procedere nell’esposizione due righe di presentazione: sono Francesca Cristini, acquarellista, grafico pubblicitario e docente dei corsi di Arte Antica. Iniziativa nata su progetto dell’Associazione Culturale Ianua Temporis di Genova, di cui faccio parte, con l’obiettivo di divulgare le tecniche medievali della tempera all’uovo, della miniatura e della calligrafia.

FASI DEL LAVORO DEL MINIATURISTA – il disegno
copia realizzata da Francesca Cristini
FASI DEL LAVORO DEL MINIATURISTA – stesura dell’asiso copia realizzata da Francesca Cristini

Nel Medioevo produrre libri comportava una certa complessità nell’organizzazione del lavoro. Una volta scelto il testo e stabilito il formato e l’impaginazione, si provvedeva  alla preparazione della pergamena con la piegatura, il tracciamento delle linee guida e la definizione dei fascicoli, dopodiché si procedeva con la scrittura. Se vi erano delle decorazioni si tracciava il disegno, si preparavano i materiali pittorici e si eseguiva la miniatura. L’opera veniva ultimata con la rilegatura.

FASI DEL LAVORO DEL MINIATURISTA – applicazione dell’oro copia realizzata da Francesca Cristini
FASI DEL LAVORO DEL MINIATURISTA – definizione delle aree cromatiche copia realizzata da Francesca Cristini

Grazie alle competenze tecniche ed artistiche e alla quasi totale indipendenza nella produzione dei materiali, nell’alto Medioevo la realizzazione dei codici fu pressoché  un monopolio monastico. Con l’emergere della civiltà urbana e lo sviluppo delle università, dalla fine del XII sec. la produzione del libro si sposta anche fuori dal monastero diventando un mestiere esercitato da professionisti che lavorano su commissione. Ad essi si affiancavano artigiani specializzati nella produzione delle pergamene e delle lamine d’oro oltre a botteghe addette alla commercializzazione di materiali per la produzione artistica come ad esempio gli speziali.

FASI DEL LAVORO DEL MINIATURISTA – qualificazione dei passaggi tonali (chiari/scuri e mezzitoni) – copia realizzata da Francesca Cristini
FASI DEL LAVORO DEL MINIATURISTA – realizzazione dei dettagli decorativi e stesura della vernice protettiva – copia realizzata da Francesca Cristini

Le figure preposte alla lavorazione dei codici erano sostanzialmente due: il copista e il miniaturista. Al primo era affidato il compito di trascrivere il testo, mentre il secondo completava l’opera arricchendola con la parte decorativa che poteva essere costituita da:

  • capolettera realizzati a penna o pennello
    • iniziali istoriate o figurate
    • monogramma a piena pagina
    • cornici
    • illustrazioni esplicative del testo

L’arte del decorare le pagine venne definita “miniare” che deriva dalla parola minium, con cui era chiamato il cinabro (colore rosso vivace a base di solfuro di mercurio) usato per dipingere le iniziali degli antichi codici. Altro termine adoperato era “alluminare” (utilizzato anche da Dante nel Purgatorio) cioè “dare l’allume”, ossia dipingere con lacche alluminate ottenute dalla reazione chimica dell’allume di rocca con alcune materie coloranti vegetali.

Grazie alle fonti dirette, rappresentate dai manoscritti miniati rimasti incompiuti e indirette, costituite dalle ricette riportate dai trattatisti medievali, è possibile ripercorrere le fasi esecutive che si celano dietro all’opera finita.


Il documento più completo ed esauriente sulla tecnica della  miniatura è:

  • il “De Arte illuminandi”, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, composto sul finire del 1300 da autore anonimo, forse un monaco miniaturista napoletano.
Caffaro e continuatori, Annales Genuenses, Archivio di Stato di Genova, Manoscritti rientrati dalla Francia, 2

Altri manoscritti a cui farò riferimento sono:

  • “De clarea” manuale medievale risalente al XI secolo, conservato a Berna e composto da XV capitoli che illustrano in maniera accurata la lavorazione della chiara dell’uovo oltre ad alcune indicazioni sulla mistura dei colori
  • “Liber de coloribus qui ponuntur in carta”, breve trattato del XIII sec. dedicato alla preparazione dei colori per miniare, conservato alla Biblioteca Nazionale di Torino.
  • “Liber colorum secundum Magistrum Bernardum quomodo debent distemperari et temperari et confici”, trattato duecentesco per lo stemperamento e la preparazione di pigmenti e materiali ausiliari destinati alla tecnica della miniatura. Il testo, interamente o parzialmente, è presente in tre manoscritti, uno conservato alla Biblioteca Ambrosiana (ms. D437 inf.), un altro alla Bodleian Library di Oxford (ms. 128 – Canonici), infine il terzo alla Biblioteca Estense di Modena (ms.a T.7.3)
  • “Il libro dell’arte” di Cennino Cennini pur non dedicando molto spazio alla miniatura, rimane comunque un documento fondamentale per ricostruire gli aspetti tecnici della pittura italiana del ‘300. 

Prescindendo dall’evoluzione stilistica, la tecnica della miniatura mantenne pressoché immutati nei secoli i procedimenti fondamentali; essi possono essere suddivisi in quattro fasi principali:

  • prima fase: “il disegno”
  • seconda fase: “ la stesura dell’oro o dell’argento”
  • terza fase: “la qualificazione cromatica”
  • quarta fase: “l’applicazione di una strato protettivo”

Nei prossimi articoli analizzeremo in maniera accurata ognuna di queste fasi cercando di acquisirne tutti i segreti.


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One thought on “L’ARTE DEL MINIARE: introduzione

  • Ottobre 16, 2020 in 1:09 pm
    Permalink

    SCRIVO DA GENOVA E SONO DANIELA,
    STO SEGUENDO UN CORSO DI FRANCESCA,
    SULLE’ ICONE, E MI TROVO MOLTO BENE… E’ MOLTO PAZIENTE E CI SPIEGA BENE.. SON CONTENTA…!!!
    ………………………….

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